Articolo Pubblicato il 26 luglio, 2019.

Un po’ meglio rispetto al 2017, ma sulle strade resta un bollettino di guerra, soprattutto per le categorie più deboli, e l’obiettivo Europa 2020 –  abbattere cioè del 50% il totale delle vittime entro l’anno prossimo – è ancora lontanissimo e irraggiungibile: la riduzione media annua dei morti sulle strade in Italia è stata pari soltanto al 2,6% nel periodo 2010-2018, troppo poco.

 

Il rapporto Aci-Istat: vittime, incidenti e feriti in calo, ma troppo lieve

Giovedì 25 luglio 2019 è stato presentato l’annuale rapporto Aci-Istat sugli incidenti stradali avvenuti in Italia nel 2018, diffuso proprio alla vigilia dell’esodo estivo 2019, uno dei periodi più a rischio.

I dati definitivi, come evidenziato dalle prime rilevazioni, hanno registrato un calo di incidentalità e mortalità sulle strade italiane: -1,6% i morti, che tuttavia rimangono un tributo di sangue inaccettabile per un Paese Civile (3.325 vittime, contro le 3.378 del 2017), -1,5% gli incidenti (172.344 rispetto ai 174.933 dell’anno precedente), meno 1,7% i feriti (242.621, erano stati 246.750 nel 2017).

Aumentano però i decessi dei giovani, degli anziani e degli scooteristi

Ma, oltre ad essere preoccupanti di per sé, i numeri rimangono allarmanti soprattutto per alcune categorie che fanno invece registrare un sensibile aumento della mortalità, come i giovani (15-19 anni: +25,4%), gli anziani (70-74 anni: +22%), i pedoni (+1,5%), i ciclomotoristi (+17,4%): circa la metà delle vittime della strada nel 2018  rientra in queste fasce d’età o tipologie.

L’unica consolazione è la diminuzione delle vittime tra altri utenti vulnerabili, in primis i bambini (tra 0 e 14 anni ne sono morti 9 in meno, -21% rispetto all’anno precedente), a seguire i ciclisti (-13,8%) e motociclisti (-6,8%). In calo anche i morti tra chi viaggia in auto, conducenti e passeggeri: nel 2018, le vittime sono diminuite di 3 punti percentuali.

Oltre a quello umano, il costo sociale di questa carneficina resto altissimo, l’1% del nostro del Pil, stimato l’anno scorso in 1.753 miliardi di euro.

 

Le condotte più a rischio

Tra i comportamenti più pericolosi, restano la distrazione dovuta soprattutto all’uso sconsiderato del cellulare, la mancata precedenza (specialmente il passaggio con il rosso) e la velocità elevata: nel 40,8% dei casi gli incidenti sono riconducibili ad almeno uno di questi fattori.

Ma non vanno trascurare anche altre mancanze molto diffuse tra gli italiani sulla strada: mancato rispetto della distanza di sicurezza (20.443 incidenti, 9,2%), manovre irregolari, tipo sorpasso a destra o procedere contromano (15.192, 6,9%), non rallentare o fermarsi al passaggio di un pedone o il comportamento scorretto da parte dello stesso pedone come non rispettare l’alt al semaforo (rispettivamente 7.243 e 7.021 casi, il 3,3% e 3,2% sul totale delle cause).

Molte responsabilità sono da imputare anche a enti e amministratori locali: tra le principali cause d’incidente c’è la presenza di buche o altri ostacoli sull’asfalto (6.753 sinistro, il 3,1%).

In controtendenza rispetto al passato, nel 2018 diminuiscono i sinistri mortali in città (-4,4% le persone decedute) e lungo la viabilità extraurbana (-1,2%) ma aumentano le vittime in autostrada (+10,5% considerando anche la tragedia del crollo del ponte Morandi).

 

I periodi e gli orari più esposti

Come anticipato già dal capo della polizia Gabrielli nei giorni scorsi, agosto resta il mese più pericoloso dell’anno (per il rapporto vittime/incidenti): nel 2018 si sono contati 2,7 morti ogni 100 sinistri. Giugno e luglio, invece, anche nel 2018 sono risultati i mesi durante i quali si verifica la maggiore quantità d’incidenti rispetto al resto dell’anno: rispettivamente, 16.755 e 16.856 sinistri.

Viceversa, gennaio e febbraio si confermano i più tranquilli sulle strade., si fa per dire. Per quanto riguardo le ore della giornata, è di notte che si rischia di più, soprattutto tra le 22 e le 6 del mattino.

Un ultimo accenno sull’andamento delle multe: nel 2018 sono diminuite del 4,4% le sanzioni comminate per violazioni al Codice della strada. Un dato che però viene interpretato da ACI-Istat non tanto con un miglior comportamento degli utenti della strada, quanto, piuttosto, almeno in parte, al generale calo generale dei controlli da parte delle forze dell’ordine.

Le contravvenzioni più frequenti corrispondono ai principali e fatali “vizi” al volante: per velocità oltre i limiti, non rispetto della segnaletica (tipo lo stop), mancato uso delle cinture e dei seggiolini per bambini, uso improprio del cellulare.