Articolo Pubblicato il 21 gennaio, 2019.

Un militare riconosciuto vittima del dovere ed equiparato alle vittime del terrorismo. E’ una sentenza per certi versi storica quella del tribunale di Roma che ha condannato il ministero della Difesa a risarcire la moglie e la figlia di un uomo morto a causa di un mesotelioma pleurico, derivante dall’esposizione all’amianto nel periodo in cui prestava servizio nella Marina Militare.

L’’uomo era deceduto a 55 anni nel 2001 lasciando moglie e figlia. Aveva fatto il marinaio di leva prestando servizio a Luni, vicino La Spezia, dal 1969 al 1970, stando a contatto con l’amianto. Il Tribunale di Roma, sezione Lavoro, ha condannato il Ministero della Difesa perché tutti i danni subiti dalla vedova e dall’orfana dell’uomo siano indennizzati anche con il riconoscimento di vittima del dovere con equiparazione alle vittime del terrorismo. Una sentenza in aperto contrasto con quella di qualche giorno prima, che aveva visto assolti “perché il fatto non sussiste“, otto ammiragli della Marina Militare imputati a Padova nel processo bis per i militari morti a causa dei tumori provocati dalla presenza di amianto nelle navi.

Il giudice monocratico, in quell’occasione, ha accolto la richiesta di assoluzione avanzata dalla Procura. Secondo la stessa pubblica accusa, i vertici della Marina non avevano autonomia di spesa del budget assegnato e non potevano stanziare fondi per l’eliminazione del pericolo amianto nelle navi.

Commentando i due fatti, partendo dal riconoscimento del danno provocato all’uomo morto di mesotelioma, il Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, Ezio Bonanni, ha commentato: «Questa condanna arriva dopo l’inspiegabile assoluzione degli otto ammiragli della Marina Militare in contrasto con quanto valutato dalla Cassazione che lo scorso novembre ha annullato con rinvio la sentenza della Corte di Appello di Venezia, emessa in data 16 marzo 2017, che aveva assolto gli ammiragli della Marina Militare, sei in origine (uno è nel frattempo deceduto), accusati per l’omicidio colposo di due lavoratori sulle navi della Marina, deceduti per mesotelioma pleurico”.

 «C’è da chiedersi – conclude Bonanni – perché, alla luce delle continue vittorie in sede civile, le vittime siano ancora costrette a far causa allo Stato affinché vengano riconosciuti i loro diritti. Continuiamo ad assistere ad un ostinato atteggiamento di chiusura dei vertici della Marina Militare».