Articolo Pubblicato il 7 luglio, 2016 alle 13:42.

Mercoledì 8 luglio 2015, venerdì 8 luglio 2016, è passato giusto un anno da quel pomeriggio d’inizio estate, quando tra i comuni di Mira, Dolo e Pianiga, nel Veneziano, si scatenò la furia del tornado. Pochi interminabili minuti di terrore, che alle spalle lasciarono un morto, oltre 70 feriti e una scia di case, edifici e auto distrutte. Danni per milioni di euro, per oltre 91 milioni ma di rimborsi veri e propri sono arrivate le briciole o giù di lì: 2 milioni di euro dallo Stato, 3 milioni dalla Regione per i privati, le donazioni hanno toccato quota 1,3 milioni di euro. Facendo la somma, non si arriva a 6,5 milioni che non sarebbe neanche il 7 per cento. Le richieste di rimborso da parte dei cittadini furono 764, di cui 460 a Dolo, 267 a Pianiga e 37 a Mira.

Studio 3A segue i casi di una ventina di residenti, che si sono rivolti per cercare di ottenere un indennizzo dei danni subiti equo e rapido; la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, denunciò sin dai primi giorni la burocrazia assurda che contraddistinse tutta la fase delle domande di aiuto, a partire dalla richiesta di moduli sempre diversi da parte di Stato, Regione e Comuni. Scese in campo contro l’obbligo-beffa posto inizialmente in capo alle persone colpite di produrre, per accedere ai contributi, anche una perizia asseverata da un tecnico, che avrebbe comportato un ulteriore costo di alcune centinaia di euro: un problema poi superato dalla disponibilità del Comune di Mira di fornire gratis i propri tecnici. Anche in forza della pubblica presa di posizione di Studio 3A, l’Amministrazione rivierasca fece appunto marcia indietro con una delibera dove invitò gli abitanti a rivolgersi ai tecnici del municipio senza alcun onere, anche se la possibilità era limitata ai danni al patrimonio residenziale.

Senza contare che Studio 3A criticò pesantemente la tassazione imposta sugli indennizzi ai danneggiati, che dunque avrebbero persino dovuto denunciarli nella dichiarazione dei redditi, mettendo a disposizione tutta la sua struttura di esperti e legali per opporsi con ogni strumento contro l’ennesima ingiustizia.

Ora l’augurio è di un’accelerata sul fronte della ricostruzione: le gente per la maggior parte non è ancora stata risarcita.