Degli errori diagnostici intra-operatori sono chiamati a rispondere tutti i medici dell’equipe, in quanto ognuno di essi è gravato di un obbligo di diligenza che non è limitato alle sole mansioni che gli sono affidate, ma che si estende al controllo dell’operato degli altri e degli errori evidenti e non settoriali commessi dai colleghi.

A ribadire il principio, il Tribunale di Roma in una recente sentenza, la numero 17586/2018 qui sotto allegata, che chiarisce appunto come i medici possano essere ritenuti solidalmente responsabili del danno cagionato a un paziente durante un’operazione chirurgica a prescindere dai ruoli e dai compiti individualmente svolti durante l’intervento.

Ciò in ragione di un consolidato principio di diritto, affermato, tra le altre, dalla sentenza numero 2060/2018 della Corte di Cassazione e in virtù del quale tra gli obblighi di ciascun componente di un equipe chirurgica rientrano anche quello di esaminare, preliminarmente all’operazione, la cartella clinica contenente tutti i dati del paziente per verificare la necessità di adottare particolari precauzioni ed, eventualmente, quello di segnalare il dissenso rispetto alle scelte chirurgiche effettuate o, addirittura, alla scelta di procedere all’operazione.

Nel caso di specie, la paziente era stata ricoverata per una formazione cistica dell’ovaio sinistro, ma, all’atto dell’intervento, era stata operata sull’annesso destro. Per i giudici romani, particolarmente grave è la circostanza che i medici dell’equipe, pur accortisi che sull’ovaio destro vi era effettivamente un corpo luteo cistico, “non abbiano considerato la necessità di proseguire l’esplorazione laparoscopica rimuovendo, sull’ovaio sinistro, quanto emergeva univocamente dalla documentazione ecografica a disposizione che, può darsi, abbiano finanche male interpretato, cadendo in un doppio errore diagnostico oltre che d’esecuzione“.

Il contesto clinico, documentato in corso di giudizio, rendeva ingiustificabile l’omessa diagnosi intra-operatoria: come rilevato dal Ctu, “la problematica diagnostica (…) poteva essere affrontata e gestita durante l’atto operatorio solo con una diligente completa conoscenza del quadro clinico-anamnestico dell’attrice“. Infatti questo, se ben conosciuto, “avrebbe dovuto imporre all’equipe chirurgica un atteggiamento diagnostico differente, teso alla ricerca e all’identificazione della specifica formazione cistica ovarica“.

A prescindere dal ruolo effettivamente rivestito, quindi, tutti i medici sono stati ritenuti responsabili.