Articolo Pubblicato il 6 settembre, 2016 alle 9:38.

Amianto killer nell’Aeronautica per tanti, troppi anni. Bandito nel 1992 dalla produzione industriale dell’Italia, dove ormai era diffusa la consapevolezza dell’estrema pericolosità del minerale, «l’Aeronautica è rimasta a lungo un mondo a sé, dove il rischio amianto era del tutto ignorato, mentre nel Paese rappresentava una situazione di allarme». E così, «in un periodo in cui si moltiplicava la produzione di atti normativi in materia e si attuavano piani per la bonifica di edifici e impianti industriali, nell’Aeronautica militare non veniva fornita ai lavoratori esposti nemmeno una mascherina anti-polvere».

Questa l’amara conclusione della consulenza tecnica scritta da un pool di esperti – i medici Arthur Alexanian, Fulvio D’Orsi e Bruno Murer – su incarico della Procura di Padova nell’ambito dell’inchiesta penale, ormai alle battute finali, che disegna un quadro di negligenze e omissioni a carico dei massimi vertici del Corpo militare, tra il 1988 e il 2004, nella 2. Regione aerea comprendente Lombardia, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto, e nella quale le fibre d’amianto foderavano le parti meccaniche dei velivoli, i freni dei mezzi, i carrelli per trasportarli ai vani riservati alle bombe e anche gli hangar, come è stato confermato dai sopralluoghi degli stessi Pubblici Ministeri titolari della complessa indagine, Sergio Dini e Francesco Tonon.

Gli indagati sono ben trenta, con pesanti carichi di responsabilità in quei 16 anni vissuti “pericolosamente” dall’Aeronautica (il periodo precedente è coperto dalla prescrizione): Capi di Stato Maggiore, direttori dell’Ispettorato logistico sempre dell’Aeronautica e dirigenti del Difesan (Dipartimento di Salute e Igiene delle Forze Armate). I reati contestati sono omicidio colposo pluriaggravato e lesioni colpose gravissime. Molte anche le parti offese, 25: 23 ex militari sono già morti per mesotelioma e tumori polmonari, altri 2 sono vivi ma colpiti da asbestosi, tutte patologie riconducibili all’esposizione alle fibre d’amianto avvenuta in aeroporti e hangar a Rivolto, Aviano, Cordovado, Istrana (in foto), Treviso (il Sant’Angelo) e Villafranca Veronese.