Articolo Pubblicato mercoledì, 5 giugno, 2019.

La cosiddetta cessione del credito in ambito di RcAuto è una prassi molto usata, in particolare dagli autoriparatori che, in buona sostanza, si vedono cedere dall’automobilista danneggiato, che si è rivolto a loro per riparare il danno, il credito spettante come risarcimento e si rivalgono sull’assicurazione.

Ma un cessionario del credito può esercitare un’azione diretta di risarcimento nei riguardi della compagnia dell’auto del cliente che ha ceduto loro il credito, come può fare il danneggiato sulla scorta dell’art. 149 D. L.vo n. 209/2005? Assolutamente sì.

E’ la Cassazione, con l’ordinanza n. 14887/19, a chiarire una volta per tutte un principio che continua a vedere giudizi contrastanti da parte dei vari Tribunali.

 

Richiesta di risarcimento del cessionario del credito

Un “Car Center”, cessionaria del credito spettante a un automobilista  per i danni materiali riportati dal suo veicolo in un sinistro riconducibile a responsabilità esclusiva del conducente del mezzo di controparte, aveva citato in giudizio Groupama Assicurazioni, assicuratrice del medesimo automobilista, esercitando appunto l’azione diretta ex art. 149 D. L.vo n. 209/2005.

Il Giudice di Pace di Roma, però, ordinata l’integrazione del contraddittorio nei confronti del danneggiato, aveva dichiarato il difetto di legittimazione attiva della carrozzeria, ritenendo che il credito non avrebbe potuto essere ceduto, perché non ancora venuto ad esistenza, “e ciò senza dire che comunque nell’azione di indennizzo diretto la legittimazione attiva spetta esclusivamente all’assicurato”.

Il Tribunale di Roma, presso il qualche cui la carrozzeria aveva proposto appello, aveva ritenuto l’erroneità di tale statuizione, ma, esaminando il merito della causa, aveva respinto la domanda affermando che la documentazione prodotta (costituita dal modello Cai sottoscritto da entrambi i conducenti) non era sufficiente a fornire la prova della dinamica del sinistro e del nesso causale fra questo e i danni riportati dal veicolo.

 

Il ricorso in Cassazione

L’azienda di autorioparazione ha quindi proposto ricorso per Cassazione affidandosi a tre motivi.

Con il primo, in particolare, la ricorrente denunciava la violazione degli artt.102 c.p.c. e 144 D. Lgs. n. 209/2005, in relazione all’art. 360, co. 10 nn. 3 e 4 c.p.c., “per avere il giudice del gravame – parimenti a quello di primo grado – omesso di integrare il contraddittorio ex artt. 102 c.p.c. e 144 C.d.A. nei confronti del responsabile civile proprietario del mezzo danneggiante, litisconsorte necessario».

I ricorrenti hanno evidenziato che la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti del proprietario del veicolo danneggiante determina un error in procedendo che rendeva necessaria la cassazione della sentenza e il rinvio al giudice di primo grado.

Secondo la Suprema Corte il motivo è fondato e assorbe automaticamente anche tutti gli altri.

 

Azione diretta legittima anche da parte del cessionario del credito

“In tutte le ipotesi di azione diretta disciplinate dal D. L.vo n. 209/2005, ivi compresa quella prevista dall’art. 149, il proprietario del veicolo danneggiante deve essere chiamato in causa, al fine di rendergli opponibile l’accertamento della responsabilità in vista dell’azione di regresso dell’assicuratore”.

Ed è qui che la Suprema Corte precisa altresì che “ciò vale anche nel caso in cui l’azione non sia promossa dal danneggiato, ma da chi si sia reso cessionario del suo credito: cessione pacificamente ammessa, come affermato – fra le altre – da Cass. n. 11095/2009, giacché il cessionario fa valere lo stesso credito già spettante al danneggiato”.

In definitiva, nel giudizio ex art. 149 D. L.vo n. 209/2005 promosso dal Car Center nei confronti dell’assicuratrice del proprio cedente, avrebbe dovuto essere chiamato anche il responsabile del danno, ossia il proprietario del veicolo investitore: non essendo stata disposta dai giudici di merito l’integrazione del contraddittorio, la sentenza è stata cassata con rinvio al giudice di primo grado.