Articolo Pubblicato il 17 marzo, 2018 alle 12:55.

Il personale che lavora in strutture sanitarie o sociosanitarie residenziali o semiresidenziali, e che commetta a danno dei soggetti ricoverati un delitto non colposo, pone in essere una condotta che ora farà scattare una nuova e ulteriore circostanza aggravante.

Con la cosiddetta riforma Lorenzin (legge numero 3/2018), infatti, l’articolo 61 del codice penale è stato corredato di un nuovo numero, l’11-sexies, che inserisce tra le circostanze aggravanti comuni anche “l’avere, nei delitti non colposi, commesso il fatto in danno di persone ricoverate presso strutture sanitarie o presso strutture sociosanitarie residenziali o semiresidenziali, pubbliche o private, ovvero presso strutture socio-educative”.

L’obiettivo della nuova norma è quello di introdurre un importante strumento per disincentivare il comportamento abusivo (troppo spesso raccontato dalla cronaca e portato nelle aule di giustizia) del personale infermieristico, medico o ausiliario commesso in danno soprattutto di anziani e disabili e, in generale, sui soggetti ricoverati. La lotta contro questi abusi ignominiosi a danno di persone deboli, indifese e spesso non autosufficienti, dunque, passa dal prevedere che gli stessi aggravino il reato, quando non siano già elementi costitutivi o circostanze aggravanti speciali.