Articolo Pubblicato il 27 maggio, 2020 alle 10:30.

Sbaglia il committente che crede di andare esente da colpe in caso di incidenti che si verifichino durante i lavori assegnati e che l’onere ricada esclusivamente sull’appaltatore.

A richiamare alle proprie responsabilità anche colui che affida la realizzazione di un’opera a terzi la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15697/20 depositata il 22 maggio 2020.

 

Committente assolto in primo e secondo grado per un incidente occorso a un ragazzino

L’imputato, in particolare, era accusato, in qualità di amministratore di una ditta committente di opere edili, di avere causato lesioni personali a un ragazzino, avendo consentito l’abbandono di materiali di costruzione, in maniera incontrollata, all’ingresso del portone del condominio dove si stavano realizzando i lavori: materiali nei quali il minore era inciampato, procurandosi serie ferite.

I giudici di merito, tuttavia, avevano ritenuto l’amministratore esente da responsabilità sostenendo che egli non rivestisse una posizione di garanzia nei confronti dei terzi per i danni causati dalla esecuzione delle opere appaltate, essendo tale rischio gravante esclusivamente sull’appaltatore: era dunque stato assolto sia in primo grado che in appello dal reato contestato.

 

I genitori del bambino ricorrono per cassazione

Ma la parte civile – i genitori del ragazzo -, aveva quindi proposto ricorso per cassazione eccependo, tra gli altri motivi, che il giudice di secondo grado avesse errato nel non ritenere sussistente la condotta in contestazione ed il danno cagionato alla persona offesa derivante da tale condotta.

Secondo i ricorrenti, sarebbero state erroneamente valutate le risultanze acquisite in atti, anche in relazione all’art 1662 cod. civ., che non prescrive solo il mero diritto di controllare lo svolgimento dei lavori, ma sostiene anche il dovere in capo al committente di verificare lo stato di realizzazione delle opere e, pertanto, di esercitare una vigilanza sull’esecuzione delle stesse.

In altri termini, secondo i genitori del minore danneggiato, sussisterebbe a carico del committente una responsabilità diretta per i danni cagionati nell’esecuzione delle opere qualora egli abbia omesso qualunque vigilanza al fine di evitare che le modalità concrete di esecuzione delle opere appaltate comportino un rischio per i terzi. All’epoca dei fatti, peraltro, il materiale edile non era stato messo in sicurezza (mancavano recinzioni e cartelli che avvertissero del pericolo), quindi chiunque poteva accedere alla zona esponendosi al rischio di lesioni.

 

La Cassazione accoglie il ricorso: il committente non è esonerato da responsabilità

Doglianze che la Suprema Corte ha ritenuto fondate, accogliendo il ricorso. La Cassazione, richiamando la giurisprudenza di legittimità, ha chiarito che “in materia di prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro, appartiene al gestore del rischio connesso all’esistenza di un cantiere anche la prevenzione degli infortuni di soggetti a questo estranei, ancorché gli stessi tengano condotte imprudenti, purché non esorbitanti il tipo di rischio definito dalla norma cautelare violata”.

Gli Ermellini spiegano quindi che, in relazione a lavori svolti in esecuzione di un contratto di appalto, il dovere di sicurezza trova il suo referente, in primo luogo, nell’appaltatore, cioè nel soggetto che si obbliga verso il committente a compiere l’opera appaltata, con propria organizzazione dei mezzi necessari e con gestione in proprio dei rischi dell’esecuzione.

Ma aggiungono anche che il committente non è esonerato da ogni forma di responsabilità, come avevano invece sostenuto i Giudici di merito.

Nell’articolata disciplina contenuta nel D.Lgs. 494/96 e nel T.U. in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81), il committente, rammenta infatti la Cassazione, è stato pienamente coinvolto nell’attuazione delle misure di sicurezza.

Il legislatore, al fine di contenere il fenomeno degli infortuni sul lavoro nel campo degli appalti e costruzioni, ha optato per la responsabilizzazione del soggetto per conto del quale i lavori vengono eseguiti.

Ciò si traduce nella previsione di tutta una serie di obblighi in capo anche al committente, cristallizzati nell’art. 90 del T.U., che tra l’altro prevede la nomina (alla presenza delle ulteriori condizioni previste dalla legge) del coordinatore per la progettazione e del coordinatore per l’esecuzione nel caso di presenza di più imprese esecutrici e nella verifica dell’idoneità tecnico professionale delle imprese affidatarie ed esecutrici.

Pertanto, la sentenza di assoluzione è stata cassata, con conseguente condanna.