Articolo Pubblicato il 26 luglio, 2018 alle 11:36.

Si sperava che il “bollettino di guerra” sulle strade si attenuasse, almeno un po’, e invece niente. Il 23 luglio 2018 l’Aci e l’Istat hanno reso noti i dati finali sull’andamento della incidentalità stradale nel 2017 e il bilancio è sconfortante. A balzare subito all’occhio è il sensibile aumento dei decessi rispetto al 2016. Nel 2017 le vittime sono state ben 3.378, con un incremento del 2,9% rispetto all’anno precedente, quando furono 3.283: 95 croci in più. L’Asaps parla di “pesante sconfitta sul versante della sicurezza stradale”, a fronte della quale non possono risultare consolatori altri dati in diminuzione, peraltro lieve: nel 2017 gli incidenti stradali con lesioni a persone in Italia sono stati 174.933 (-0,5% sul 2016) e i feriti 246.750 (-1%), mentre il numero dei feriti gravi, 17.309, è rimasto praticamente invariato (-0,1% sul 2016). Per inciso, il rapporto tra feriti gravi e deceduti è sceso a 5,1 da 5,3 dell’anno precedente. Il tasso di lesività grave sulla popolazione residente è di 28,6 feriti gravi per centomila abitanti (40,1 per gli uomini e 17,7 per le donne).

Tra le vittime, in particolare, sono in aumento i pedoni (600, +5,3%) e soprattutto i motociclisti (735, +11,9%), mentre risultano pressoché stabili gli automobilisti deceduti (1.464, -0,4%); in calo invece ciclomotoristi (92, -20,7%) e ciclisti (254, -7,6%). Secondo l’Asaps, per l’incremento delle morti tra i motociclisti si deve tenere conto dell’espansione del parco motocicli (e la contemporanea diminuzione del numero dei ciclomotoristi), accompagnata però da una necessaria riflessione sulla potenza delle moto utilizzate, spesso sproporzionata rispetto alla capacità media dei conducenti. Ed è evidente, poi, che i motociclisti sono fra le prime vittime che pagano il costo degli errori e della distrazione – anche da uso indiscriminato del cellulare – da parte degli altri automobilisti.

Anche l’incremento delle vittime fra i pedoni, per l’Asaps, va letto nell’assoluta indifferenza dei diritti degli utenti deboli della strada, anche quando attraversano sul loro territorio protetto, le strisce pedonali, sommato al  fattore distrazione dei conducenti di veicoli spesso abbinato all’uso ormai indiscriminato del cellulare alla guida, sia in fonia che in messaggistica. Si deve poi tenere conto di una popolazione che invecchia e che è sempre meno reattiva e capace di intuire le condizioni frequenti e improvvise del rischio stradale.

A preoccupare è anche l’aumento delle vittime sulle autostrade (comprensive di tangenziali e raccordi autostradali) e sulle strade extraurbane (rispettivamente 296 e 1.615 morti; +8,0% e +4,5% sull’anno precedente). Un aumento più contenuto si registra sulle strade urbane (1.467 morti; +0,3%). Nei grandi Comuni si rileva, invece, una tendenza opposta, con una diminuzione del 5,8% del numero di vittime nell’abitato. L’Asaps sottolinea al riguardo il sempre più frequente fattore stanchezza e la violazione dei tempi di guida e riposo dei conducenti di veicoli pesanti, spesso anche stranieri, fattore che richiederebbe una ancor più fitta rete dei controlli. L’incremento del rischio nell’area extraurbana andrebbe invece coniugato con la carenza e in alcuni casi la quasi totale scomparsa dei controlli su molte Statali e Provinciali,  che si somma alla qualità del sistema-strada che palesa  gravi lacune nella segnaletica stradale, nell’illuminazione e nei sistemi di contenimento ai lati della strada, come i guardrail, vere “affettatrici” per i motociclisti che hanno la sventura di sbandare in scivolata sull’asfalto.

Il tragico bilancio del nostro Paese, peraltro, fa ancora più specie se paragonato a quello dell’Unione europea, dove nel 2017 il numero delle vittime di incidenti stradali è diminuito del -1,6% rispetto al 2016). Nel confronto tra il 2017 e il 2010 (anno di benchmark della strategia europea per la sicurezza stradale) i decessi si sono ridotti del 19,9% a livello europeo e del 17,9% in Italia. Ogni milione di abitanti, nel 2017 si contano 49,7 morti per incidente stradale nella Ue a 28 e 55,8 nel nostro Paese, che scende dal 14° al 18° posto della graduatoria europea.

Infine, tra i comportamenti errati più frequenti vi sono la distrazione alla guida, il mancato rispetto della precedenza e la velocità troppo elevata (nel complesso il 40,8% dei casi). Le violazioni al Codice della Strada più sanzionate risultano l’eccesso di velocità, il mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza e l’uso di telefono cellulare alla guida.

Questo sfavorevole andamento – commentano amaro dall’Asaps – è il prodotto di una serie di fattori: la diminuzione costante delle pattuglie sulle strade, evidente e quantificabile, la costante messa sotto accusa di tutti gli strumenti di controllo della velocità,  dagli autovelox fino addirittura ai tutor, e degli stessi etilometri, che per altro sono utilizzabili solo in parte per l’esigenza della revisione annuale che ne blocca l’utilizzo di una percentuale che sfiora il 50% nel corso dell’anno. Si deve poi aggiungere lo stato, spesso disastrato, di molte strade statali e provinciali reduci dalle conseguenze di una incuria che dura ormai da anni”.

Il preoccupante dato della mortalità sulle strade nel 2017 e i primi e poco incoraggianti elementi valutativi del 2018 – conclude l’Asaps – dovrebbero indurre la politica a prendere velocemente in considerazione la riforma del Codice della strada e le altre misure appropriate e difensive della sinistrosità stradale. In buona sostanza la sicurezza stradale dovrebbe riconquistare il ruolo che le spetta nell’agenda politica del Paese fra le emergenze prioritarie,  se non altro per il fatto che la strada causa ancora più di 9 morti e quasi 700 feriti al giorno, di cui 46 gravi, con costi proibitivi per il sistema sanitario e sociale.  Se rimane (ingiustamente) fredda la sensibilità verso i costi umani si calcoli almeno quella dei costi economici”.