Articolo Pubblicato il 29 gennaio, 2018 alle 17:20.

Sabato 27 gennaio 2018, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario tenutasi in Corte di Cassazione, tra i numerosi temi affrontati non poteva mancare lo stato dell’arte dell’arretrato e quindi i tempi della giustizia.

Al riguardo, dinanzi, tra gli altri, al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, il Primo Presidente della Cassazione, Giovanni Mammone (in foto), nella sua relazione ha evidenziato che nell’ultimo anno nel civile “la riduzione della durata media dei procedimenti è scesa per la prima volta sotto i tre anni”, tuttavia a fare da “tappo” sono gli oltre undicimila ricorsi in materia fiscale che sopraggiungono ogni anno, per cui quasi il 50% dei processi in attesa di trattazione sono fermi presso la Sezione tributaria. Complessivamente, secondo i dati resi noti, l’arretrato dei processi civili ammonta a 106.920 faldoni, numero rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2016, che aveva registrato 106.862 ricorsi giacenti. Tutte le sezioni civili, a parte quella tributaria, sono tuttavia riuscite a smaltire più processi (1.176 rispetto ai 19.020 sopravvenuti), con un incremento di quasi l’11% più dell’anno scorso di procedimenti conclusi.

Il Presidente ha parlato di risultati positivi nel settore penale della Cassazione, dovuti – secondo la relazione – non solo alla “elevata produttività media dei magistrati”, ma anche alla massiccia trattazione dei processi pendenti davanti alla rapida Sezione “Filtro”, che si occupa di “cestinare” i ricorsi manifestamente infondati e che ha smaltito il 48,6% dei procedimenti in attesa. Così la durata media del giudizio penale di Cassazione “è diminuita, passando dai 240 giorni dell’anno 2016 ai 200 del 2017”. Comunque tanti.

Alla cerimonia era presente anche il Guardasigilli, Andrea Orlando, che ha sottolineato come “non abbiamo dato alla Giustizia italiana l’illusione di riforme senza risorse” e che “occorre ricordare che l’uscita dalle emergenze e l’avvio di una stagione di riforme non sarebbero stati possibili senza cospicui investimenti: il bilancio della Giustizia è infatti passato da uno stanziamento iniziale, per il 2014, di 7.553 milioni di euro, a 8.257 milioni di euro complessivi nel 2018”.

Il Ministro ha a sua volta fornito alcuni dati complessivi. “Davanti alle emergenze – ha rivendicato – non era facile scommettere in un profondo processo di riforma, che ha coinvolto ambiti quali il processo civile telematico obbligatorio, la riforma delle discipline della crisi d’impresa e dell’insolvenza, la riforma del processo penale e l’abbattimento dell’arretrato civile, con le cause pendenti che sono passate da 4.681.098 nel dicembre 2013 a 3.634.146 nel 31 dicembre 2017”: un passettino in avanti, ma restano sempre in attesa di risposte dalla giustizia milioni di persone.