Articolo Pubblicato il 30 aprile, 2018 alle 9:59.

La carneficina non si ferma, anzi, le vittime sono sempre di più. Alla vigilia del Primo Maggio, Festa del Lavoro, l’Anmil, l’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi sul Lavoro, ha reso noto gli inquietanti numeri sugli infortuni sul lavoro mortali relativi al primo trimestre del 2018, elaborati sulla scorta dei dati ufficiali dell’Inail.

L’occasione per divulgare questi dati shock è stata la marcia nazionale per la sicurezza sul lavoro promossa dall’Anmil domenica 29 aprile a Isola del Gran Sasso, in Abruzzo, e a cui hanno partecipato cinquemila invalidi e mutilati sul lavoro nonché familiari delle vittime arrivati da tutta Italia (in foto).

In questo primo scorcio dell’anno tutta l’opinione pubblica è rimasta impressionata dalla lunga serie di incidenti letali, spesso con più vittime, verificatisi in varie aree geografiche del Paese. Ma che non si trattasse di una semplice impressione viene confermato dalle ultime risultanze statistiche. I primi tre mesi dell’anno hanno rivelato un trend infausto al di là di ogni peggiore previsione: le morti bianche sono state 212 in 90 giorni, con un allarmante incremento dell’11,5% rispetto alle 190 registrare nello stesso periodo del 2017.

Ma il dato, purtroppo, sorprende sono fino ad un certo punto. Già da alcuni anni, infatti, con l’avvio e il consolidamento della ripresa economica, il fenomeno infortunistico aveva dato segnali di “risveglio” dopo lunghi decenni di calo pressoché ininterrotto: gli infortuni si sono mantenuti praticamente costanti sui livelli del 2014, mentre i morti sul lavoro avevano già conosciuto una crescita del 9,8% nel 2015 (sul 2014) e dell’1,1% nel 2017 (sul 2016, 1.029 contro 1.018). Non a caso, l’aumento maggiore di denunce di infortunio si registra nei settori della metallurgia e della meccanica (+6,1%), dove si è iniziata a riscontrare la maggiore crescita di produzione e assunzioni.

L’incremento di 22 morti sul lavoro del primo trimestre riguarda per venti vittime la componente maschile (da 160 a 180), mentre per le lavoratrici si contano 2 vittime in più (da 30 a 32). Un primo bilancio che già di per sé appare molto pesante, ma che si rivela ancora più preoccupante se si tiene conto che il dato relativo ai primi tre mesi del 2017 risulta “gonfiato” dal tragico evento di Rigopiano dove persero la vita 29 persone, tra cui anche lavoratori della struttura alberghiera. Al netto di quella catastrofe, oggi staremmo a registrare per il primo trimestre 2018 un aumento di morti ancora più consistente.

Gli incrementi più rilevanti si registrano nelle aree più produttive del Nordovest (+40,4%), del Nord-est (+21,7%) e del Centro (+21,9%), mentre nel Mezzogiorno si assiste a cali di notevole rilievo, in particolare nella regione Abruzzo (-79,0%), in Puglia (-50,0%) e in Sicilia (-33,3%).

E, come detto, i settori di attività più colpiti sono gli stessi in cui si sono manifestati i segnali più evidenti di ripresa economica: Metallurgia (da 1 vittima del 2017 a 5 nel 2018), i Trasporti (da 13 a 19), i Servizi di supporto alle imprese (da 0 a 7) e le Costruzioni, un settore che con ritardo rispetto agli altri del ramo industriale ha “agganciato” la ripresa economica solo nel corso del 2017, dove le morti sul lavoro sono passate da 19 a 21.

E, tanto per completare un quadro sempre più “nero”, sono aumentate nel primo trimestre 2018 anche le malattie professionali denunciate, 16.124 contro le 15.247 dei primi tre mesi del 2017: più 5,7%.