Articolo Pubblicato il 14 agosto, 2018 alle 9:39.

Inchiesta sul caporalato:
prime tre persone nel registro degli indagati

Inchiesta sul caporalato: la Procura della Repubblica di Larino, in provincia di Campobasso, ha iscritto tre persone nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sul caporalato. Le indagini sono partite dopo la strage di braccianti avvenuta il 6 agosto scorso lungo la statale 16 tra San Severo e Termoli, nel comune di Lesina, nel Foggiano, e che ha portato alla morte di 12 migranti nordafricani, stipati nel furgoncino scontratosi frontalmente con un Tir che proveniva nel senso opposto di marcia.

In quella carneficina solo due africani e il conducente del Tir si sono miracolosamente salvati. Tra gli indagati ci sarebbero gli amministratori dell’azienda “Di Vito”, che si trova a Campomarino in provincia di Campobasso,  che  ha destinato alcuni ettari di terreno alla coltivazione dei pomodori e presso la quale avrebbero lavorato 7 dei 14 migranti che viaggiavano a bordo del furgoncino. Anche se, da fonti investigative, in realtà in quell’azienda sarebbero stati occupati tutti i 14 braccianti agricoli, sebbene formalmente risultassero impiegati in altre imprese dislocate sul territorio Foggiano, come Cagnano Varano e Apricena.

Per questo secondo filone di “inchiesta sul caporalato” – il primo riguardava l’incidente stradale – stanno lavorando anche i magistrati della Procura della Repubblica di Foggia, competenti perché l’incidente mortale è avvenuto nel Foggiano. Già nelle ore immediatamente successive alla tragedia i carabinieri del comando provinciale di Foggia hanno acquisito la documentazione della ditta “Di Vito” per cercare di stabilire la posizione lavorativa dei migranti. In particolare le condizioni contrattuali, gli  orari e i relativi compensi.

Un altro filone di inchiesta riguarda poi l’aspetto del trasporto dei migranti sul luogo di lavoro. In entrambi gli incidenti stradali, sia quello del 4 agosto, che quello del 6, in cui sono morti in tutto 16 migranti, a guidare i furgoncini erano africani anche loro tragicamente deceduti. Con questo ulteriore fascicolo di indagine si dovrà dunque accertare, oltre ad eventuali condizioni di sfruttamento, anche il possibile collegamento tra le aziende agricole e i cosiddetti caporali che si occupavano, appunto, di reclutare la manodopera.

«Il caporalato è un fenomeno estremamente grave. Non si può speculare su persone che vivono sul nostro territorio in condizione di estremo bisogno – ha dichiarato il Procuratore capo di Larino, Antonio La Rana – Ci avvarremo di tutti gli strumenti che la legge ci consente per contrastare questa attività illecita. Sono già state sensibilizzare le forze dell’ordine per alzare la guardia nel monitorare e reprimere questo odioso fenomeno».