Articolo Pubblicato il 10 settembre, 2018 alle 9:59.

Finora, tra la fine del 2007 e il 2018, ne sono state “risvegliate” 187.493, ma è solo la punta dell’iceberg. Parliamo delle cosiddette polizze dormienti, assicurazioni di cui i beneficiari non sono a conoscenza o prodotti di risparmio giunti scadenza ma non riscossi dai sottoscrittori, che se ne sono dimenticati o, nel caso di prodotti vita, dagli eredi dell’assicurato defunto che, nella maggior parte dei casi, risultano beneficiari a loro insaputa.

Va infatti ricordato che, se per dieci anni quel tesoro non viene reclamato, resta prima alle assicurazioni, ingrossandone i profitti grazie agli interessi maturati, e poi finisce in un fondo istituito nel 2005 e gestito dalla Consap, dove vengono “parcheggiati” anche conti correnti non movimentati per un decennio. Tanto che, attualmente, si stima che nel fondo vi siano seimila polizze, per un importo complessivo di 54 milioni di euro, per le quali il decesso dell’assicurato è avvenuto tra il 28 ottobre 2007 e il 19 ottobre 2010.

A dare questi numeri è l’Ivass, l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni, che, dopo averlo annunciato, a giugno, ora ha aggiornato l’indagine sulle polizze vita dormienti, pubblicata nel luglio 2017,  in cui era stato lanciato l’allarme: nei bilanci delle compagnie assicurative ci sono quattro miliardi di euro relativi a quasi quattro milioni di polizze (per la precisione, 3.912.632) scadute negli anni 2012-16 su cui le imprese non hanno certezza dell’eventuale decesso dell’assicurato.

Così, dopo aver dato il via a quest’attività di “risveglio”, l’Ivass ora spiega che, delle oltre 187mila polizze censite, 116.056 sono quelle dormienti relative a prodotti di risparmiatori giunti a scadenza, per un importo complessivo di 1,5 miliardi di euro, che gli stessi contraenti hanno trascurato di riscuotere e che le compagnie assicurative, impropriamente, hanno lasciato in stato di dormienza senza curarsi di effettuare i dovuti controlli. Mentre altre 71.437 sono polizze relative ad assi­curati deceduti, per un am­montare di circa 2 miliardi di euro mai reclamate dai legittimi beneficiari. Tra queste ultime 30.857 polizze, per circa 1,7 miliardi di euro, sono rela­tive a contratti a vita intera, cioè polizze che non hanno u­na scadenza definita e si con­cludono con il riscatto o con la liquidazione della prestazio­ne per il decesso dell’assicura­to. Un’operazione, insomma, decisamente piacevole, visto che ha portato nelle tasche di contraenti ed eredi un totale di 3,5 miliardi di euro. Un gruz­zolo ottenuto grazie al pres­sing effettuato dall’Ivass sulle compagnie, alle quali è stato chiesto di effettuare delle ve­rifiche sui sottoscrittori e i cui dati sono stati incrociati con circa 7 milioni di codici fiscali presenti nell’Anagrafe Tribu­taria. Entro il prossimo 30 ot­tobre dovranno essere inviati anche i codici fiscali relativi al­le polizze scadute nel 2017 e nel quinquennio 2001-2006, arrivando così a coprire in to­tale 16 anni di possibile dor­mienza. Un lavoro che ha per­messo anche di scoprire che, a maggio 2018, sul fronte delle 4 milioni di polizze potenzial­mente dormienti, per 3,3 mi­lioni di contratti non si sono verificate le condizioni per il pagamento delle prestazioni in quanto l’assicurato era an­cora in vita o aveva interrotto il pagamento del premio.

Resta invece ancora da ca­pire la sorte di altri 900 mila contratti, per la maggior parte relativi a polizze temporanee caso morte, per le quali le as­sicurazioni non hanno ancora indagato, omettendo di invia­re all’Autorità di vigilanza i co­dici fiscali degli assicurati o in­viando un codice sbagliato. Ed è questo il vero problema delle poliz­ze dormienti. Per legge, infatti, le assicurazioni non sono state mai obbligate a con­tattare gli eredi e per decenni le compagnie si sono arricchi­te grazie agli interessi matura­ti. Anche se l’azione che l’Ivass sta portando avanti è indubbiamente po­sitiva, i risul­tati ottenuti sono ancora limitati, non solo per­ché le imprese tardano a comunicare i dati, ma soprattutto perché, al momento della sottoscrizione di una polizza vita non viene ancora richiesto di indicare i dettagli sul beneficiario o sugli eredi. Avere a disposizione so­lo il nome e il cognome resta un’aggravante per una vicen­da così complessa che vede sul piatto miliardi di euro.

Come il caso dei contratti a vita: le attività di verifica hanno consentito di risvegliare 30.857 polizze pari a 7 miliardi di euro. Ma mancano all’ap­pello ancora 311.391 polizze, pari a ben 13,8 miliardi di euro di somme assicurate, sempre perché le compagnie non hanno ancora in­viato i codici fiscali degli assicurati.

Cosa fare nel frattem­po? Per veri­ficare se un familiare de­funto stipulato una polizza vita, si può utilizzare il Servizio ricerca coperture dell’Ania (l’associazione delle compagnie assicurative) op­pure rivolgersi all’agenzia di cui si serviva il familiare. Nel caso in cui, invece, il gruzzolo sia finito nel fondo della Con­sap, si può sempre richiedere il rimborso che, tuttavia, sarà parziale: il 60% del capitale.