Articolo Pubblicato il 25 giugno, 2016 alle 19:20.

Si muore di più sulle strade dell’Unione europea, in Italia si riesce a fare peggio. Sono alcuni numeri provenienti da uno studio del Royal Safety Performance Index Report (il programma di valutazione dei progressi in materia di sicurezza stradale, al quale partecipa anche l’Aci) realizzato dal Consiglio europeo per la Sicurezza dei Trasporti (Etsc). I numeri sono chiari; nel 2015, 26.300 hanno perso la vita negli incidenti all’interno dell’Unione Europea, ovvero una media di 70 al giorno, registrando un più 1,3 per cento rispetto al 2014. L’Italia contribuisce non poco a questo dato, perché nella penisola i decessi sono stati 3.430, una decina al giorno, ma con un rialzo dell’1,4 per cento rapportato all’anno precedente.
Tra le cause ci sono i minori controlli sulle violazioni al Codice della Strada, i mancanti investimenti in infrastrutture più sicure e gli interventi limitati nel contrasto alla velocità e all’assunzione di alcool.
I più bravi sono stati gli estoni e gli irlandesi, dove i sinistri mortali sono crollati rispettivamente del 14,1 per cento e del 14 per cento ma se la sono cavata bene pure in Lettoria (meno 11,3 per cento), in Lituania (meno 11 per cento) e Polonia (meno 8,2 per cento). L’altra faccia della medaglia sono i ciprioti (più 26,7 per cento), di gran lunga i peggiori, che precedono i finlandesi (più 13,5 per cento) e i croati (più 13 per cento).
Numeri che allontanano l’obiettivo dell’Unione Europea di dimezzare la voce “incidenti mortali” entro il 2020, perché si dovrebbero “viaggiare” a un meno 10 per cento ogni anno.