Articolo Pubblicato mercoledì, 9 gennaio, 2019.

Una deregulation (quasi) totale. Fanno pensare i dati forniti dai carabinieri del nucleo operativo tutela lavoro di Venezia (ma nelle altre città i risultati non sono molto diversi) sull’attività svolta nel corso del 2018 e sull’esito delle verifiche: delle 141 aziende ispezionate nell’anno appena concluso ben l’80 per cento non era in regola, e dentro c’è di tutto, dai ristoranti ai kebab del centro storico, dai negozi alle aziende agricole fino ad arrivare alle imprese edili.

Le multe comminate dai militari sono state pesantissime: centinaia di migliaia di euro per i locali sporchi, le violazioni sulla sicurezza e il personale sorpreso a lavorare senza contratto. Si tratta per lo più di aziende «sospette», cioè segnalate per presunte irregolarità.

Dei 507 lavoratori controllati, di cui 206 extracomunitari, 59 erano impiegati in nero e uno di loro senza neppure il permesso di soggiorno. Per 23 attività è scattata la sospensione mentre 54 imprenditori sono stati denunciati. In centro storico, le aziende ispezionate sono stati piccoli fast food etnici, negozi e ristoranti anche italiani. Sebbene Venezia, tra le altre province, non sia quella in cui la situazione è più allarmante, in città su 16 esercizi controllati sette non erano in regola sia per quanto riguarda le assunzioni che la sicurezza e le condizioni igieniche.

A Mestre, in particolare nella zona del quartiere Piave, cinque attività commerciali gestite da stranieri sono state sospese e sul litorale 13 aziende su 15 sono risultate non in regola. In tutti i settori, dunque, le violazioni sono le stesse. Comprese l’agricoltura e l’edilizia: per quanto riguarda la prima, in undici società controllate sono stati scoperti otto lavoratori in nero e tra gli undici cantieri ispezionati dieci non erano fuori norma (in foto, operai senza casco).

Di fronte a questi numeri, poi non ci si può sorprendere della recrudescenza del fenomeno infortunistico.