Articolo Pubblicato lunedì, 29 aprile, 2019.

Non solo il fenomeno infortunistico non accenna a diminuire, ma i numeri sono sempre più drammatici.

In occasione della Giornata Mondiale 2019 per la Salute e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro, che ricorre il 28 aprile, e alla vigilia del Primo Maggio, Festa del Lavoro, l’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro ha analizzato gli open data più recenti dell’Inail in materia di infortuni sul lavoro e malattie professionali relativi ai suoi assicurati, scendendo nel dettaglio della provincia italiana, in modo da avere un utile approfondimento sulle differenze territoriali.

Un bollettino di guerra

Va premesso che si tratta di numeri provvisori: per quelli definitivi bisognerà attendere il consolidamento dei dati dell’intero 2018, con la conclusione dell’iter amministrativo e sanitario relativo a ciascuna denuncia. Pur con questa precisazione, tuttavia, quello che emerge è un quadro disarmante.

Le denunce di infortunio infatti sono state ben 641.261, in crescita del +0,9% rispetto al 2017: l’84,6% di questi infortuni sono avvenuti durante l’attività lavorativa, mentre il 15,4% durante il tragitto casa-lavoro. Ma a fare specie sono soprattutto le denunce relative a incidenti mortali, 1.133, in aumento del +10,1% rispetto all’anno precedente: una strage.

Ogni mille infortuni, 1,8 hanno comportato la morte del lavoratore: 786 di questi si sono verificati in occasione di lavoro, il resto “in itinere”, cioè durante il tragitto casa-lavoro-casa.

 

In crescita esponenziale gli incidenti “plurimi”

In quasi tutti i mesi del 2018 il numero delle denunce di casi mortali è stato superiore rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente: tra questi spicca, in particolare, agosto, con 132 decessi contro i 78 dell’agosto 2017 (quasi il 70% in più), alcuni dei quali causati dai cosiddetti incidenti “plurimi”, espressione che indica gli eventi che causano la morte di almeno due lavoratori.

L’anno scorso, infatti, nel solo mese di agosto si è contato quasi lo stesso numero di vittime (37) in incidenti plurimi dell’intero 2017 (42). Tra gli eventi con il bilancio più tragico si ricordano, in particolare, il crollo del ponte Morandi a Genova, con 15 denunce di casi mortali sul lavoro, e i due incidenti stradali avvenuti in Puglia, a Lesina e Foggia, in cui hanno perso la vita 16 braccianti.

L’aumento, d’altra parte, è dovuto principalmente all’incremento degli incidenti negli spostamenti casa-lavoro (+2,8% rispetto al 2017) e in particolar modo quando si utilizzano mezzi di trasporto (+5,4%): gli incidenti in itinere sono i più rischiosi, 3,4 su mille sono mortali, dato che sale all’11 ogni mille con l’uso dei mezzo di trasporto.

Analizzando, poi, le caratteristiche anagrafiche dei lavoratori coinvolti in incidenti in occasione di lavoro, si nota un forte aumento degli incidenti che coinvolgono i cittadini di origine straniera (+6,7% rispetto al 2017) e i giovani (+5%).

 

Crotone maglia nera per gli infortuni mortali

Quanto alla distribuzione territoriale, nel biennio 2017-2018, al centro dell’indagine  dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del lavoro è il Nord, più industrializzato, dove si concentra la maggior parte delle denunce di infortunio in generale, ma la mappa si capovolge osservando la gravità dei casi e l’incidenza di morti ogni mille infortuni.

Il Settentrione infatti è più sicuro (1,2 casi mortali ogni mille incidenti), il Centro ricalca la media nazionale mentre il Sud registra la più alta incidenza di infortuni in occasione di lavoro con esito mortale rispetto al totale degli incidenti denunciati (2,2 per mille).

In particolare, questo poco invidiabile primato va alla provincia di Crotone (6,3 ogni mille), seguita dalle province di Isernia (5,9‰) e Campobasso (4,7‰)”. Il Molise guida invece la classifica delle regioni a più alto rischio durante l’attività lavorativa (5,8%), seguito dalla Calabria (3,9%) e dalla Basilicata (3,7%).

Si configura dunque un’autentica emergenza nel Mezzogiorno per quanto concerne l’incidenza di infortuni sul lavoro dall’esito mortale, per la scarsa attenzione alle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro e per la maggiore concentrazione delle occasioni di lavoro nei settori a rischio (agricoltura e costruzioni). La “maglia rosa” della sicurezza spetta invece a Biella, dove negli ultimi due anni non si sono registrati incidenti mortali.

 

In aumento anche le malattie professionali: l’incubo tumori e amianto

Ma se il Sud piange, il Nord non ride, soprattutto per quel che riguarda le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 59.585 e che pure sono in aumento del +2,5% sul 2017, pari a 1.456 casi in più rispetto ai 58.129 dell’anno precedente.

In particolare, nel 2018 si distinguono in negativo nove province per l’incidenza dei tumori sul totale delle malattie professionali, nel 70% dei casi provocati dall’amianto, e sette sono appunto del Nord.

Questa poco onorevole classifica è guidata dalla provincia di Gorizia che fa registrare il più alto tasso di malattie professionali tumorali (22,5%), seguita da Torino, Novara e Milano.

 

Il triste primato di Taranto

La maglia nera per il numero assoluto di malattie cancerogene imputabili al lavoro spetta invece a Taranto, 164 nel solo 2018, seguita da Torino (152), Napoli (106) e Milano (97) e, ancora, Genova e Venezia. Nel tarantino il 70% dei tumori denunciati è correlato al settore metalmeccanico: quota che supera l’80% nelle province di Genova (83%), Venezia (87%), Brescia (85%) e Gorizia (93%). Tra le prime 10 province analizzate, l’incidenza dei tumori contratti dai lavoratori del macro settore chimico, petrolchimico e lavorazioni di gomma e plastica, supera il 20% nelle province di Torino (24%) e Milano (22%).