Articolo Pubblicato il 9 marzo, 2017 alle 11:58.

Dopo il “picco” del 2015, che aveva visto un’inversione di tendenza rispetto al leggero calo degli anni precedenti, nel 2016 sono tornati a diminuire gli infortuni mortali sul lavoro verificatisi in Italia.

Secondo l’elaborazione statistica dell’osservatorio sulla sicurezza sul lavoro di Vega Engeenering, su dati ufficiali Istat, nel 2016 le morti bianche sono state 1018, contro le 1.172 dell’anno precedente: una contrazione confortante, ma il numero di vittime resta sempre elevatissimo, in pratica si è tornati ai livelli del 2014. Parliamo di quasi tre tragedie al giorno, un prezzo da pagare inaccettabile per un paese civile.

L’indagine distingue anche tra gli infortuni veri e propri accaduti in occasione di lavoro, che sono stati 749, e a cui si riferiscono gli approfondimenti successivi, da quelli in itinere, per lo più durante gli spostamenti per raggiungere il posto di lavoro, 269.

Le tre regioni più colpite dal fenomeno sono l’Emilia Romagna (con 87 infortuni mortali), il Veneto e la Lombardia (entrambi con 86 casi), ma rapportando il numero di incidenti al totale degli occupati, la poco edificante classifica in base all’indice di incidenza (numero di infortuni ogni milione di occupati) è guidata dal Molise (con 80,4): seguono la Basilicata (con 66,6) e l’Emilia Romagna (con 44,9). In generale, sono le regioni del sud ad avere l’indice di incidenza maggiore, mentre quello più basso si riscontra nelle regioni del nord-ovest del Paese.

Quanto ai settori economici, le Costruzioni si confermano quelle più a rischio con 109 incidenti mortali nel 2015, seguite dalle attività manifatturiere (101) e di trasporto e magazzinaggio (90).

Gli uomini sono di gran lunga le principali vittime sul lavoro (gli infortuni mortali che hanno visto coinvolte donne sono stati 48, il 6,4% del totale, considerando sempre quelli in occasione di lavoro, esclusi quelli in itinere): nel 15,4% dei casi le morti bianche hanno riguardato lavoratori di origine straniera.

Le fasce d’età più esposte sono quella dai 45 ai 54 anni (con 249 incidenti mortali) e dai 55 ai 64 anni (213), ma calcolando anche qui l’indice di incidenza sul numero di occupati, il tasso più alto (215,5) lo fanno registrare gli over 65: una maggiore esposizione legata all’età, ai riflessi più lenti, ma anche alle difficoltà, rispetto ai più giovani, nell’adeguarsi alle normative sulla sicurezza o nel recepire le indicazioni dei corsi di formazione e all’abbassamento delle attenzioni necessarie, pensando che l’esperienza acquisita in decenni sia sufficiente.

Un calo di tensione che probabilmente spiega anche le ragioni per le quali i giorni più a rischio siano il venerdì e il lunedì, prima e al rientro dal week end.