Alla data del 31 marzo 2021 sono ulteriormente salite a 165.528 le denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19 segnalate all’Inail dall’inizio dell’epidemia, circa un quarto del totale delle denunce pervenute da gennaio 2020, con un’incidenza del 4,6% rispetto al complesso dei contagiati nazionali comunicati dall’Istituto Superiore di Sanità al 31 marzo 2021. E’ quarto emerge dal 15. report nazionale mensile pubblicato dall’Istituto il 23 aprile 2021 e relativo, per l’appunto, al mese di marzo.

 

A marzo 2021, 8.672 nuove denunce

Rispetto al monitoraggio effettuato alla data del 28 febbraio 2021 (156.766 denunce) i casi in più sono 8.762 (+5,6%), di cui 3.522 riferiti a marzo 2021, 1.605 a febbraio 2021 e 1.136 a gennaio 2021, 1.089 a dicembre, 860 a novembre e 413 a ottobre scorsi. I restanti 137 casi sono riconducibili agli altri mesi del 2020: il consolidamento dei dati, infatti, permette di acquisire informazioni non disponibili nelle rilevazioni precedenti.

Da inizio pandemia al 31 marzo 2021, le denunce si sono concentrate nei mesi di novembre (23,7%), marzo (17,2%), dicembre (15,1%), ottobre (14,7%), aprile (11,1%), maggio (2,3%) e settembre (1,2%) del 2020, e nei mesi di gennaio (7,9%), febbraio (2,6%) e marzo (2,1%) del 2021, per un totale del 97,9%: il rimanente 2,1% riguarda gli altri mesi del 2020, febbraio, giugno e agosto (0,6% per ciascun mese) e luglio (0,3%). A gennaio 2020 risultano 22 casi denunciati all’Inail.

 

Il fenomeno per genere, classe d’età, nazionalità e distribuzione territoriale

Il 69,3% dei contagi ha interessato le donne, il 30,7% gli uomini. La componente femminile supera quella maschile in tutte le regioni ad eccezione della Sicilia e della Campania (con incidenze, rispettivamente, del 46,5% e del 45,0%) e della Calabria dove si riscontra una parità tra i generi (50%).

L’età media dall’inizio dell’epidemia è di 46 anni per entrambi i sessi; l’età mediana (quella che ripartisce la platea – ordinata secondo l’età – in due gruppi ugualmente numerosi) è di 48 anni; sui casi di marzo 2021, l’età media sale a 47 anni, mentre la mediana conferma il valore dell’intero periodo. Il dettaglio per classe di età mostra come il 42,3% del totale delle denunce riguardi quella 50-64 anni: seguono le fasce 35-49 anni (36,8%), under 35 anni (19,0%) e over 64 anni (1,9%).

Gli italiani sono l’86,1% (poco meno di sette su dieci sono donne); gli stranieri il 13,9% (otto su dieci sono donne): le nazionalità più colpite sono quella rumena (21,0% dei contagiati stranieri), peruviana (13,0%), albanese (8,1%), moldava (4,5%) ed ecuadoriana (4,2%).

L’analisi territoriale, per luogo evento dell’infortunio, evidenzia una distribuzione delle denunce del 44,0% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 26,0%), del 24,5% nel Nord-Est (Veneto 10,7%), del 14,7% al Centro (Lazio 6,3%), del 12,3% al Sud (Campania 5,5%) e del 4,5% nelle Isole (Sicilia 3,0%). Le province con il maggior numero di contagi da inizio pandemia sono Milano (9,9%), Torino (7,2%), Roma (4,9%), Napoli (3,8%), Brescia e Varese (2,6%), Verona (2,5%) e Genova (2,4%). Torino è la provincia che registra il maggior numero di contagi professionali accaduti nel solo mese di marzo 2021, seguita da Roma, Milano, Napoli, Cuneo, Genova e Varese. Sono però le province di Siena, Udine, Lecce, Salerno, Crotone, Frosinone e Bologna quelle che registrano i maggiori incrementi percentuali rispetto alla rilevazione di febbraio.

 

I settori e le professioni più esposti

Delle 165.528 denunce di infortunio da Covid-19, quasi tutte riguardano la gestione assicurativa dell’Industria e servizi (97,4%), mentre il numero dei casi registrati nelle restanti gestioni assicurative, per Conto dello Stato (Amministrazioni centrali dello Stato, Scuole e Università statali), Agricoltura e Navigazione è di 4.329 unità.

Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili…) registra il 67,5% delle denunce, seguito dall’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali) con il 9,2%; dal noleggio e servizi di supporto (servizi di vigilanza, di pulizia, call center…) con il 4,4%; dal settore manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, stampa, industria alimentare) con il 2,8%; dalle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione e dal trasporto e magazzinaggio con il 2,5% per entrambe; dalle altre attività di servizi (pompe funebri, lavanderia, riparazione di computer e di beni alla persona, parrucchieri, centri benessere…) e dal commercio all’ingrosso e al dettaglio con l’1,9% per entrambe; dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale) con l’1,8%.

Nei mesi di febbraio e marzo 2021 si evidenzia un’inversione di tendenza rispetto al trend osservato nella seconda ondata considerata nel suo complesso: se la sanità e assistenza sociale in questi mesi scende sotto la soglia del 50% dei casi codificati, riposizionandosi sugli stessi livelli del periodo estivo (grazie probabilmente all’efficacia delle vaccinazioni che hanno coinvolto prioritariamente il personale sanitario), altri settori produttivi registrano invece una crescita dei contagi professionali, si tratta in particolare dei trasporti, dei servizi di alloggio e ristorazione, del commercio e dei servizi di informazione e comunicazione, che raccolgono circa il 20% dei casi.

L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia la categoria dei tecnici della salute come quella più coinvolta da contagi con il 38,5% delle denunce (in tre casi su quattro sono donne), l’82,7% delle quali relative a infermieri. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 19,0% (l’81,1% sono donne), i medici con l’8,8% (il 48,2% sono donne), gli operatori socio-assistenziali con il 7,2% (l’85,3% donne) e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,8% (72,9% donne). Il restante personale coinvolto riguarda, tra le prime categorie professionali, impiegati amministrativi (4,2%, di cui il 68,2% donne), addetti ai servizi di pulizia (2,2%, il 78,6% donne), conduttori di veicoli (1,2%, con una preponderanza di contagi maschili pari al 92%) e direttori e dirigenti amministrativi e sanitari (0,9%, di cui il 47,1% donne).

 

Le denunce di infortunio con esito mortale

Il monitoraggio alla data del 31 marzo 2021 ha rilevato 551 denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale da Covid-19 pervenute all’Inail dall’inizio dell’epidemia, circa un terzo del totale dei decessi denunciati da gennaio 2020, con un’incidenza dello 0,5% rispetto al complesso dei deceduti nazionali da Covid-19 comunicati dall’Iss alla stessa data.

Il 34,7% sono lavoratori deceduti ad aprile, il 24,1% a marzo, il 12,2% a novembre, l’11,4% a dicembre, il 4,0% a maggio, l’1,4% ad ottobre, l’1,1% a luglio, lo 0,9% a giugno e lo 0,2% sia ad agosto che a settembre del 2020; a gennaio 2021 la quota è pari al 5,3%, a febbraio 2021 al 2,5% e marzo 2021 al 2,0%.

Rispetto al monitoraggio del 28 febbraio 2021 (499 casi), i decessi sono 52 in più, di cui 11 a marzo, 6 a febbraio e 10 a gennaio del 2021, 5 a dicembre e 12 a novembre dello scorso anno; i restanti otto decessi sono riconducibili ai mesi precedenti. Per i casi mortali, pertanto, a differenza delle denunce in complesso, è la prima ondata dei contagi ad avere avuto un impatto più significativo della seconda: 62,8%, infatti, è la quota sul totale dei decessi da Covid-19 denunciati nel trimestre marzo-maggio 2020 contro il 34,8% del semestre ottobre 2020-marzo 2021.

Le morti sul lavoro da Covid per genere, classe d’età, nazionalità e distribuzione territoriale

L’82,8% dei decessi ha interessato gli uomini, il 17,2% le donne (al contrario di quanto osservato sul complesso delle denunce in cui si rileva una percentuale superiore per le donne); l’età media dei deceduti è 59 anni (57 per le donne, 59 per gli uomini), così come l’età mediana, 57 anni per le donne e 60 per gli uomini (82 anni quella calcolata dall’ISS per i deceduti nazionali).

Il  dettaglio per classe di età mostra come il 72,0% del totale delle denunce riguardi quella 50-64 anni: seguono le fasce over 64 anni (18,9%), 35-49 anni (8,2%) e under 35 anni (0,9%) nella quale non si rilevano decessi femminili.

Gli italiani sono il 90,4% (oltre otto su dieci sono uomini); gli stranieri Il 9,6% (sette su dieci sono uomini): le comunità più colpite sono la peruviana (con il 17,0% dei decessi occorsi agli stranieri), l’albanese e la rumena (11,3% per entrambe).

L’analisi territoriale, per luogo evento dei decessi, evidenzia una distribuzione del 44,5% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 31,8%), del 23,2% al Sud (Campania 11,1%), del 15,8% nel Centro (Lazio 8,9%), del 12,0% nel Nord-Est (Emilia Romagna 7,3%) e del 4,5% nelle Isole (Sicilia 4,2%). La Provincia Autonoma di Bolzano è l’unica a non aver registrato casi mortali in tutto il periodo. Le province che contano più decessi da inizio pandemia sono Bergamo (8,7%), Milano (8,3%), Napoli e Roma (7,1% per entrambe), Brescia (4,9%), Torino (3,8%), Cremona (3,4%), Genova e Parma (2,9% ciascuna).

Nel confronto con le denunce professionali da Covid-19 per ripartizione geografica, per i mortali si osserva una quota più elevata al Sud (23,2% contro 12,3% riscontrato nelle denunce totali) e un’incidenza inferiore nel Nord-Est (12,0% rispetto al 24,5% delle denunce totali).

I settori e le professioni più colpite

Dei 551 decessi da Covid-19, la stragrande maggioranza riguarda la gestione assicurativa dell’Industria e servizi (90,3%), mentre il numero dei casi registrati nelle restanti gestioni assicurative, per Conto dello Stato (Amministrazioni centrali dello Stato, Scuole e Università statali), Navigazione e Agricoltura è di 53 unità.

Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale registra il 27,4% dei decessi codificati, seguito dal trasporto e magazzinaggio (13,2%) e dalle attività del manifatturiero con l’11,2%; dall’amministrazione pubblica e dal commercio all’ingrosso e al dettaglio con il 9,6% ciascuna; dalle costruzioni con il 6,6%; dalle attività professionali, scientifiche e tecniche con il 4,3%; dalle attività inerenti il noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese con il 3,8%; dai servizi di alloggio e ristorazione con il 3,6%; dalle altre attività dei servizi con il 3,0%; dalle attività finanziarie e assicurative con il 2,8%.

L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia come circa un terzo dei decessi riguardi personale sanitario e socio-assistenziale. Nel dettaglio, le categorie più colpite sono quelle dei tecnici della salute con l’11,4% dei casi codificati (67,7% infermieri, il 40,3% donne,) e dei medici con il 6,8% (il 5,4% donne). A seguire gli operatori socio-sanitari con il 5,2% (il 53,6% sono donne), il personale non qualificato nei servizi sanitari con il 4,1% e gli operatori socio-assistenziali con il 2,8% (il 60% sono donne), gli specialisti nelle scienze della vita (tossicologi e farmacologi) con il 2,0%.

Le restanti categorie professionali coinvolte riguardano gli impiegati amministrativi con l’11,1% (circa nove su dieci sono uomini), gli addetti all’autotrasporto con il 6,8% (tutti uomini), gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia con il 2,4%, gli addetti alle vendite con il 2,2%, i direttori e dirigenti amministrativi e sanitari e gli specialisti delle scienze gestionali, commerciali e bancarie con il 2,0% entrambi, gli artigiani meccanici con l’1,8%, gli addetti alla pulizia di alberghi e ristoranti, gli esercenti ed addetti nelle attività di ristorazione e gli artigiani e gli operai specializzati nelle rifiniture e mantenimento delle strutture edili, tutti con l’1,7% ciascuno, gli impiegati addetti al controllo di documenti e allo smistamento e recapito della posta, i tecnici in campo ingegneristico e gli specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche, fisiche e naturali, tutti con l’1,5% ciascuno.