Articolo Pubblicato il 22 agosto, 2019.

Riaccesi i tutor. La Cassazione ha accolto il ricorso di Autostrade per l’Italia ribaltando la sentenza con cui la Corte d’Appello di Roma, nell’aprile del 2018, aveva ritenuto che il sistema di controllo della velocità media in autostrada violasse le norme relative alla proprietà intellettuale della società Craft e andasse portano rimosso.

Un contenzioso lungo 13 anni per violazione brevettuale

Il contenzioso, che riguarda indirettamente milioni di automobilisti, era insorto nel lontano 2006. Alcuni anni prima il titolare dell’azienda toscana Craft specializzata in scanner fotogrammetrici, aveva proposto alla società autostrade il sistema Tutor (allora denominato Sicve) per calcolare la velocità dei veicoli in autostrada attraverso due postazioni di telecamere a una certa distanza, collegate a un computer che, in base all’orario dei passaggi e alle targhe, ne calcolava la velocità. Autostrade per l’Italia aveva accolto la proposta freddamente ma qualche tempo dopo fu presentato in pompa magna il sistema “Tutor” e l’azienda sostenne che era stato comprato paro paro dal suo sistema e fece causa.

La Corte d’Appello dà ragione all’impresa

Dopo una lunga battaglia legale, la Corte d’Appello capitolina, come detto, aveva dato ragione alla ditta decretando che i Tutor costituivano contraffazione del suo brevetto e l’azienda aveva chiesto 7,5 milioni  di euro di danni ad Autostrade. La quale fu costretta a spegnere i dispositivi: a luglio 2018 ne vennero attivati altri di una nuova versione ma solo su alcune tratte e in via sperimentale. Il contenzioso aveva posto seri problemi alla sicurezza perché, dati alla mano, il sistema, installato nelle tratte autostradali a maggior rischio di eccesso di velocità, e che copriva oltre 2.500 km di strade, aveva consentito di ridurre l’incidentalità mortale sulle stesse del 50%. Di più, secondo Aspi (la concessionaria del gruppo Atlantia) l’impiego dei tutor avrebbe ridotto del 70% il numero dei morti nel complesso della rete autostradale, grazie alla diminuzione del 25% della velocità di picco e del 15% di quella media.

La Cassazione invece dà ragione ad Autostrade: i modelli matematici noti non si possono copiare

Per la Suprema Corte, tuttavia, i motivi per i quali la Corte d’appello ha dato ragione alla Craft sono del tutto infondati. In buona sostanza, la Cassazione ha ritenuto che le formule matematiche note, su cui si basa il dispositivo, non si possono brevettare, e che comunque il sistema utilizzato da autostrade per l’Italia fosse diverso da quello della società Craft.

Già riaccesi i tutor

La battaglia non è ancora finita: gli Ermellini, infatti, hanno rinviato la causa alla Corte d’Appello di Roma in diversa composizione, che dovrà deliberare sulla base dei principi di diritto enunciati dalla Cassazione, ma il pronunciamento di quest’ultima, datato 31 maggio e depositato il 14 agosto 2019, ha già dato modo ad Autostrade di attivare le squadre per la re-installazione del sistema in modo da consentirne la messa a disposizione in tempi brevissimi alla Polizia Stradale, già per le giornate del controesodo.