Articolo Pubblicato lunedì, 18 marzo, 2019.

La notizia è di quelle che destano unanime sdegno e che giustificano appieno la definizione di “mala assicurazione”.

 

Invalida dalla nascita per errore medico

Protagonista della vicenda una bambina veneta di non ancora dieci anni e i suoi coraggiosi genitori.

La bimba è nata completamente invalida presso l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo (in foto) a causa di un fatale errore medico durante il parto, che le ha determinato una lunga anossia.

Gravissime le lesioni in seguito al parto. La piccola non vede, non sente, non parla, soffre di ripetuti attacchi epilettici, è affetta da tetraplegia spastica.

E’ stata sottoposta a più di venti interventi in tutte le parti del corpo, cervello compreso, ma finalizzate essenzialmente a ridurle il dolore che prova.

La sua mamma e il suo papà da un paio d’anni fa hanno deciso di trasferirsi a Ravenna per poter ricoverare la figlioletta in un noto centro iperbarico della città emiliana e darle la possibilità di seguire una terapia adeguata.

 

Processo penale e civile

Il gravissimo caso di malpractice medica è stato ovviamente dibattuto anche nelle aule di tribunale: nel penale le ginecologhe imputate sono state assolte in primo grado, ma in Appello, un anno fa, il verdetto è stato ribaltato.

Peccato però che il reato sia stato dichiarato prescritto, anche se l’ultima parola spetterà alla Cassazione.

Diverso il discorso sul fronte civile. La storia della bambina è balzata all’onore delle cronache anche e proprio per il risarcimento record stabilito dal giudice del Tribunale rodigino, che ha condannato le due dottoresse e l’azienda sanitaria a corrispondere ai genitori della bambina gravemente macrolesa la somma di oltre cinque milioni di euro: cifra che di primo acchito può sembrare notevole, ma che è pienamente giustificata a fronte di tutte le costose cure e dell’assistenza h 24 di cui la piccola necessiterà per tutta la sua vita.

 

Il ricorso dell’assicurazione

Ed è appunto qui che si sono “aggrappate”, con il tatto di un elefante, le compagnie assicurative dei medici e dell’ospedale, che hanno presentato ricorso sul “quantum” adducendo due perizie nelle quali si stima un’aspettativa di vita della bambina di circa vent’anni calcolata sulla base delle nude medie statistiche per pazienti affetti da questo genere di ritardi psico-motori, senza peraltro aver mai visitato la bimba: aspettativa esigua che non giustificherebbe l’erogazione di cinque milioni.

Logico il disappunto e l’amarezza dei genitori, che seguono con tanto amore e abnegazione una figlia che è sì gravemente tetraplegica, ma sana, e che sta anche compiendo dei piccoli passi avanti grazie alla terapia iperbarica che sta seguendo.

Il risultato è che il risarcimento è ancora bloccato: la famiglia in dieci anni non ha visto un euro dalle compagnie di assicurazione dei medici e dell’ospedale, nonostante la responsabilità conclamata, e con enormi sacrifici ha dovuto far fronte con le sue sole forze a una spesa di oltre trecentomila euro.

Una vicenda che, oltre alle perplessità dal punto di vista tecnico e medico, pone tanti interrogativi anche e soprattutto sul piano morale.