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Il risarcimento per infortunio sul lavoro per colpa del datore è un diritto fondamentale del lavoratore quando l’evento lesivo non è frutto del caso, ma della violazione degli obblighi di sicurezza previsti dalla legge. In Italia, la normativa tutela in modo rigoroso la salute e l’integrità psicofisica dei dipendenti, imponendo al datore di lavoro precisi doveri di prevenzione, protezione e vigilanza.

Tuttavia, non sempre l’indennizzo erogato dall’INAIL copre integralmente tutti i danni subiti. In presenza di responsabilità datoriale, il lavoratore può ottenere un risarcimento integrale del danno, comprensivo di voci che vanno oltre l’indennità assicurativa.

In questo approfondimento analizziamo:

  • Quando sussiste la colpa del datore di lavoro
  • Quali danni possono essere risarciti
  • La differenza tra indennizzo INAIL e risarcimento civile
  • Come dimostrare la responsabilità
  • I termini per agire
  • Perché affidarsi a professionisti esperti come Studio 3A – Valore S.p.A.

 

Infortunio sul lavoro: cosa dice la legge

L’infortunio sul lavoro è disciplinato principalmente dal D.P.R. 1124/1965 e dal D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza). Si verifica quando il lavoratore subisce un evento traumatico per causa violenta in occasione di lavoro, dal quale deriva un danno alla salute.

Il datore di lavoro, ai sensi dell’art. 2087 del Codice Civile, è obbligato ad adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore. Non basta rispettare formalmente le norme: deve garantire concretamente un ambiente sicuro.

Quando questo obbligo viene violato, si configura una responsabilità civile per colpa, che può dare luogo a un risarcimento ulteriore rispetto a quanto erogato dall’INAIL.

Quando l’infortunio è colpa del datore di lavoro

Non tutti gli infortuni comportano automaticamente una responsabilità datoriale. Per ottenere il risarcimento è necessario dimostrare:

  1. L’esistenza di un danno
  2. La violazione di una norma di sicurezza
  3. Il nesso causale tra violazione e infortunio

Esempi frequenti di colpa del datore di lavoro:

  • Mancata fornitura dei dispositivi di protezione individuale (DPI)
  • Omessa formazione e informazione del lavoratore
  • Assenza o irregolarità del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR)
  • Macchinari non a norma o privi di manutenzione
  • Mancanza di protezioni su impianti e attrezzature
  • Carichi di lavoro eccessivi o turni non conformi
  • Omessa vigilanza sul rispetto delle procedure di sicurezza

La giurisprudenza è costante nell’affermare che il datore di lavoro deve prevenire anche comportamenti imprudenti del dipendente, se prevedibili.

 

Differenza tra indennizzo INAIL e risarcimento del danno

Uno degli aspetti meno conosciuti riguarda la distinzione tra:

  • Indennizzo INAIL
  • Risarcimento danno differenziale

L’INAIL eroga un indennizzo automatico a prescindere dalla colpa del datore. Tuttavia, questo indennizzo copre solo alcune voci di danno, principalmente:

  • Danno biologico permanente (secondo tabelle INAIL)
  • Inabilità temporanea
  • Rendita in caso di invalidità superiore al 16%

Non vengono coperti integralmente:

  • Il danno morale
  • Il danno esistenziale
  • Il danno da perdita di chance
  • Il danno patrimoniale eccedente
  • Il danno da sofferenza soggettiva
  • Il danno futuro

Quando l’infortunio è dovuto alla responsabilità del datore, il lavoratore ha diritto al danno differenziale, ossia alla differenza tra il danno civilistico integrale e quanto già percepito dall’INAIL.

Questo è un punto cruciale: molte vittime non sanno di poter ottenere somme significativamente superiori.

 

Quali danni possono essere risarciti

In caso di responsabilità del datore di lavoro, il risarcimento può comprendere:

  1. Danno biologico

È la lesione all’integrità psicofisica accertata medico-legalmente. In sede civile viene calcolato secondo le tabelle del Tribunale (ad esempio le Tabelle di Milano), spesso più favorevoli rispetto ai criteri INAIL.

  1. Danno morale

Riguarda la sofferenza interiore, l’angoscia, il dolore psichico conseguente all’infortunio.

  1. Danno esistenziale

Compromissione della qualità della vita, delle relazioni familiari e sociali, delle attività quotidiane e ricreative.

  1. Danno patrimoniale

Comprende:

  • Perdita o riduzione della capacità lavorativa
  • Spese mediche non coperte
  • Spese di assistenza
  • Mancati guadagni
  • Perdita di progressione di carriera
  1. Danno da perdita di chance

Quando l’infortunio impedisce opportunità professionali future.

 

Infortunio mortale: risarcimento ai familiari

Nei casi più gravi, purtroppo, l’infortunio può essere fatale. In queste situazioni, i familiari della vittima hanno diritto al risarcimento del danno iure proprio, che comprende:

  • Danno da perdita del rapporto parentale
  • Danno morale
  • Danno patrimoniale per perdita del sostegno economico

La quantificazione può raggiungere importi molto elevati, soprattutto in presenza di figli minori o coniuge economicamente dipendente.

 

Onere della prova e come dimostrare la responsabilità

Nel processo civile, il lavoratore deve dimostrare:

  • Il danno subito
  • Il collegamento con l’attività lavorativa

Spetta invece al datore provare di aver adottato tutte le misure idonee a prevenire l’evento.

Prove fondamentali:

  • Testimonianze dei colleghi
  • Documentazione aziendale
  • DVR
  • Verbali ASL o Ispettorato del Lavoro
  • Perizia medico-legale
  • Fotografie e rilievi tecnici

È evidente quanto sia importante un’assistenza tecnica qualificata fin dalle prime fasi.

Tempi di prescrizione

Il diritto al risarcimento del danno da infortunio sul lavoro si prescrive:

  • In 5 anni per responsabilità extracontrattuale
  • In 10 anni se si configura responsabilità contrattuale

In caso di reato (ad esempio lesioni colpose o omicidio colposo), i termini possono essere più lunghi e collegati alla prescrizione penale.

Agire tempestivamente è fondamentale per non perdere il diritto.

 

Procedura per ottenere il risarcimento

  1. Denuncia di infortunio all’INAIL
  2. Accertamenti sanitari
  3. Raccolta documentazione
  4. Valutazione medico-legale del danno
  5. Richiesta stragiudiziale di risarcimento
  6. Eventuale azione civile

Molti casi si risolvono in via stragiudiziale, ma è necessario presentare una richiesta ben strutturata, supportata da perizie tecniche e quantificazione corretta del danno.

 

Perché è fondamentale rivolgersi a professionisti esperti

Le compagnie assicurative e le aziende dispongono di legali e consulenti esperti nella riduzione dei risarcimenti. Il lavoratore, da solo, rischia di ottenere cifre inferiori rispetto al dovuto.

Affidarsi a una realtà specializzata come Studio 3A – Valore S.p.A. significa:

  • Ottenere una valutazione completa del danno
  • Avere consulenti medico-legali qualificati
  • Essere assistiti in sede civile e penale
  • Non anticipare spese, grazie alla formula con compenso legato al risultato

Studio 3A opera da oltre trent’anni nella tutela delle vittime di infortuni sul lavoro, malasanità, incidenti stradali e responsabilità civile, garantendo un approccio multidisciplinare e personalizzato.

 

Errori da evitare dopo un infortunio sul lavoro

Molti lavoratori compromettono la possibilità di ottenere il giusto risarcimento a causa di errori iniziali:

  • Non segnalare immediatamente l’infortunio
  • Firmare accordi transattivi senza consulenza
  • Non conservare documentazione medica
  • Sottovalutare postumi permanenti
  • Accettare la sola liquidazione INAIL

Una corretta gestione fin dalle prime fasi può fare la differenza anche di decine di migliaia di euro.

Anche se il lavoratore ha tenuto un comportamento imprudente, il datore può essere comunque responsabile se non ha vigilato adeguatamente.

Il concorso di colpa può ridurre il risarcimento, ma non escluderlo automaticamente, salvo casi di comportamento abnorme e imprevedibile.

 

Quanto vale un risarcimento per infortunio sul lavoro?

Non esiste una cifra standard. Dipende da:

  • Età della vittima
  • Percentuale di invalidità
  • Reddito percepito
  • Gravità delle conseguenze
  • Incidenza sulla vita personale e professionale

Un’invalidità permanente del 20% per un lavoratore giovane con reddito medio può generare un risarcimento complessivo anche superiore a 150.000 euro, considerando danno biologico, morale ed economico.

Nei casi più gravi, le cifre possono superare diverse centinaia di migliaia di euro.

 

Domande frequenti

Posso chiedere il risarcimento anche se ho ricevuto l’indennizzo INAIL?

Sì. L’indennizzo non esclude il diritto al danno differenziale.

Se non ho un contratto regolare posso agire?

Sì. La tutela della salute vale anche per lavoratori irregolari.

È necessario avviare una causa?

Non sempre. Molti casi si risolvono con trattativa stragiudiziale ben impostata.

Il risarcimento per infortunio sul lavoro per colpa del datore rappresenta uno strumento essenziale di tutela per il lavoratore che ha subito un danno evitabile. La normativa italiana offre strumenti efficaci, ma è necessario conoscere i propri diritti e agire con competenza.

L’indennizzo INAIL non è quasi mai sufficiente a coprire integralmente il pregiudizio subito. Solo attraverso una corretta quantificazione del danno differenziale è possibile ottenere un ristoro adeguato.

Affidarsi a professionisti specializzati come Studio 3A – Valore S.p.A. consente di affrontare il percorso con maggiore serenità, massimizzando le possibilità di ottenere il giusto risarcimento senza anticipare costi e con un’assistenza completa sotto il profilo tecnico, medico e legale.

In caso di infortunio sul lavoro, non sottovalutare i tuoi diritti: una consulenza qualificata può fare la differenza tra un semplice indennizzo e un risarcimento pieno e integrale.

Scritto da:

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Emanuele Musollini

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Categoria:

Infortuni sul Lavoro

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