Meno infortuni ma molte più morti bianche. E’ un bilancio in chiaroscuro del fenomeno infortunistico relativo al 2020 quello tracciato lunedì 19 luglio dal presidente dell’InailFranco Bettoni, nell’ambito della presentazione a Roma, a Montecitorio, della Relazione annuale dello scorso anno, presenti tra gli altri anche il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Andrea Orlando.

 

Un anno segnato dalla pandemia anche sul lavoro

I dati, come peraltro emerso in tutte le rilevazioni parziali, “sono stati pesantemente condizionati dalla pandemia – ha spiegato Bettoni -: da un lato, infatti, l’emergenza sanitaria ha comportato la riduzione dell’esposizione al rischio per gli eventi “tradizionali” e “in itinere”, a causa del lockdown e del rallentamento delle attività produttive, dall’altro ha generato la specifica categoria di infortuni per il contagio da Covid-19”.

Oltre 570mila infortuni, sempre tanti, ma in calo dell’11,4% sul 2019

Gli infortuni sul lavoro denunciati all’Inail nel loro complesso nel 2020 sono risultati 571.198, in sensibile calo dell’11,4% rispetto ai 644.993 del 2019: circa un quarto sono relativi a contagi da Covid-19 di origine professionale. Di questi, gli infortuni riconosciuti già “sul lavoro” sono 375.238 (-9,7% rispetto al 2019), di cui 46.660, pari al 12,97%, avvenuti “fuori dell’azienda”, cioè “con mezzo di trasporto” o “in itinere”, nel percorso di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro.

In netto aumento, invece, le denunce mortali: 1538, più di un terzo per Covid

Il rovescio della medaglia è costituito dalle denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale, che sono state 1.538, in aumento del 27,6% rispetto ai 1.205 casi mortali denunciati nel 2019: un incremento strettamente connesso al Coronavirus, se è vero che oltre un terzo riguarda decessi causati dal Covid-19.  Le morti accertate “sul lavoro” dall’Inail sono 799, il 13,3% in più rispetto alle 705 del 2019, di cui 261, pari a circa un terzo del totale, occorse “fuori dell’azienda” (93 casi sono ancora in istruttoria). Gli incidenti plurimi, che hanno comportato la morte di almeno due lavoratori contemporaneamente, sono stati 14, per un totale di 29 decessi.

 

Le malattie professionali

In calo, infine anche le denunce di malattia professionale, in tutto 44.955, -26,6% rispetto alle 61.201 del 2019. E’ già stata riconosciuta la causa professionale per 15.886 denunce, il 35,34% del totale, mentre 1.495, pari al 3,33%, sono attualmente in istruttoria. Ovviamente, anche su questa flessione, in controtendenza con gli incrementi rilevati nel quinquennio precedente, ha influito l’emergenza epidemiologica. Le denunce riguardano le malattie e non i soggetti ammalati, che sono 31.433, di cui 11.962, il 38,06% per causa professionale riconosciuta dall’Istituto. I lavoratori con malattia asbesto-correlata riconosciuta sono stati circa 923, mentre quelli deceduti nel 2020 con riconoscimento di malattia professionale sono stati 912 (-19,79% rispetto al 2019), di cui 205 per silicosi/asbestosi.

Quasi nove aziende su dieci sono risultate non in regola ai controlli

Fanno specie anche i numeri relativi all’attività di controllo effettuata dall’istituto, i cui ispettori nel 2020 hanno ispezionato 7.486 aziende delle quali ben l’86,57% sono risultate irregolari. I lavoratori regolarizzati sono stati 41.477 (-16,76% rispetto al 2019), di cui 39.354 irregolari e 2.123 in nero. Sono state accertate retribuzioni imponibili evase per circa un miliardo e mezzo di euro e richiesti premi per oltre 38 milioni di euro.

“Il pesante bilancio infortunistico ci fa comprendere che non si fa ancora abbastanza – ha sottolineato il presidente dell’Inail – Non è sufficiente indignarsi ma occorre agire. Le norme ci sono e vanno rispettate. È necessario un impegno forte e deciso di tutti per realizzare un vero e proprio “patto per la sicurezza” tra istituzioni e parti sociali. Coinvolgere gli attori del sistema nazionale di prevenzione, rafforzare i controlli, promuovere una maggiore sensibilizzazione di lavoratori e imprese, potenziare la formazione e l’informazione per costruire una cultura della sicurezza, a partire dal mondo della scuola, dare sostegno economico alle aziende: sono tutte azioni da perseguire con determinazione e l’Istituto è pronto a fare la sua parte”.