Articolo Pubblicato il 10 dicembre, 2019 alle 11:53.

Diminuiscono leggermente le morti bianche, ma parliamo sempre di tre decessi al giorno, e però aumentano in generale gli infortuni sul lavoro. Restano allarmanti i dati sul fenomeno infortunistico relativi ai primi dieci mesi del 2019 diffusi il 3 dicembre dall’Inail.

 

Aumentano le denunce di infortunio

Le denunce di infortunio presentate all’Istituto nel periodo compreso tra gennaio e ottobre 2019 sono state ben 534.314, 240 in più rispetto alle 534.074 dei primi dieci mesi del 2018 (+0,04%). I dati evidenziano a livello nazionale un incremento dei casi avvenuti “in itinere”, ossia nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro, che sono passati da 80.534 a 82.535 (+2,5%), mentre quelli “in occasione di lavoro” registrano un calo, lieve, del -0,4% (da 453.540 a 451.779).

A livello settoriale, nei primi dieci mesi del 2019 il numero degli infortuni denunciati è diminuito dello 0,4% nella gestione Industria e servizi (dai 422.222 casi del 2018 ai 420.625 del 2019) e dello 0,3% in Agricoltura (da 28.036 a 27.947), mentre è aumentato del 2,3% nel Conto Stato (da 83.816 a 85.742).

A livello territoriale, poi, l’analisi evidenzia una diminuzione, ma sempre lieve, delle denunce di infortunio sul lavoro nel Nord-Ovest (-0,1%), nel Nord-Est (-0,4%) e al Sud (-0,6%), mentre nel Centro e nelle Isole l’aumento è stato pari, rispettivamente, all’1,2% e allo 0,8%.

Tra le regioni che hanno fatto registrare le flessioni percentuali maggiori spiccano il Molise (-6,4%) e la Valle d’Aosta (-5,1%). Gli incrementi più consistenti sono invece quelli della Sardegna (+3,9%) e dell’Umbria (+2,0%).

 

In aumento gli infortuni delle donne e degli extracomunitari

Un elemento che fa riflettere è che l’aumento, pur contenuto, delle denunce emerso dal confronto dei primi dieci mesi del 2018 e del 2019 è legato alla componente femminile, che registra un +0,6% (da 188.785 a 189.945 denunce), a differenza di quella maschile, in diminuzione dello 0,3% (da 345.289 a 344.369).

Così come spicca – ma non è una novità – l’’incremento degli infortuni denunciati dai lavoratori extracomunitari, pari al 4,9% (da 66.167 a 69.429), mentre le denunce dei lavoratori italiani sono in calo dello 0,6% (da 446.694 a 444.051) e quelle dei comunitari dell’1,8% (da 21.211 a 20.832).

Dall’analisi per classi di età, infine, emergono aumenti tra gli under 30 (+2,8%) e tra i 55 e 69 anni (+2,7%): anche quest’ultima dinamica non è nuova. In diminuzione del 2,2%, invece, le denunce dei lavoratori della fascia 30-54 anni, nella quale però rientra oltre la metà dei casi registrati.

 

Gli incidenti mortali

Passando alle denunce più tragiche, quelle di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail entro il mese di ottobre, esse sono state 896, 49 in meno rispetto alle 945 dei primi 10 mesi del 2018 (-5,2%). Non c’è però molto da stare allegri, sia perché il numero delle vittime resta comunque altissimo, sia perché la flessione è legata soprattutto agli “incidenti plurimi”, con cui si indicano quegli eventi che causano la morte di almeno due lavoratori, che per loro natura ed entità possono influenzare l’andamento del fenomeno.

È proprio quello che è accaduto tra gennaio e ottobre del 2018, quando gli incidenti plurimi sono stati 21 e hanno causato 76 vittime, più del doppio dei 34 lavoratori che hanno perso la vita nei 16 incidenti plurimi avvenuti nei primi 10 mesi di quest’anno. Il raffronto appare quindi poco significativo, se si considera che la metà dei 76 decessi in incidenti plurimi dei primi 10 mesi del 2018 è avvenuta nel solo mese di agosto, funestato soprattutto dai due incidenti stradali occorsi in Puglia, a Lesina e Foggia, in cui hanno perso la vita 16 braccianti, e dal crollo del ponte Morandi a Genova, con 15 casi mortali denunciati all’Inail.

Nel mese di agosto di quest’anno, invece, non sono stati registrati eventi di uguale drammaticità.

A livello nazionale, dai dati rilevati al 31 ottobre di ciascun anno, emerge una riduzione di 55 denunce per i casi mortali occorsi “in itinere” (da 297 a 242) e un aumento di sei denunce per quelli avvenuti “in occasione di lavoro” (da 648 a 654).

 

I settori, la distribuzione territoriale e il genere

Quanto ai settori produttivi, il decremento ha interessato solo la gestione Industria e servizi, con 53 denunce mortali in meno (da 814 a 761), mentre l’Agricoltura ha presentato quattro casi in più (da 115 a 119), e il Conto Stato lo stesso numero di decessi in entrambi i periodi (16).

L’analisi territoriale mostra una diminuzione delle denunce di infortuni con esito mortale nel Nord-Ovest (da 260 a 232), nel Nord-Est (da 235 a 209) e al Sud (da 203 a 190), e un aumento nel Centro (da 174 a 185) e nelle Isole (da 73 a 80). A livello regionale spiccano i decrementi rilevati in Liguria e Veneto (rispettivamente 24 e 18 decessi in meno) e gli incrementi nel Lazio (+11), nelle Marche e in Sicilia (+10 per entrambe).

L’analisi di genere, nel confronto tra i primi 10 mesi del 2019 e del 2018, mostra un andamento decrescente per entrambi i sessi: 43 casi mortali in meno per gli uomini (da 863 a 820) e sei in meno per le donne (da 82 a 76). Segno meno anche per le denunce di infortunio con esito mortale dei lavoratori italiani (da 787 a 733) ed extracomunitari (da 114 a 112), mentre tra i comunitari si registrano sette casi in più (da 44 a 51).

L’analisi per classi di età, infine, mostra flessioni tra gli under 20 (-7 decessi), nella fascia 30-44 anni (-38) e in quella 55-69 anni (-56), a fronte di sei morti in più per i lavoratori tra i 20-29 anni e di 49 in più per quelli tra i 45 e i 54 anni.

 

In crescita anche le denunce di malattie professionali

Anche le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nei primi 10 mesi di quest’anno sono aumentate, essendosi attestate a quota 51.055, 1.295 in più rispetto allo stesso periodo del 2018 (+2,6%).

Le patologie denunciate sono aumentate nella gestione Industria e servizi, da 39.368 a 40.989 (+4,1%), mentre sono diminuite in Agricoltura, da 9.835 a 9.530 (-3,1%), e nel Conto Stato, da 557 a 536 (-3,8%).

A livello territoriale, l’aumento ha riguardato il Nord-Est (+0,6%), il Centro (+2,7%), il Sud (+2,6%) e le Isole (+10,5%). Il Nord-Ovest, invece, si distingue con un calo pari allo 0,8%.

In ottica di genere le denunce di malattia professionale sono state 476 in più per le lavoratrici, da 13.324 a 13.800 (+3,6%), e 819 in più per i lavoratori, da 36.436 a 37.255 (+2,2%).

In crescita sia le denunce dei lavoratori italiani, che sono passate da 46.541 a 47.502 (+2,1%), sia quelle dei comunitari, da 1.032 a 1.200 (+16,3%), ed extracomunitari, da 2.187 a 2.352 (+7,5%).

Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (31.457 casi), del sistema nervoso (5.490, con una prevalenza della sindrome del tunnel carpale) e dell’orecchio (3.552) continuano a rappresentare le prime tre malattie professionali denunciate, seguite da quelle del sistema respiratorio (2.313) e dai tumori (2.017).

Sono state inoltre protocollate 380 denunce di malattie professionali legate ai disturbi psichici e comportamentali e 344 per quelle della cute e del tessuto sottocutaneo. I casi di patologie del sistema circolatorio sono invece 206.