Articolo Pubblicato il 9 settembre, 2018 alle 12:43.

INFORTUNIO IN ITINERE:

L’INAIL DOVE STA?

Ha fatto scalpore, nei giorni scorsi, il caso di un’assistente domiciliare di Milano, assunta a tempo determinato, fratturatasi il malleolo mentre si recava da un paziente usando il monopattino, mezzo che utilizzava, visti i continui spostamenti che doveva effettuare, per integrare i tragitti in autobus e in metropolitana: l’Inail non gli ha riconosciuto l’infortunio in itinere con la giustificazione che il monopattino non rientra tra i mezzi di trasporto omologati dal codice della strada. E nel frattempo il contratto a termine le è scaduto.

La vicenda, che finirà nelle aule di tribunale, tuttavia, è solo la punta dell’iceberg della linea dura, e spesso contraria ad ogni buon senso, tenuta dall’Inail verso gli incidenti che accadono nei tragitti casa-lavoro: non per nulla, nella stragrande maggioranza dei casi, i giudici poi danno ragione ai lavoratori, che però devono affrontare lunghe cause. Si veda il contenzioso arrivato in Cassazione, che alcuni giorni fa ha riconosciuto il diritto all’indennizzo per un danneggiato che si era fatto male andando al lavoro in bicicletta.

In un articolo dedicato alla questione, il Corriere della Sera sciorina tutta una serie di circostanze al limite dell’assurdo. Come quella della donna caduta e feritasi nella stazione della città in cui lavorava, ma che l’Inail non voleva risarcire per il solo fatto che quel giorno era partita dalla stazione vicina alla casa del suo fidanzato e non da Milano: ovviamente il ricorso è stato vinto. O come il caso del ragazzo inciampato nel parcheggio della scuola in cui lavorava che si è visto contestare dall’istituto il fatto di non aver utilizzato l’ingresso ufficiale ma quello secondario del plesso. O, ancora, come la vicenda di un manutentore che si è visto negare il riconoscimento dell’infortunio per il semplice fatto di aver dovuto percorrere un breve tratto a piedi (ed è qui che era caduto) perché quel giorno l’autobus faceva un giro diverso: per l’Inail si trattava di una “deviazione dall’itinerario casa-lavoro”.

Certo, è doveroso, come spiegano dall’istituto, valutare bene le domande caso per caso, onde evitare i soliti “furbetti”, ma non si può, come lamentano anche i sindacati, considerare gli infortuni in itinere come incidenti di serie B e appigliarsi ad ogni cavillo pur di non liquidare ai lavoratori ciò di cui hanno diritto. Anche perché i numeri parlano chiaro: delle 641mila denunce di infortunio presentate nel 2017, 224mila, cioè più di un terzo, sono relative proprio a incidenti occorsi in itinere.