Italia “maglia nera” in Europa per le infezioni ospedaliere. Sono allarmanti i dati riportati – in occasione dell’ultima giornata mondiale della consapevolezza sugli antibiotici, lo scorso  novembre – dal Centro Europeo malattie infettive (Ecdc), secondo il quale ogni anno in Europa muoiono 33mila persone per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, e un terzo dei decessi si verifica in Italia, di gran lunga il Paese più colpito. Una cifra – in costante aumento dal 2007 – pari a quella delle vittime di Hiv, tubercolosi e influenza messe insieme.

La ricerca è stata condotta su dati del 2015-16 della rete di sorveglianza antimicrobica europea (Ears-Net) per cinque infezioni resistenti (infezioni del sangue, del tratto urinario, respiratorie, post intervento chirurgico, altre). Nel 75% dei casi i contagi sono conseguenza di cure mediche, mentre per il 39% sono causati da batteri resistenti anche all’ultima generazione di farmaci, i carbapenemi, e alla colistina, un vecchio antibiotico utilizzato come “ultima spiaggia”. In totale sono state censite nel 2015 quasi 679mila infezioni in Europa, di cui oltre 201mila nel nostro Paese, dove i morti sono stati 10.762. Il prezzo mortale di queste malattie viene pagato più spesso dai bambini piccolissimi (sotto l’anno di età) e dagli over 65.

I numeri italiani provengono dall’indagine condotta da ottobre a novembre 2016, a cui hanno partecipato 135 strutture ospedaliere italiane (28.157 pazienti). Dall’analisi è emerso anche che in Italia il tasso di prevalenza Ica (ossia le Infezioni Correlate alla Assistenza) passa dal 6,3% del 2013 al 8,03% attuale, segnando un peggioramento del 27%. L’Italia ha l’incidenza più alta di tutta Europa pari al 6,0%: 1 paziente su 15 contrae un’infezione durante la degenza in ospedale.

Ogni giorno, si verificano 13mila casi di Ica per un totale di 530mila casi all’anno. Per fare un paragone, è come se l’intera popolazione di Firenze e Brescia contraesse un’Ica ogni anno. L’Italia conta il 30% dei casi fatali di tutta Europa ed il tasso di resistenza agli antibiotici causa nel nostro Paese 7.800 morti l’anno in ambito ospedaliero, che equivale al doppio dei decessi per incidenti stradali.

Numeri impressionanti che fanno riflettere e che impongono interventi urgenti. Secondo gli esperti, infatti, si tratta di un allargamento della forbice dovuto all’aumento dei pazienti più ‘fragili’, con un’età superiore ai 65 anni, all’utilizzo di sistemi sempre più invasivi per l’organismo umano, come cateteri o endoscopi che costituiscono veicoli di batteri, ma soprattutto alla scarsa adozione di strategie di prevenzione. Le infezioni ospedaliere si possono evitare e questo risultato è raggiungibile attraverso l’adozione di alcuni semplici ma fondamentali passaggi: dalla più nota pratica del lavaggio delle mani, al riscaldamento del paziente durante un’operazione chirurgica, all’uso di medicazioni in grado di tenere sotto controllo eventuali infezioni dovute all’accesso venoso attraverso il catetere, oltre ovviamente a condizioni igieniche adeguate.