Articolo Pubblicato il 29 maggio, 2018 alle 19:11.

Quattro anni per un sentenza civile: l’Italia è il fanalino di coda in Europa. Il 28 maggio 2018 la Commissione europea ha pubblicato il rapporto annuale sullo stato della giustizia nell’Unione e il nostro si conferma uno dei Paesi nei quali l’amministrazione giudiziaria è più inefficiente e poco indipendente.

Nel 2016, anno a cui si riferiscono i dati, erano necessari in Italia 1.400 giorni per ottenere un giudizio in terzo grado in campo commerciale e civile. Il dato è il peggiore dell’Unione, tenuto conto che mancano solo le statistiche di Cipro e del Regno Unito. Anche la Grecia occupa qualche gradino più su, con quasi 1.200 giorni per ottenere un secondo grado di giudizio (sempre dati 2016). Nei giudizi di primo grado erano necessari in Italia oltre 500 giorni, in leggero calo rispetto al 2014-2015, ma in aumento rispetto al 2010.

L’Italia non va molto meglio a guardare l’indipendenza della magistratura. La percezione dell’opinione pubblica è peggiore solo in Bulgaria, in Slovacchia e in Ungheria. Addirittura è migliore in Polonia, un Paese nel quale è in dubbio lo stato di diritto. La percezione di una bassa indipendenza della magistratura italiana è dovuta a presunte pressioni politiche ed economiche.

Dati, questi, che non possono non avere conseguenze sugli accordi anche economici tra gli Stati che compongono l’unione. Come si legge nelle raccomandazioni-Paese relative all’Italia contenute nel rapporto,una giustizia penale più efficiente potrebbe migliorare la repressione della corruzione. Nel 2014, l’Italia aveva nell’Unione il numero più elevato di cause penali in entrata e pendenti in secondo e terzo grado (…) Incentivare il ricorso a procedimenti abbreviati e scoraggiare gli abusi del processo potrebbe pertanto contribuire a rendere più efficaci la giustizia penale e la lotta contro la corruzione”.

La commissaria alla giustizia Vera Jourova ha riportato in auge la proposta di Bruxelles circa un regolamento che prevede la sospensione, la riduzione o particolari restrizioni all’uso di fondi comunitari nel caso di violazione dello stato di diritto. Si consideri che il nostro Paese riceve denaro comunitario per modernizzare il proprio sistema giudiziario. Il programma, relativo al periodo 2007-2023, prevede aiuti per un totale di 900 milioni di euro, soldi che vengono spesi per velocizzare l’iter giudiziario, ristrutturare le infrastrutture fisiche, digitalizzare le attività dell’amministrazione. Fin qui, però, con risultati scarsi.