Articolo Pubblicato il 17 agosto, 2018 alle 19:29.

Si scava ancora a Genova, nel letto del torrente Polcevera. I vigili del fuoco non si fermano e hanno ormai affiancato alla ricerca dei dispersi la demolizione e rimozione delle parti del viadotto Morandi, crollato il 14 agosto causando 38 morti sin qui accertati, e per i quali sabato 18 agosto saranno celebrati i funerali di Stato, peraltro non accettati da tutte le famiglie.

All’appello però mancano ancora cinque persone, ha fatto sapere venerdì 17 agosto la Protezione civile. Le ricerche si stanno concentrando tra il basamento del pilone crollato, all’altezza dell’argine sinistro del Polcevera, e il blocco di ponte lungo una ventina di metri precipitato dopo essersi cappottato sulla ferrovia. È lì che i vigili pensano possano trovarsi i dispersi.

Negli ospedali genovesi, intanto, rimangono dieci feriti, di cui 9 in gravi condizioni con traumi cranici e toracici da schiacciamento, fratture varie e non solo: ad esempio c’è un’anziana, non ancora identificata, rimasta intossicata nell’incendio del suo appartamento provocato dal cedimento del viadotto. È in rianimazione ed è stata sottoposta a doppia camera iperbarica.

Il numero delle vittime, dunque, potrebbe aggravarsi nei prossimi giorni, senza contare tutti gli altri pesanti problemi che rimangono sul tappeto: venerdì 17 agosto 60 persone hanno potuto fare rientro nelle loro abitazioni, nell’area di via Porro, ma gli sfollati restano tantissimi, 580, e la maggior parte di loro avranno abbattute le case su cui incombono pericolosamente i pezzi del ponte rimasti in piedi. E poi l’emergenza viaria, perché il crollo del viadotto autostradale ha di fatto spezzato in due la città.

Un disastro senza precedenti su cui la Procura di Genova è ora materialmente attiva nell’indagine con la fresca nomina dei consulenti da parte del procuratore capo Francesco Cozzi, che ha affidato l’indagine ai Pubblici Ministeri Walter Cotugno e Massimo Terrile: si tratta degli ingegneri Pier Giorgio Malerba, docente al Politecnico di Milano, e Renato Buratti di Genova. Al momento l’inchiesta è contro ignoti, ma non appena saranno necessari accertamenti irripetibili, i magistrati iscriveranno i primi nomi nel registro degli indagati accusandoli di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e attentato alla sicurezza dei trasporti.

Sulla loro scrivania arriveranno presto diversi documenti. Dalla concessione ad Autostrade, agli atti di Comune e Regione fino ai numerosi studi condotti sul ponte Morandi nel corso degli anni. L’ultimo, commissionato dalla stessa azienda a due professori del Politecnico di Milano, è datato novembre 2017 e allertava Autostrade: “I piloni sono deformi e i cavi ossidati”, scrivevano i docenti dopo due giorni di ispezioni e misurazioni. Eppure, anche dopo il disastro, la società ha detto che non c’erano allarmi.

E mentre il titolo di Atlantia rimbalza in Borsa, dopo essere crollato a picco giovedì sotto la pressione per la minaccia del Governo di ritirare la concessione, la Procura non è più l’unica a indagare sul crollo della vigilia di Ferragosto. La speciale Commissione ispettiva istituita dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che giovedì ha avviato un’istruttoria su Autostrade per l’Italia, si riunirà per la prima volta in prefettura a Genova per fare il punto di avviare verifiche e analisi tecniche sul crollo sotto la guida dell’architetto Roberto Ferrazza, provveditore alle opere pubbliche per il Piemonte, Liguria e Val d’Aosta. Assieme a lui, lavoreranno i professori Ivo Vanzi, componente esperto del Consiglio superiore dei lavori pubblici, gli ingegneri Gianluca Ievolella, consigliere di supporto al presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Michele Franzese e Bruno Santoro, dirigenti tecnici della direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali.

Nella commissione ci sarà anche Antonio Brencich, professore associato dell’Università degli studi di Genova assai critico sul Morandi negli scorsi anni. La rottura di uno strallo “è un’ipotesi di lavoro seria, ma dopo tre giorni è solo un’ipotesi”, ha detto Brencich, che ha fatto un breve sopralluogo nella zona del ponte. “La voce che gira è che il collasso sia stato attivato dalla rottura di uno strallo ci sono testimonianze e video che vanno in questo senso”. Il docente ha invece smentito che possa essere stato un eccesso di carico a provocare il crollo del ponte: “La pioggia, i tuoni, l’eccesso di carico sono ipotesi fantasiose – ha detto – che non vanno prese neanche in considerazione”.