Articolo Pubblicato il 16 luglio, 2019.

La prima metà del mese di luglio 2019 è stata funestata da un numero impressionante di tragedie sulla strada, di vittime, drammi, disperazione.

Ma ciò che colpisce in molti di questi casi è la condotta folle e sprezzante della vita umana di chi ha causato questi incidenti.

 

La strage di Jesolo

La sciagura di Jesolo, nel Veneziano, ha lasciato tutti interdetti: quattro ragazzi poco più che ventenni morti, probabilmente annegati, intrappolati nella loro auto finita – o per meglio dire gettata – in un canale.

Il sinistro sarebbe stato bollato come la solita “strage del sabato sera” se la quinta giovane che si trovava in quella vettura non si fosse miracolosamente salvata e non avesse subito urlato: “ci hanno buttati fuori strada”.

E se un’altra coetanea delle vittime, che stava percorrendo la stessa strada, con grande senso civico, non avesse segnalato alle forze dell’ordine, fornendo anche il numero di targa, una macchina impazzita che effettuava sorpassi azzardati e manovre ad alto rischio, consentendo agli inquirenti di risalire e di “inchiodare” alle sue responsabilità l’ennesimo pirata “assassino”: un ventisettenne di nazionalità rumena, poco più grande dei ragazzi che ha speronato e ammazzato.

Le famiglie, distrutte dal dolore, chiedono giustamente giustizia: lui è accusato di omicidio stradale plurimo e fuga, la pena dovrebbe attestarsi sui dieci anni di carcere.

Ma li farà mai? Intanto è (solo) ai domiciliari, in attesa del processo.

 

La tragica sorte dei cuginetti di Ragusa

Non ha destato meno sconcerto la tragica sorte di due bambini innocenti a Ragusa, in Sicilia: erano seduti sul gradino dell’uscio di casa, stavano tranquillamente giocando, quando sono stati travolti da una Jeep condotta da un pluripregiudicato di 37 anni che, imbottito di alcool (aveva un tasso alcolemico di quattro volte superiore al limite) e cocaina, ha perso il controllo della macchina dopo un sorpasso azzardato e li ha travolti in pieno, scappando pure lui (assieme agli altre tre passeggeri) e lasciandoli agonizzanti: uno dei ragazzini è morto sul colpo, l’altro dopo pochi giorni di agonia e dopo aver anche subito l’amputazione delle gambe.

Follia.

 

Ammazza il figlio postando un video su Facebook

E che dire del papà, sempre siciliano, di 34 anni che, percorrendo l’autostrada (neanche una strada locale) A29, all’altezza di Alcamo, con una Bmw con a bordo i due figlioletti, si è schiantato mentre stava postando su Facebook un video che lo riprendeva alla guida.

E che ha documentato anche l’inizio della tragedia: un ragazzo di 14 anni deceduto, il fratello di nove in fin di vita, come il papà.

Il nuovo Codice della strada, il cui testo è stato licenziato dalla Commissione Trasporti della Camera, e che ora passerà all’esame dell’Aula di Montecitorio per poi andare a Palazzo Madama per essere approvato definitivamente, prevede, tra i vari provvedimenti, un deciso inasprimento delle sanzioni per chi allontana le mani dal volante per utilizzare smartphone, mandare messaggi o stare sui social.

Ma basterà? E saranno sufficienti misure di carattere punitivo? Perché qui è anche e soprattutto una questione culturale, di educazione civica. Di una società come “impazzita”.