Articolo Pubblicato il 7 agosto, 2018 alle 10:16.

Esplosione autocisterna Bologna

6 Agosto 2018: una data da ricordare

Esplosione dell’autocisterna a Bologna: una strage. Quella di lunedì 6 agosto 2018 sarà ricordata a lungo come una delle giornate più tragiche sulle strade italiane. Sulla A14 l’esplosione di un’autocisterna che trasportava Gpl, innescata dal tamponamento di un Tir che la precedeva fermo in colonna, ha causato un disastro e poteva andare ancora peggio: un morto, un disperso, settanta persone ferite, alcune delle quali gravi, fiamme e fumo visibili anche dal centro di Bologna, un ponte autostradale crollato, l’Italia divisa in due. Solo poche ore prima, sulla A4 tra i caselli di Grisignano e Padova ovest, peraltro, si era verificato un altro tragico incidente sul genere: due persone morte carbonizzate dopo lo scontro del loro furgone contro un autocarro e, anche qui, l’esplosione delle due bombole a Gpl che si trovavano a bordo.

Forse meno “appariscente”, ma ancora più tragica in termini di vite umane, l’ennesima strage di braccianti africani sulle strade pugliesi: sabato erano morti in quattro, stavolta in dodici, stipati come sardine, senza sedili né cinture di sicurezza, all’interno di un furgone il cui conducente ha invaso la corsia opposta sulla Statale 16, nel territorio di Lesina, scontrandosi frontalmente contro un camion carico di farinacei. Tornavano da una massacrante giornata di lavoro per la raccolta dei pomodori: la paga, un euro per ogni quintale raccolto.

L’incidente dell’autocisterna a Bologna, ripropone in tutta la sua evidenza l’emergenza rappresentata dalla strada. Per la catastrofe di Bologna, in particolare, sono ormai improrogabili delle riflessioni approfondite e degli interventi legislativi sull’autotrasporto, tanto più nei casi in cui circolino materiali pericolosi e infiammabili. Non è più ammissibile che le vite di milioni di utenti della strada siano appese al sottile filo di queste “mine vaganti”.

Sono troppe le “furberie” per aggirare i tempi di guida, i salti di riposo, le velocità artatamente abbassate – commenta l’Asaps – Ogni giorno vengono scoperti decine di sistemi attivati per taroccare i cronotachigrafi. E i veicoli pesanti stranieri a loro volta aggiungono quote di ulteriore rischio. In questi terribili incidenti che ruolo hanno la stanchezza, l’alcol, la distrazione da cellulare?  Si continuano a vedere anche i pesi leggeri, quelli sotto i 35 quintali (senza obbligo del cronotachigrafo), viaggiare a velocità folli e con conducenti spesso alle prese con il cellulare, con la lettura dei messaggi, con l’iPad o le carte sul volante. Finché avremo decine di migliaia di veicoli che transitano sulle autostrade e sulle statali, spesso a velocità elevate, finché vedremo le assurde ridicole distanze di sicurezza tenute dai Tir fra loro, questi disastri saranno pressoché quotidiani. Un banale rallentamento causa tamponamenti inevitabili e spesso fatali, con macchine schiacciate come scatolette, nell’inferno di acciaio e fuoco. Finché le regole, anche solo quelle esistenti, non verranno fatte osservare seriamente, chiamando in causa anche le imprese di trasporto, ogni alba sulle strade segnerà una condizione di rischio intollerabile per tutti”.

L’ennesima tragedia in Puglia, dove le condizioni minime di sicurezza di viaggio per i poveri braccianti mancavano del tutto, ripropone invece la necessità di intervenire finalmente in modo fermo contro le piaghe dello sfruttamento e del caporalato, ma la sostanza non cambia di molto: le esigenze dell’economia e del guadagno ad ogni costo, sui campi di pomodoro come nel trasporto delle merci su strada, non possono e non debbono venire prima della vita delle persone.