Articolo Pubblicato il 24 luglio, 2018 alle 10:18.

Ha destato preoccupazione e allarme la notizia che l’Agenzia Italiana del Farmaco, così come hanno fatto le altre agenzie europee, il 6 luglio 2018 ha disposto il ritiro precauzionale dalle farmacie e da tutta la catena di distribuzione di numerosi lotti di medicinali contenenti il principio attivo valsartan utilizzato per il trattamento dell’ipertensione arteriosa e dell’insufficienza cardiaca e nei pazienti che hanno subito un infarto.

In particolare, è stato rilevato un difetto di qualità, la presenza di un’impurezza, la N-nitrosodimetilamina (NDMA – classificata come sostanza probabilmente cancerogena per l’uomo), in alcuni lotti di farmaci fabbricati dall’officina della Zhejiang Huahai Pharmaceuticals, nel sito di Chuannan, Duqiao, Linai, in Cina: sono già stati ritiratati 748 lotti di farmaci a base del principio attivo valsartan mentre si stanno approfondendo altre indagini.

Si tratta di medicinali  in commercio con diversi nomi, posologia e numero di compresse per scatola: Valpression e Combisartan (Menarini), Valsodiur (Ibn Savio), Validroc e Pressloval (So.Se. Pharm), Valbacomp (Crinos), Valsartan Doc e Cantensio (Doc Generici), Valsartan Almus (Almus), Valsartan (Zentiva), Valsartan e Hct (Eurogenerici), Valsartan e Idroclortiazide (Pensa Pharma, Ranbaxy Italia, Teva, Doc Generici e Sandoz), Film (Sandoz), Valsartan Hctz (Tecnigen).

I farmaci in elenco non devono dunque essere assunti, anche se già nelle case. Il consiglio è quello di consultare comunque il proprio medico per chiedergli come modificare una terapia fondamentale, dal momento che si tratta di una forma di prevenzione secondaria per chi è già stato vittima di un evento cardiovascolare grave: qual è l’infarto del miocardio.

Per quanto l’Aifa abbia parlato di ritiro solo precauzionale, il timore di moltissimi pazienti è quello di aver riportato gravi conseguenze n seguito all’assunzione di questi farmaci. Al punto che ci si sta già muovendo contro il Ministero della Salute e l’Agenzia per eventuali azioni di risarcimento dei danni. Un’altra brutta pagina per la sanità.