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I chirurghi l’hanno riattaccato, si spera nel recupero, ma i genitori chiedono chiarezza, su misure di sicurezza, soccorsi, sull’opportunità di affidare agli studenti una mansione così pericolosa e senza controllo dei docenti. Lo Spisal ha posto sotto sequestro la stampante

Stava pulendo un macchinario per la stampa quando all’improvviso il pollice della mano destra è rimasto incastrato all’interno, venendo schiacciato e strappato di netto. Si tratta, purtroppo, di uno degli infortuni più frequenti a cui vanno incontro i lavoratori, ma ad acuirne la gravità è il fatto che la vittima dell’amputazione è una ragazzina di appena 15 anni, di Mira, che solo grazie ai medici di Padova oggi può sperare di recuperare buona parte della funzionalità della mano d’elezione (è destrorsa), e, ancora di più, che non è successo in fabbrica ma a scuola, all’Istituto salesiano San Marco di Chirignago (Venezia): un episodio che deve far riflettere sui rischi in capo agli studenti di istituti professionali che svolgono di fatto molte attività equiparabili a quelle lavorative e che anche per questo Studio3A, che assiste la ragazza e la sua famiglia, ha inteso rendere noto. 

La quindicenne, che frequenta la seconda superiore del tecnico industriale con indirizzo Arti Grafiche di via dei Salesiani, il 16 dicembre, alle 10.40, si trovava in laboratorio con la sua classe e stava pulendo, come le avevano insegnato i professori, una stampante offset bicolore: già questo desta perplessità, sia per la scelta di affidare a studenti una operazione rivelatasi poi assai pericolosa, sia perché, da quanto è emerso, l’unico insegnante presente non stava supervisionando da vicino quell’attività. Sta di fatto che, passando lo straccio imbevuto di solvente sul cilindro a pressione del macchinario, il rullo ha improvvisamente iniziato a ruotare in avanti e il pollice destro della ragazza è stato schiacciato tra il rullo e il cilindro venendo reciso: gli ispettori dello Spisal dell’Asl 3, intervenuti per i rilievi e che (ma solo l’indomani) hanno posto sotto sequestro la macchina grafica, dovranno accertare se fosse a norma, perché i dispositivi di sicurezza non abbiano funzionato, se siano state rispettate tutte le normative antinfortunistiche. 

Fortunatamente la malcapitata indossava regolarmente i guanti in lattice forniti dall’istituto, che hanno trattenuto il moncone, viceversa sarebbe andata ancora peggio: con un sangue freddo notevole per l’età, e nonostante il dolore lancinante, la studentessa ha liberato ed estratto dal macchinario la mano e avvisato il docente. E qui si pone un ulteriore interrogativo della vicenda: perché, in un istituto con oltre 2.500 allievi, e in un polo scolastico, quello della Gazzera, che ne conta altre migliaia e che necessiterebbe di un presidio medico stabile, alla giovanissima non sono state fornite le prime cure in un punto di primo soccorso degno di tal nome e perché non è intervenuta l’ambulanza? Andrà accertato se dalla scuola abbiano effettivamente chiamato il 118 e, se sì, perché i sanitari non siano accorsi.

All’Angelo ce l’ha portata la mamma, precipitatasi al San Marco dopo la telefonata della scuola ai genitori, ora rivoltisi a Studio3A, e che ha trovato la figlia con il dito avvolto da semplice carta da cucina e con del ghiaccio sopra, non immaginando la gravità della situazione visto che dall’istituto avevano sempre parlato di schiacciamento e si pensava al massimo a una frattura. Una serie di passaggi ed equivoci che hanno fatto perdere tempo prezioso e potevano costare cari. La paziente, infatti, dopo essere stata finalmente sottoposta a cure ed esami adeguati al pronto soccorso del nosocomio mestrino, è stata trasferita di corsa, con la diagnosi “trauma mano destra con subamputazione primo dito”, con compromissione dei tessuti, e con una prognosi di almeno un mese, nel reparto di chirurgia plastica dell’ospedale di Padova, specializzato in questo tipo di lesioni. Qui la ragazza, alle 16.30 (se fosse passato dell’altro tempo non ci sarebbe più stato margine per intervenire), è entrata in sala operatoria ed è stata sottoposta dall’équipe guidata del dott. Tito Brambullo e del primario, dott. Franco Bassetto, a un delicato intervento di reimpianto del pollice durato sette ore: per ricostruirle la circolazione venosa hanno dovuto prelevarle una porzione di vena dal polso. 

Per fortuna l’operazione è perfettamente riuscita, la ragazzina è stata dimessa il 21 dicembre e sta seguendo la terapia post-operatoria indicata dai medici: deve sottoporsi a frequenti medicazioni in reparto, assumere antibiotici per scongiurare infezioni e antidolorifici al bisogno, lunedì 10 gennaio dovrà effettuare la radiografia di controllo e il 12 gennaio una visita di medicina fisica e riabilitativa per stabilire il percorso di riabilitazione. Al di là dell’aspetto estetico, le sono rimaste evidenti cicatrici non solo al pollice, dove le sono stati pure impiantati due perni che sporgono, ma anche all’avambraccio destro, bisognerà ora capire quanto riuscirà a recuperare della piena funzionalità del dito e ci vorrà molto tempo. Insomma una bella botta e un calvario. 

I genitori della studentessa, per essere assistiti, attraverso il responsabile della sede di Dolo, l’area manager Riccardo Vizzi, si sono affidati a Studio3a-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, in primo luogo per fare piena luce sull’infortunio, sulle cause e sulle responsabilità. La mamma e il papà per ora non si esprimono sull’accaduto e non accusano nessuno, riponendo piena fiducia nell’inchiesta che da prassi, trattandosi di lesioni personali gravi, porterà avanti la Procura di Venezia, ma ci tengono a ringraziare (“saremo loro grati a vita” spiegano) i medici che hanno salvato il dito alla figlia. 

Caso seguito da:

Riccardo Vizzi

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