Articolo Pubblicato il 30 ottobre, 2018 alle 10:47.

Gli imputati eccellenti di piazza San Carlo (quindici tra amministratori e rappresentanti della forze dell’ordine), e i danneggiati, restano “ostaggio” delle compagnie assicurative, che fanno muro contro qualsiasi richiesta da parte dei legali di avviare una prima trattativa con le vittime della notte del 3 giugno 2017 a Torino: com’è tristemente noto, un falso allarme bomba causò il drammatico fuggi fuggi di migliaia di persone assembrate in piazza per guardare sul maxi-schermo la finale di Champions League della Juventus. Il tragico bilancio parla di centinaia di feriti, anche gravi, finiti nella calca e caduti su un tappeto di cocci di bottiglia, e di una trentottenne, Erika Pioletti, deceduta dopo alcuni giorni di agonia.

Il 23 ottobre 2018 si è svolta l’udienza preliminare in relazione alle richieste di rinvio a giudizio: entro un paio di sedute si arriverà al momento di scegliere eventuali riti alternativi – patteggiamento o giudizio abbreviato – per gli imputati che preferirebbero non imbarcarsi in un maxi-processo, probabilmente anche davanti alla Corte d’Assise (se verrà riunito questo filone con quello dei quattro giovani rapinatori con lo spray urticante) e chiudere il prima possibile la partita giudiziaria nata in quella notte da incubo. Ma la strada del patteggiamento, per esempio, è sbarrata dalla chiusura opposta dalle assicurazioni. La Procura ha anche risposto, a chi tra gli avvocati chiedeva informalmente, che sarebbe disposta a concordare pene non troppo severe per coloro che hanno la fedina penale pulita. E per i reati colposi contestati (omicidio, lesioni e disastro) i difensori puntano a un patteggiamento sotto la soglia dei due anni, per godere della sospensione condizionale della pena, e non avere ripercussioni formali sulle loro attività professionali.

Ma il nodo del risarcimento (imprescindibile per concordare una pena bassa) resta quello più difficile da sciogliere. Non a caso il legale della sindaca di Torino, Chiara Appendino, all’uscita dalla prima udienza preliminare ha lanciato un vero e proprio appello alle compagnie assicurative, che però restano ferme sulla posizione di totale chiusura, decisa mesi fa, di attendere la sentenza di primo grado prima di avviare qualsiasi trattativa per i risarcimenti. Già il 30 novembre, in assenza di una risposta, le parti civili potrebbero chiedere quindi al Gup, Maria Francesca Abenavoli, l’ammissione dei responsabili civili, ovvero le istituzioni che risponderanno economicamente del danno provocato dagli imputati: il Comune, gli organizzatori dell’agenzia Turismo Torino, la Questura, il ministero dell’Interno, forse persino la Juventus che non è mai entrata nell’inchiesta ma che sotto il profilo del risarcimento del danno potrebbe essere tirata in causa. Stanno alla finestra, come spettatrici, le due compagnie con cui Turismo Torino e il Comune hanno un contratto, Reale Assicurazione e Unipol. Reale Mutua assicura l’ente organizzatore, Turismo Torino, fino a un massimale di 6 milioni di euro, mentre Unipol copre i danni del Comune fino a 25 milioni. Da Palazzo Civico non avviarono una copertura ad hoc per l’evento del 3 giugno, ma la strategia è di utilizzare la polizza ordinaria sulla responsabilità civile. Quella, per intendersi, con cui si risarcisce chi inciampa in una buca e sì fa male.

È vero che c’è ancora tempo per presentarsi con una richiesta di costituzione, ma la partita dei risarcimenti non si profila pesantissima, almeno nel penale. Non sono moltissimi i feriti che hanno chiesto di essere ammessi (altri hanno scelto solamente la strada del civile) per ottenere, alla fine, un ristoro economico: 245, tra i quali una ristretta minoranza avanza richieste da centinaia di migliaia di euro, mentre la maggior parte ha depositato referti per piccole lesioni, tagli o fratture. I più, però, dichiarano di aver subito un danno psicologico da stress e per tutti questi, il 30 novembre in udienza, gli avvocati difensori cominceranno a chiedere una prima scrematura. Arriveranno mai i risarcimenti?