Articolo Pubblicato il 15 luglio, 2016 alle 9:35.

A febbraio l’assurdo caso di un anziano travolto da un treno su un passaggio a livello “fai da te”

aveva già evidenziato la totale inadeguatezza delle ferrovie pugliesi.

Orrore e stupore. Ma se in Puglia è la “normalità” un passaggio a livello “fai da te”, su una linea in pieno esercizio, che aprono e chiudono i residenti, finendo per essere travolti e ammazzati, forse ci si sorprende un po’ meno del disastro ferroviario di martedì, di come quei due treni delle Ferrovie del Nord Barese, che fanno capo alla Ferrotramviaria Spa, abbiamo potuto scontrarsi a oltre cento km l’ora sulla linea a binario unico tra Corato e Andria, causando 23 morti e 52 feriti, uno degli incidenti più gravi di sempre per i trasporti in Italia. Certo, si sta parlando di due tragedie dalle proporzioni completamente diverse, ma nell’assurdo incidente capitato non negli anni Cinquanta ma solo pochi mesi fa ci sono gli stessi, letali ingredienti, a cominciare dalla totale inosservanza delle più elementari condizioni di sicurezza.

Il 20 febbraio un pensionato di 85 anni di Francavilla Fontana, nel Brindisino, stava rincasando a bordo della sua Lancia Y. Per farlo, però, doveva oltrepassare la linea 2 Martina Franca-Lecce delle Ferrovie del Sud Est, società che gestisce la più estesa rete ferroviaria regionale d’Italia e da tempo nell’occhio del ciclone per gli ingenti debiti di bilancio e i disservizi. La linea ferrata in quel tratto interseca una strada privata e corre tra le case: per superarla e accedere alla sua proprietà, l’uomo doveva attraversare, come faceva sempre, un “atavico” passaggio a livello, che però non dispone né di barriere automatizzate e quindi sicure, né di segnali luminosi e acustici per avvisare dell’arrivo dei treni. A delimitarlo, solo due banali e bassi cancelli, di quelli attraverso i quali si entra in una normale proprietà privata, uno da un lato e uno dall’altro, e che si aprono con delle chiavi affidate agli abitanti, che devono arrangiarsi ad aprirli e chiuderli a mano per passare. Un sistema sconcertante e quasi criminale, che poteva in qualche modo essere tollerato fino a qualche anno fa, quando in quella linea passavano solo treni merci a passo d’uomo, ma non certo oggi: col potenziamento e l’ammodernamento del traffico in quella tratta, i convogli viaggiano a 70-80 km all’ora. L’azienda ha installato anche delle barriere fonoassorbenti per tutelare dai rumori le case, senza però apportare alcuna, indispensabile modifica sui criteri di attraversamento, già di per sé discutibili, del passaggio a livello.

E così, dopo tante tragedie sfiorate, quel giorno c’è scappato il morto. La vittima, che pur aveva guardato se arrivavano treni, essendo anche anziano, ci ha messo svariati secondi a scendere dall’auto, aprire il cancello, risalire in macchina e riavviare il motore. Nel frattempo è sopraggiunto, inesorabile, un convoglio a forte velocità e ha travolto la sua utilitaria con lui dentro, non lasciandogli scampo.

Risultato. In piccolo, la stessa rabbia e incredulità di queste ore, per come siano possibili nel terzo millennio incidenti di questo genere. Lo stesso grido di verità e giustizia da parte dei familiari, che, attraverso il consulente personale Sabino De Benedictis, si sono rivoti a Studio 3A per far valere i proprio diritti.

Lo stesso timore che finisca tutto in una bolla di sapone con la solita, comoda scusa dell’errore umano, che troppo spesso fa da parafulmine a colpe altrui ben più gravi e a più alti livelli. Sull’inqualificabile episodio di Francavilla Fontana, su cui sta procedendo il Sostituto Procuratore di Brindisi, Valeria Farina Valaori, finora risulta indagato per omicidio colposo il solo conducente del treno. Un atto dovuto, certo, ma non è pensabile che le responsabilità vengano scaricate sul macchinista, tanto più in questa circostanza. E infatti Studio 3A, attraverso il proprio servizio legale, sta già procedendo nei confronti delle Ferrovie del Sud Est sul fronte civile per ottenere un equo risarcimento per la famiglia della vittima, ma lo farà anche sul fronte penale, perché i veri responsabili dell’incidente paghino anche davanti alla giustizia. Allo stesso modo, per la strage del 12 luglio sono indagati i due capistazione di Corato e Andria, anche se la Procura di Trani precisa che “parlare di errore umano e riduttivo”. Ma si arriverà davvero ai “piani alti”?

Alla fine, la stesso, solito e accorato appello alle autorità preposte, al Governo, al Ministero dei Trasporti, per mettere finalmente mano a un sistema ferroviario da terzo mondo, con dispositivi di sicurezza che fanno acqua da tutte le parti. Perché, se alla base di tutto c’è la trascuratezza e l’approssimazione di quel passaggio a livello “fai da te”, quella di Corato non solo è la classica tragedia annunciata, ma rischia anche di non restare l’unica.

Decine di famiglie, la Puglia e tutto il Paese aspettano una risposta. E, soprattutto, la aspettano, oltre al pensionato di Francavilla Fontana, Pasquale Abbasciano, Giuseppe Acquaviva, Serafina Acquaviva, Maria Aloysi, Alessandra Bianchino, Rossella Bruni, Pasqua Carnimeo, Enrico Castellano, Luciano Caterino, Michele Corsini, Albino De Nicolo, Salvatore Di Costanzo, Giulia Favale, Nicola Gaeta, Jolanda Inchingolo, Benedetta Merra, Donata Pepe, Maurizio Pisani, Giovanni Porro, Fulvio Schinazari, Antonio Summo, Francesco Ludovico Tedone, Gabriele Zingaro, le 23 vittime, e con loro tutti i feriti.