I dati di coloro che richiedono benefici economici vanno protetti in modo particolare per non rivelare la condizione di disagio economico e sociale delle persone interessate. Nella newsletter pubblicata il 10 settembre 2021 dall’Autorità Garante per la Protezione dei dati personali, spicca la sanzione comminata alla Regione Lombardia per aver diffuso nel proprio sito web istituzionale i dati personali di più di centomila studenti, che avevano richiesto borse di studio statali o sussidi economici per l’acquisto di libri di testo, dotazioni tecnologiche e strumenti per la didattica.

 

La Regione Lombardia pubblica domande di borse di studio collegate al requisito reddituale

Per accedere al contributo, infatti, occorreva essere in possesso di un valore Isee non superiore a circa 15.000 euro: la diffusione on line aveva quindi come effetto immediato quello di rivelare la condizione di disagio economico degli interessati.

Nello specifico, come emerso dalla verifica preliminare dell’Ufficio, dall’home page del sito istituzionale della Regione era possibile consultare e scaricare l’elenco delle domande ammesse e finanziate, quello delle domande ammesse da finanziare, l’elenco dei beneficiari di borsa di studio statale e quello delle domande non ammesse. Tali liste riportavano dati personali quali l’Id della domanda, il nominativo del richiedente, la classe dello studente, il codice e la denominazione della scuola, il numero della domanda.

 

Non si possono pubblicare dati da cui sia ricavabile il disagio economico delle persone

L’Autorità Garante ha ribadito che i soggetti pubblici, nel rispettare gli obblighi di trasparenza, possono diffondere dati personali solo se tale operazione è prevista da una norma di legge o di regolamento, nei casi previsti dalla legge e sempre nel rispetto dei principi in materia di protezione dei dati come, ad esempio, il principio di minimizzazione. Indicazioni, queste, già contenute nelle Linee Guida emanate dal Garante del 2014.

Anche la normativa statale di settore in materia di trasparenza esclude, in ogni caso, la pubblicazione dei dati dei destinatari dei provvedimenti, qualora da tali dati sia possibile ricavare informazioni sulla situazione di disagio degli interessati.

Regione sanzionata con 200mila euro dal Garante

Riscontrato l’illecito, il Garante ha sanzionato la Regione per duecentomila euro, tenendo conto dell’alto numero di persone i cui dati sono stati diffusi e del periodo di quasi undici mesi in cui è avvenuta l’infrazione, ritenuta comunque di natura colposa. A seguito dell’intervento dell’Autorità, la Regione ha prontamente rimosso dal sito istituzionale i dati personali oggetto di violazione.