Articolo Pubblicato il 21 settembre, 2020 alle 20:05.

La battaglia non è ancora finita. Il 21 settembre l’Inail ha pubblicato l’ottavo report nazionale elaborato dalla propria Consulenza statistico attuariale relativo alle denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19 pervenute all’Istituto aggiornate al 31 agosto 2020, che risultano 52.209 (pari il 16% di tutte quelle giunte da inizio anno e il 19,4% dei contagiati nazionali totali comunicati dall’Istituto Superiore della Sanità alla stessa data), concentrate soprattutto nel mese di marzo (52,8%) e di aprile (34,9%): il 7,3%, poi, sono afferenti al mese di maggio, l’1,8% a febbraio, l’1,7% a giugno, lo 0,9% a luglio e lo 0,6% ad agosto.

 

Contagi sul lavoro saliti a 52.209, i casi mortali a 303

Rispetto al monitoraggio aggiornato alla fine di luglio, le infezioni di origine professionale segnalate all’Inail sono 846 in più, di cui 323 riferite a contagi nel mese di agosto. I casi mortali sono 303 (+27 rispetto alla precedente rilevazione, per lo più distribuiti tra marzo e aprile), pari a circa un terzo dei decessi sul lavoro registrati dall’inizio dell’anno.

Il quadro per sesso, età e nazionalità

Per il 71,3% i contagiati sono donne, il 28,7% uomini. Letà media dall’inizio dell’epidemia è di 47 anni per entrambi i sessi; l’età mediana (quella che ripartisce la platea – ordinata secondo l’età – in due gruppi ugualmente numerosi) è 48 anni (59 anni quella riportata dall’Iss per i contagiati nazionali). Considerando i casi dell’ultimo mese, l’età mediana si è abbassata a 46 anni (48 per le donne e 43 per gli uomini). Il dettaglio per classe di età mostra come il 44,1% del totale delle denunce riguardi la classe 50-64 anni; seguono le fasce 35-49 anni (36,6%), 18-34 anni (17,2%) e over 64 anni (2,1%). Gli italiani sono l’84,1% (7 su 10 donne); gli stranieri sono il 15,9% (otto su 10 donne): le nazionalità più colpite sono quella rumena (21,1% dei contagiati stranieri), peruviana (16,0%) e albanese (7,6%).

La distribuzione territoriale

L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione delle denunce del 56,1% nel NordOvest (in testa la Lombardia con il 36,0%), del 24,2% nel Nord-Est (Emilia Romagna 10,5%), dell’11,9% al Centro (Toscana 5,7%), del 5,7% al Sud (Puglia 2,5%) e del 2,1% nelle Isole (Sicilia 1,2%). Le province con un maggiore numero di contagi sono Milano (11,0%), Torino (7,9%), Brescia (5,5%) e Bergamo (4,7%).

 

I settori economici e le professioni più colpite

Delle 52.209 denunce di infortunio da Covid-19, quasi tutte riguardano la gestione assicurativa dell’Industria e servizi (circa il 99%), mentre il numero dei casi registrati nelle restanti gestioni assicurative, per Conto dello Stato, Navigazione e Agricoltura è di circa 680 unità.

Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili…) si conferma il più colpito con il 71,2% delle denunce, seguito dall’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali) con il 9,0%, dal noleggio e servizi di supporto (servizi di vigilanza, di pulizia, call center,…) con il 4,4%, dal settore manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, stampa, industria alimentare) con il 2,9% e dalle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione con il 2,5%.

Con la graduale ripresa delle attività a partire dal mese di maggio, si osserva una progressiva riduzione dell’incidenza dei casi di contagio nel settore della sanità e assistenza sociale (che passa infatti dal 71,6% del periodo marzo-maggio, al 56,0% di giugno-agosto e al 47,2% nel solo mese di agosto) e un incremento della quota di denunce in quelle attività economiche che, soprattutto nel periodo estivo, hanno avuto una crescita di lavoro come i servizi di alloggio e ristorazione (passati dal 2,5% di marzo-maggio, al 4,3% di giugno-agosto, con il 5,0% solo ad agosto) o il noleggio, le agenzie di viaggio e i servizi di supporto alle imprese (rispettivamente 4,3%, 7,7% e 13,7%).

I più a rischio sono sempre gli infermieri

L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia la categoria dei tecnici della salute come quella più coinvolta da contagi, con il 39,7% delle denunce (più di tre casi su quattro sono donne), oltre l’83% delle quali relative a infermieri. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 20,9% (l’81,5% sono donne), i medici con il 10,2%, gli operatori socio-assistenziali con l’8,9% e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,8%. Il restante personale coinvolto riguarda, tra le prime categorie professionali, impiegati amministrativi (3,1%), addetti ai servizi di pulizia (1,9%) e dirigenti sanitari (1,0%).

Ma l’incidenza nel totale delle professioni sanitarie è in calo

Anche per le professioni, si osserva una progressiva riduzione dell’incidenza dei casi di contagio nella categoria dei tecnici della salute (che passa infatti dal 40,3% del periodo marzo-maggio, al 29,2% di giugno-agosto) e dei medici (passati dal 10,4% di marzo-maggio al 4,5% di giugno-agosto) ed un incremento della quota di denunce per gli operatori socio assistenziali (passati dall’8,9% di marzo-maggio al 13,4% di giugno-agosto), per il personale non qualificato nei servizi di pulizia (passati dall’1,9% di marzo-maggio al 2,8% di giugno-agosto), per gli esercenti dei servizi di albergo e ristorazione (passati dallo 0,6% di marzo-maggio all’1,7% di giugno-agosto, con il 3,5% solo ad agosto) e per gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia (passati dallo 0,5% di marzo-maggio all’1,2% di giugno-agosto, con il 2,6% solo ad agosto).

 

Denunce di infortunio con esito mortale

Come detto, il monitoraggio alla data del 31 agosto 2020 rileva 303 denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale a seguito di Covid-19 pervenute all’Inail (circa un terzo dei decessi denunciati all’Istituto e con una incidenza dello 0,9% rispetto al complesso dei deceduti nazionali da Covid-19 comunicati dall’ISS al 31 agosto): di questi, il 36,3% deceduti a marzo, il 54,1% ad aprile, il 5,9% a maggio, l’1,7% a giugno e a luglio, lo 0,3% ad agosto. Rispetto al monitoraggio alla data del 31 luglio, con il consolidamento delle informazioni, i decessi sono 27 in più, ma per lo più distribuiti tra marzo e aprile;

Il quadro per sesso, età e nazionalità

L’83,8% di queste 303 sono uomini, il 16,2% donne (al contrario di quanto osservato sul complesso delle denunce). L’età media dei deceduti è 59 anni (57 per le donne, 59 per gli uomini), l’età mediana 60 anni sia per le donne che per gli uomini (82 anni quella calcolata dall’Istituto Superiore di Sanità per i deceduti nazionali): il dettaglio per classe di età mostra come il 69,3% del totale delle denunce riguardi la classe 50-64 anni, seguono le fasce over 64 anni (19,8%), 35-49 anni (9,6%) e under 34 anni (1,3%). Gli italiani sono l’89,1% (circa nove su 10 sono maschi); gli stranieri il 10,9% (7 su 10 sono maschi): le comunità più colpite sono la peruviana (con il 18,2% dei decessi occorsi agli stranieri) e la rumena (15,2%).

La distribuzione territoriale

L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione dei decessi del 56,4% nel NordOvest (Lombardia 42,6%), del 13,2% nel Nord-Est (Emilia Romagna 8,9%), del 12,2% nel Centro (Lazio 5,0%), del 16,2% al Sud (Campania 7,6%) e del 2,0% nelle Isole (Sicilia 2,0%). Le province che contano più decessi sono Bergamo (12,2%), Milano (8,3%), Brescia (7,9%) e Napoli (6,3%).

I settori economici e le professioni più colpite dai decessi

Il 92,1% dei decessi afferisce alla gestione assicurativa dell’Industria e servizi, il 5,9% alla gestione per Conto dello Stato, l’1,7% all’Agricoltura e lo 0,3% alla Navigazione. Rispetto alle attività produttive, il settore della sanità e assistenza sociale registra il 23,3% dei decessi, seguito dalle attività del manifatturiero con il 13,6%, dal trasporto e magazzinaggio con l’11,7%, dall’amministrazione pubblica con il 10,7% e dal commercio all’ingrosso e al dettaglio con il 10,2%: seguono le Costruzioni con il 6,3%, le attività professionali, scientifiche e tecniche (dei consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale) con il 5,3%, le attività dei servizi di alloggio e ristorazione con il 4,4%.

L’analisi per professione dell’infortunato, infine, evidenzia come circa un terzo dei decessi riguardi personale sanitario e socio-assistenziale. Nel dettaglio, le categorie più colpite dai decessi sono  anche qui quelle dei tecnici della salute (il 58% sono infermieri, di cui metà donne) con il 10,3% dei casi codificati, e dei medici con il 7,5% (uno su dieci è donna). A seguire gli operatori socio-sanitari (5,6%, ugualmente distribuiti per genere), gli operatori socio-assistenziali (tre su quattro sono donne) e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliari, portantini, barellieri) con il 3,6% per entrambe e gli specialisti nelle scienze della vita (tossicologi e farmacologi) con il 2,4%.

Le restanti categorie professionali coinvolte riguardano gli impiegati amministrativi con l’11,5% (9 su dieci sono uomini), gli addetti all’autotrasporto con il 6,3%, gli addetti alle vendite con il 2,8%, i dipendenti nelle attività di ristorazione, gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia tutti con il 2,4% così come i direttori, dirigenti ed equiparati dell’amministrazione pubblica e nei servizi di sanità, istruzione e ricerca.