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Effetti decisamente meno gravi, ma non azzerati. Il 24 novembre 2022 l’Inail ha diffuso il trentesimo report nazionale sui contagi da Covid-19 di origine professionale, cioè sul lavoro, diventato ora a cadenza bimestrale e relativo a settembre e ottobre 2022.

 

Con i dati di settembre ottobre 2022, superati i 300mila contagi da Covid-19 sul lavoro

Dal rapporto emerge innanzitutto che, con gli ultimi dati, i casi dall’inizio della pandemia hanno superato quota 300mila, raggiungendo i 305.395, pari a circa un quinto del totale delle denunce di infortunio pervenute all’istituto dal gennaio 2020, inizio dell’emergenza, e con un’incidenza dell’1,3% sul complesso dei contagiati nazionali comunicati alla stessa data dall’Istituto superiore di sanità. Rispetto alle 296.806 denunce registrate dal monitoraggio dello scorso 31 agosto, le infezioni in più sono 8.589 (+2,9%), di cui 3.630 riferite a ottobre e 2.150 a settembre, con i restanti casi riconducibili ai mesi precedenti. Il consolidamento dei dati permette, infatti, di acquisire informazioni prima non disponibili.

Con 107.602 infezioni lavoro-correlate denunciate nei primi dieci mesi, il 2022 pesa al momento per ben il 35,2% sul totale dei contagi sul lavoro segnalati all’Istituto dall’inizio della pandemia, segno che il fenomeno è tutt’altro che rientrato.  Il 2020, con 148.986 infezioni, raccoglie invece il 48,8% di tutti i casi, mentre il restante 16,0% (48.807) è concentrato nel 2021.

I casi mortali tuttavia nell’anno in corso sono stati pochissimi

Il nuovo report conferma però anche il trend in netta diminuzione dei casi mortali. Gli 886 decessi da Covid-19 denunciati all’Inail dall’inizio della pandemia, infatti, sono concentrati quasi esclusivamente nel 2020, che con 586 contagi con esito mortale raccoglie il 66,3% del totale, e nel 2021, con 290 casi mortali (32,6%). L’incidenza media dei decessi da Covid-19 sul totale di tutti i casi mortali denunciati all’Istituto nel 2020 è stata di circa una denuncia ogni tre, scendendo a circa una su sei nel 2021 e contraendosi considerevolmente nei primi dieci mesi di quest’anno.

 

L’analisi territoriale

L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione dei contagi sul lavoro denunciati pari al 40,4% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 23,5%), al 21,7% nel Nord-Est (Veneto 10,7%), al 16,8% al Centro (Lazio 8,3%), al 14,8% al Sud (Campania 7,5%) e al 6,3% nelle Isole (Sicilia 4,5%). Le province con il maggior numero di infezioni lavoro-correlate da inizio pandemia sono quelle di Milano (9,5%), Roma e Torino (6,6% ciascuna), Napoli (4,6%), Genova (3,1%), Brescia (3,0%), Venezia (2,2%), Verona e Treviso (2,1% ciascuna), Vicenza e Monza e Brianza (2,0% ciascuna), Firenze e Varese (1,9% ciascuna) e Bologna (1,8%). La provincia di Torino è quella che ha registrato il maggior numero di contagi sul lavoro nello scorso mese di ottobre, seguita da Milano, Brescia, Roma, Genova, Monza e Brianza, Cuneo, Napoli, Venezia, Treviso, Salerno, Savona e Lecco. Le province che hanno registrato gli incrementi percentuali maggiori rispetto al monitoraggio di fine agosto sono invece quelle di Isernia (+17,9%), Imperia (+8,0%), Messina (+7,8%), Brescia (+6,8%), Savona e Salerno (+6,2% per entrambe), Viterbo (+5,9%) e Cuneo (+5,6%).

Il fenomeno per età, nazionalità e sesso

L’età media dei contagiati dall’inizio della pandemia è di 46 anni, ma nel solo mese di ottobre è salita a 48 anni. Il 41,8% del totale delle denunce riguarda la classe 50-64 anni, seguita dalle fasce 35-49 anni (36,1%), under 35 anni (20,0%) e over 64 anni (2,1%). Gli italiani sono l’88,5%, mentre il restante 11,5% delle denunce riguarda lavoratori stranieri. Le nazionalità più colpite sono quelle rumena (20,7% dei contagiati stranieri), peruviana (12,3%), albanese (7,9%), svizzera (4,6%), moldava (4,4%) ed ecuadoriana (4,0%). La maggioranza delle infezioni di origine professionale colpisce le donne. La quota delle lavoratrici contagiate sul totale dei casi, infatti, è pari al 68,3%. La componente femminile supera quella maschile in tutte le regioni, con le sole eccezioni della Sicilia e della Campania, dove l’incidenza delle donne sul totale dei contagi denunciati all’Inail è, rispettivamente, del 49,9% e del 49,0%. A morire, però, sono soprattutto gli uomini (82,8%). L’età media dei deceduti è di 58 anni (57 per le donne, 59 per gli uomini), con il 71,3% dei decessi concentrato nella fascia tra i 50 e i 64 anni.

I settori economici e le professioni più colpiti

Il 63,2% delle denunce da Covid-19 riguarda il settore della sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili…), al primo posto anche per numero di decessi (21,1% dei casi mortali codificati). Seguono l’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali) con l’8,7% dei contagi denunciati, il trasporto e magazzinaggio con l’8,2%, il noleggio e servizi di supporto (servizi di vigilanza, di pulizia, call center…) con il 4,0%, il commercio all’ingrosso e al dettaglio con il 2,7%, le attività dei servizi di alloggio e ristorazione con il 2,2% e il settore manifatturiero con il 2,0%.

L’analisi per professione dell’infortunato conferma come il personale dell’ambito sanitario sia il più colpito dai contagi, a partire dalla categoria dei tecnici della salute, in cui si concentra il 37,8% delle denunce (in tre casi su quattro donne), l’82,3% delle quali relative a infermieri. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 16,0% (l’80,7% donne), i medici con il 9,4% (oltre la metà donne), gli operatori socio-assistenziali con il 5,4% (l’85,3% donne) e il personale non qualificato nei servizi sanitari (circa l’80% ausiliari, ma anche portantini, barellieri) con il 4,4% (72,8% donne). Le altre professioni più coinvolte sono quelle degli impiegati amministrativi con il 5,8% delle infezioni denunciate (i due terzi donne), degli impiegati addetti al controllo di documenti e allo smistamento e recapito della posta con il 2,3% (oltre la metà donne), degli addetti ai servizi di pulizia con l’1,9% (oltre i tre quarti donne), degli impiegati addetti agli sportelli e ai movimenti di denaro con l’1,5% (circa due terzi donne), dei conduttori di veicoli con l’1,2% (con più di nove contagi su 10 maschili), degli insegnanti di scuola primaria con l’1,2% (oltre il 97% donne) e degli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia con l’1,1% (quasi un terzo donne).

Scritto da:

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Dott. Nicola De Rossi

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Categoria:

Infortuni sul Lavoro

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