Articolo Pubblicato il 28 giugno, 2020 alle 10:00.

Non siamo ancora fuori dal tunnel. Dal quinto report sulle infezioni da Covid-19 di origine professionale, elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail, e aggiornato al 15 giugno 2020, emerge che i casi segnalati all’istituto sfiorano ormai i 50mila, per la precisione 49.021 e, soprattutto, che sono ben 1.999 in più rispetto ai 47.022 rilevati nel monitoraggio precedente del 31 maggio.

E purtroppo anche i decessi non si fermano: sono saliti a 236, 28 in più rispetto al quarto report, pari a circa il 40% di tutte le morti bianche registrate dall’inizio del 2020.

 

La distribuzione dei contagi per sesso, età, nazionalità e area geografica

Per il 71,7% i contagiati sono donne, il 28,3% uomini; l’età media è di 47 anni per ambo i sessi; l’età mediana (quella che ripartisce la platea – ordinata secondo l’età – in due gruppi ugualmente numerosi) è 48 anni (contro i 61 anni riportati dall’Istituto Superiore della Sanità per i contagiati nazionali). Il dettaglio per classe di età mostra come il 43,7% del totale delle denunce riguardi quella 50-64 anni: seguono le fasce 35-49 anni (36,9%), 18-34 anni (17,3%) e over 64 anni (2,1%). Gli stranieri sono il 15,7% (otto su 10 sono donne); gli italiani l’84,3% (sette su 10 sono donne).

L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione delle denunce del 56,1% nel NordOvest (con in testa la Lombardia con il 36,0%), del 24,2% nel Nord-Est (Emilia Romagna 10,2%), del 11,8% al Centro (Toscana 5,6%), del 5,7% al Sud (Puglia 2,5%) e del 2,2% nelle Isole (Sicilia 1,2%).

 

Il settore della sanità si conferma il più colpito

Delle 49.021 denunce di infortunio da coronavirus, quasi tutte riguardano la gestione assicurativa dell’Industria e servizi (circa il 99%), mentre il numero dei casi registrati nelle restanti gestioni assicurative dell’Agricoltura, della Navigazione e per Conto dello Stato è di circa 600 unità.

Rispetto alle attività produttive (classificazione delle attività economiche AtecoIstat 2007) coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili…) si conferma il più colpito con il 72,2% delle denunce, seguito dall’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali) con il 9,1%; dal noleggio e servizi di supporto (servizi di vigilanza, di pulizia, call center, eccetera) con il 4,3%; dal settore manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, stampa, industria alimentare) e dalle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione, entrambi con il 2,6%.

L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia la categoria dei tecnici della salute come quella più coinvolta da contagi, con il 40,9% delle denunce (più di tre casi su quattro sono donne), circa l’83% delle quali relative a infermieri. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 21,3% (l’81,7% sono donne), i medici con il 10,7%, gli operatori socio-assistenziali con l’8,5% e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,8%. Il restante personale coinvolto riguarda impiegati amministrativi (2,7%), addetti ai servizi di pulizia (1,8%) e dirigenti sanitari (1,1%).

 

Denunce di infortunio con esito mortale

Come detto, il monitoraggio alla data del 15 giugno 2020 rileva 236 denunce di infortunio con esito mortale, di cui il 38% deceduti a marzo e il 58% ad aprile. Rispetto al monitoraggio alla data del 31 maggio i decessi sono 28 in più, di questi 11 riferibili a morti avvenute nel mese di maggio, il resto a eventi di marzo e aprile.

Per l’82,6% i decessi hanno interessato gli uomini, il 17,4% sono donne (al contrario di quanto osservato sul complesso delle denunce). L’età media dei deceduti è 59 anni (57 per le donne, 59 per gli uomini), così come l’età mediana (mentre è di 82 quella calcolata dall’Iss per i deceduti nazionali). Il dettaglio per classe di età mostra come il 70,3% del totale delle denunce riguardi la classe 50-64 anni. Seguono over 64 anni (18,6%), 35-49 anni (9,4%) e under 34 anni (1,7%). Gli stranieri sono l’8,9% (sei su 10 sono maschi); gli italiani il 91,1% (nove su 10 sono maschi).

L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione dei decessi del 57,2% nel NordOvest (Lombardia 43,2%), del 13,5% nel Nord-Est (Emilia Romagna 8,5%), dell’11,9% nel Centro (Marche e Lazio 4,2% per entrambe), del 15,7% al Sud (Campania 7,2%) e dell’1,7% nelle Isole (Sicilia 1,7%). Il 91,9% dei decessi afferisce alla gestione assicurativa dell’Industria e servizi, il 6,4% alla gestione per Conto dello Stato, mentre il restante 1,7% è ripartito tra Agricoltura e Navigazione.

 

Non solo sanità: molti decessi riguardano anche altri settori

Rispetto alle attività produttive, il settore della sanità e assistenza sociale registra il 26,3% dei decessi, seguito però con percentuali importanti dalle attività del manifatturiero con l’11,7%; dall’amministrazione pubblica, dal trasporto e magazzinaggio e dal commercio all’ingrosso e al dettaglio con il 10,2%, e dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (dei consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale) con il 6,7%;.

L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia come circa il 40% dei decessi riguardi personale sanitario e socio-assistenziale. Nel dettaglio, le categorie più colpite dai decessi sono quelle dei tecnici della salute (il 61% sono infermieri) con il 12,8% dei casi codificati e dei medici con il 9,9%, seguite dagli operatori sociosanitari (7,8%), dagli operatori socio-assistenziali e gli specialisti nelle scienze della vita (tossicologi e farmacologi), con il 4,2% per entrambe.

Le restanti categorie professionali coinvolte riguardano gli impiegati amministrativi con l’11,3%, gli addetti all’autotrasporto con il 5,0%, il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliari, portantini, barellieri) e i dipendenti nelle attività di ristorazione, con il 3,5% ciascuno; gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia e i direttori, dirigenti ed equiparati dell’amministrazione pubblica e nei servizi di sanità, istruzione e ricerca, con il 2,8% ciascuno.