Articolo Pubblicato il 24 dicembre, 2019 alle 10:00.

In questi giorni per il ponte natalizio sono milioni i veicoli che si muoveranno sulle strade e autostrade di tutto il Paese.

L’appello è ovviamente quello alla prudenza alla guida, ma anche quello di allacciare – per tutti gli occupanti dei veicoli, compreso chi siede dietro – le cinture di sicurezza, perché questa buona prassi che può salvare la vita stenta ad entrare nelle abitudini degli italiani.

 

Lo studio dell’Istituto Superiore di Sanità

Al riguardo, sono infatti sconfortanti i dati raccolti e anticipati in questo fine 2019 i dal sistema di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità, sull’impiego dei dispositivi di sicurezza nell’ambito del progetto Ulisse finanziato dal ministero delle Infrastrutture; uno studio accurato ed assolutamente affidabile, anche per l’ampiezza del campione, oltre che per il metodo di rilevazione: sono state monitorate il 17% delle automobili circolanti in Italia e 28 città.

I ricercatori, coordinati dall’epidemiologo Marco Giustini, sono scesi in mezzo al traffico, piazzandosi nei paraggi di incroci stradali (urbani ed extraurbani) per osservare il comportamento dei conducenti in fase di rallentamento della velocità e riportare su una app quanto hanno visto.

 

Solo 4 bambini su dieci viaggiano sul seggiolino

L’indagine conferma innanzitutto le gravi lacune circa l’utilizzo dei seggiolini per i bambini: li usa solo il 44% di chi trasporta bimbi in auto. Quasi 6 genitori (o altri familiari) su dieci affidano i piccoli alle braccia del passeggero, spesso accanto al guidatore, o li lasciano sul sedile posteriore, agganciati alla cintura per adulti, senza valutare il rischio cui i bambini sono esposti, anche in caso di tragitti brevi.

C’è da chiedersi cosa succederà a marzo con l’applicazione delle sanzioni per la mancata installazione degli allarmi anti-abbandono del bebè se già tante infrazioni vengono commesse su norme di vecchia data.

Se sui seggiolini l’Italia non è diligente, in compenso va meglio per il casco, il cui obbligo per gli adulti è in vigore dal 1992 dopo aver interessato solo i minorenni. Negli oltre 37 mila casi rilevati dai ricercatori, lo indossavano la quasi totalità dei motociclisti, il 100% al Nord, il 99,6% al Centro e il 94% al Sud. Qui almeno c’è stata una decisa presa di coscienza.

 

Pochi indossano le cinture di sicurezza posteriori

Differenze molto profonde restano invece nell’impiego delle cinture di sicurezza anteriori. Anche gli automobilisti del Nord in verità non sono sufficientemente diligenti, la percentuale di chi le indossa si ferma all’82,6%. Percentuale che scende al 67% nelle regioni del Centro e crolla al 36.3% in quelle del Sud.  Idem per le città. A Bolzano e Trento i conducenti sono ligi all’obbligo di allacciare le cinture, le città del Centro hanno una media del 70%, a Napoli, Bari e Reggio Calabria le trasgressioni sono la normalità.

Ma a preoccupare sono anche le risultanze relative alle cinture di sicurezza posteriori che rimangono quasi sconosciute e residuali, in tutto lo Stivale: anche in Lombardia e in Veneto le sfruttano soltanto due persone su dieci.

I ricercatori calcolano che, se ci fosse il rispetto delle norme sui dispositivi di sicurezza, ogni anno si potrebbero risparmiare 327 morti per incidenti stradali sulle circa 3.300 vittime che ci sono ogni anno: un’operazione peraltro a costo zero visto che le cinture sono già in dotazione alle auto.

Dati sua cui riflettere bene, prima di mettersi in strada.