Articolo Pubblicato il 6 giugno, 2020 alle 9:00.

I voucher o la proposta di un pacchetto sostitutivo per il viaggio saltato causa coronavirus possono essere “proposti” dall’operatore, ma il cliente ha diritto a scegliere se accettare questa soluzione sostitutiva o se invece ottenere il rimborso in danaro.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sollevato una bella questione a tutela dei consumatori inviando, in data 28 maggio 2020, un’apposita segnalazione al Parlamento, nelle figure dei Presidenti della Camera e del Senato, e al Governo, nella persona del Presidente del Consiglio dei Ministri.

 

Il Decreto Cura Italia prevede che il voucher possa essere imposto senza accettazione

Agcm, come spiega in una nota, si è attivata sulla scorta delle numerose lamentele ricevute negli ultimi mesi da parte dei consumatori, per segnalare la disciplina d’emergenza di cui all’art 88-bis del cosiddetto decreto Cura Italia (legge 17 marzo 2020 n.18 convertito con modifiche dalla legge n.27/2020).

La recente normativa, infatti, com’è noto, consente agli operatori del settore turistico di emettere un voucher – in luogo del rimborso – per “ristorare” viaggi, voli e hotel cancellati per circostanze eccezionali e situazioni soggettive connesse con l’emergenza da Covid-19.

Tale forma di compensazione però può sostituire il rimborso senza la necessità di un’apposita accettazione da parte del consumatore.

 

La norma europea tutela il diritto del consumatore ad ottenere il rimborso di quanto pagato

Nella segnalazione al Parlamento e al Governo l’Autorità Garante ha evidenziato che l’art. 88-bis si pone in contrasto con la vigente normativa europea, la Direttiva (EU) 2015/2302 in materia di pacchetti turistici, la quale prevede, nel caso di cancellazione per circostanze inevitabili e straordinarie, il diritto del consumatore ad ottenere il rimborso di quanto pagato.

Disciplina che peraltro, ricorda il Garante, è stata integralmente trasfusa nel decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, meglio noto come “Codice del Consumo”, e, segnatamente, nell’art. 41, e “il regime di armonizzazione massima che caratterizza la predetta Direttiva preclude agli Stati membri non solo di mantenere, ma anche di adottare disposizioni divergenti”.

Nella nota si precisa, altresì, che la posizione assunta dalla Commissione europea nella Raccomandazione del 13 maggio 2020 evidenzia sì che l’operatore può legittimamente offrire un buono, “ma a condizione che i viaggiatori non siano privati del diritto al rimborso in denaro”.

Nella segnalazione si prende atto come la Commissione abbia anche rilevato che, in ragione delle gravi perdite del settore turistico derivanti dal fatto che le richieste di rimborso presentate dai viaggiatori superano di gran lunga il livello delle nuove prenotazioni, occorrerebbe incentivare i consumatori ad accettare i voucher.

Un’ampia accettazione dei voucher, infatti, contribuirebbe ad attenuare i problemi di liquidità del settore a beneficio anche degli interessi dei viaggiatori, dal momento che, qualora gli organizzatori o i vettori diventassero insolventi, molti viaggiatori e passeggeri potrebbero non ricevere alcun rimborso.

Ma l’autorità ha anche osservato che, affinché i voucher possano essere considerati una valida alternativa al rimborso in denaro, essi dovrebbero essere accompagnati da garanzie e strumenti per renderli più appetibili e affidabili per i consumatori, tra le quali una copertura assicurativa per il possibile fallimento del tour operator o del vettore, il diritto al rimborso in denaro se alla scadenza del voucher il consumatore non avrà usufruito dello stesso e un termine ragionevole di 14 giorni dalla domanda entro il quale questo rimborso andrà regolato.

 

L’Autorità Garante interverrà per garantire l’applicazione della normativa europea

E comunque sia il diritto a optare esclusivamente per il rimborso va tutelato.  In definitiva – conclude l’Autorità Garante – si ritiene che la novella introdotta dall’art. 88-bis del decreto nelle n. 18 del 2020, il cui contrasto con le disposizioni euro-unitarie appare indiscutibile, si presti difficilmente a interpretazioni costituzionalmente e comunitariamente orientate.

Pertanto, si rappresenta che, a fronte del permanere del descritto contrasto tra normativa nazionale ed europea, in presenza di condotte in cui al consumatore viene negato il diritto al rimborso e offerto unicamente il voucher, l’autorità., nell’esercizio dei compiti ad essa spettanti a tutela dei diritti dei consumatori, interverrà per assicurare la corretta applicazione della normativa di fonte comunitaria disapplicando la normativa nazionale con essa contrastante”.

Una presa di posizione forte a tutela dei viaggiatori che riafferma un loro diritto e che, in assenza di interventi governativi, dà loro tutti gli estremi giuridici per pretendere il risarcimento in danaro, anche per coloro che abbiamo già ricevuto e non ancora utilizzato il voucher.