Articolo Pubblicato il 18 agosto, 2020 alle 5:33.

Sembra una cosa ovvia, ma così non è se è vero che alcuni tribunali continuano a non osservare questo principio, per non parlare delle compagnie di assicurazione. La Cassazione, con l’ordinanza n. 16217/20 depositata il 29 luglio 2020, ha ricordato che, nel caso di incidenti stradali in cui non venga ravvisata una responsabilità esclusiva, ma sia definita la percentuale di concorso di colpa, quest’ultima va poi applicata anche al calcolo del risarcimento dovuto.

Una causa per un sinistro stradale

Il caso in questione è quello di un automobilista pugliese che aveva citato in giudizio dinanzi al Tribunale di Bari, sezione distaccata di Altamura, un altro automobilista e la sua compagnia di assicurazione, Allianz, per sentirli condannare in solido al risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, quantificati nella somma di 193.111 euro al netto di interessi e di rivalutazione monetaria, patiti in seguito a un sinistro stradale, avvenuto nel 2000, a Gravina di Puglia allorquando, mentre era alla guida della sua R21, era stato investito dalla Seat Ibiza condotta dalla controparte.

I giudici fissano nell’80% la responsabilità della controparte ma liquidano il danno al 50%

I giudici avevano riconosciuto la responsabilità dell’automobilista citato in causa nella misura dell’80 per cento, imputando il restante 20 per cento al ricorrente e, una volta quantificato in 42.500 euro il danno subito da quest’ultimo, avevano condannato la controparte al pagamento di 21.250 euro per i danni fisici e di 602,11 euro per quelli materiali, oltre agli interessi e alla rivalutazione monetaria, detraendo l’importo di ventimila euro già corrisposto quale anticipo da Allianz. E aveva altresì condannato il ricorrente e la sua assicurazione, Cattolica, a versare a sua volta 5.600 euro per danni materiali e 260,54 euro per danni fisici alla controparte, regolando anche le spese di lite.

L’automobilista che aveva avviato la causa aveva quindi appellato la sentenza presso la Corte d’Appello di Bari, lamentando la contraddittorietà e la illogicità della decisione di prime cure, che, dopo aver riconosciuto la responsabilità della controparte nella misura dell’80 per cento, aveva liquidato il danno come se avesse riconosciuto il pari concorso di responsabilità. Ma i giudici di secondo grado avevano respinto il gravame, ritenendo provato che il ricorrente si fosse messo alla guida in non perfette condizioni fisiche, avendo subito un intervento al ginocchio solo dieci giorni prima, e imputandogli, per questo, di non avere vinto la presunzione di pari responsabilità nella causazione del sinistro, di cui all’art. 2054 cod. civ.

L’automobilista ricorre per Cassazione

L’automobilista ha quindi proposto ricorso anche per Cassazione, lamentando il fatto che la sentenza impugnata non aveva motivato, se non in modo apparente, l’addebito di una responsabilità del 50% nella causazione del sinistro, di avere reiterato gli stessi errori del giudice di prime cure, di avere adottato argomentazioni contrastanti, avendo ritenuto fondato ritenerlo responsabile solo a 20 per cento, per essersi posto alla guida pure in presenza di un infortunio, ma di aver poi ritenuto “corretta la declaratoria di pari responsabilità“.

La Suprema Corte accoglie il ricorso

Motivo accolto in pieno dalla Suprema Corte. “La decisione della Corte d’Appello – scrivono nell’ordinanza gli Ermellini -, da un lato ha confermato la dinamica del sinistro come ricostruita dal giudice di prime cure, che aveva attribuito all’odierno ricorrente una responsabilità del 20%, perché aveva impegnato l’incrocio non mantenendo la destra e si era posto alla guida pur non essendo in perfette condizioni fisiche, escludendo, quindi, la responsabilità esclusiva di uno dei due soggetti coinvolti nell’incidente; poi, però, anziché provvedere alla corrispondente graduazione di responsabilità dei due conducenti, perveniva, senza alcuna spiegazione, ad un giudizio di “sostanziale equivalenza” delle condotte”.

Motivazione della sentenza impugnata incomprensibile e contraddittoria

Secondo i giudici del Palazzaccio, dunque, tale decisione si rileva basata “su una motivazione che reca i tratti dell’incomprensibilità e della contraddittorietà” e pertanto, non dando conto dell’iter logico della motivazione, e basandosi su affermazioni contrastanti, è incorsa “nel lamentato vizio di nullità ex art. 360 cod. proc. civ., n. 4 per sostanziale omissione della motivazione”.

Il ricorrente aveva avanzato anche un secondo motivo di doglianza, censurando la decisione della Corte d’Appello di applicare la presunzione di colpa prevista in egual misura a carico dei conducenti dall’art. 2054, comma 2, cod. civ., pur avendo determinato la concreta misura delle rispettive responsabilità, omettendo di considerare che tale presunzione opera solo in via sussidiaria. L’errore sarebbe consistito nel non aver considerato che ai fini dell’accertamento della responsabilità dei conducenti coinvolti in un incidente si ricorre alla presunzione di pari responsabilità solo quando non sia possibile accertare in concreto le cause e il grado delle colpe incidenti nella produzione dell’evento dannoso. Motivo ritenuto assorbito dall’accoglimento del primo da parte della Cassazione, che ha quindi cassato la sentenza con rinvio alla Corte d’Appello di Bari, in diversa composizione, per la definizione della causa.