Articolo Pubblicato il 13 febbraio, 2020 alle 18:12.

Può essere “vittima del dovere”, e come tale va riconosciuto ai suoi familiari il relativo indennizzo, anche il militare che non sia impiegato in compiti operativi. Tanto più se muore a causa di una meningite, gravissima patologia che non si può giustificare come “tipica delle caserme”.

E’ un pronunciamento significativo quello pronunciato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 3510/20 depositata il 12 febbraio 2020.

 

Familiari del militare deceduto escluso dai benefici della legge per le vittime del dovere

La Corte d’appello di Venezia, in riforma della sentenza del Tribunale di Rovigo, aveva rigettato il ricorso della moglie e dei figli di un militare di truppa deceduto per causa di servizio, i quali avevano convenuto in giudizio il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Interno chiedendo il riconoscimento dei benefici previsti in favore dei soggetti equiparati alle vittime del dovere, ai sensi dell’art. 1, comma 564 della l. n.266 del 2005.

La Corte territoriale aveva respinto la domanda affermando che, quale militare di leva con mansioni di “addetto alla lavastoviglie della cucina di truppa”, la vittima non aveva operato “in particolari condizioni ambientali od operative” tali da giustificare l’applicazione dell’art. 1 comma 564, che equipara talune categorie ai fini del godimento dei benefici riservati alle vittime del dovere dall’art. 1, comma 563 della stessa legge.

 

I congiunti della vittima ricorrono per Cassazione

I familiari del militare hanno quindi proposto ricorso per Cassazione sulla base di tre motivi. I ricorrenti hanno contestato le nozioni restrittive date dalla Corte d’Appello di “missione“, limitata a “una particolare attività comandata e specifica che (…) esuli dall’attività svolta ordinariamente”, e delle “particolari condizioni ambientali ed operative”, escludendo la ricorrenza nel caso del militare di leva che opera con mansioni di addetto della cucina di truppa colpito da meningite con esiti letali.

Secondo la moglie e i figli della vittima, la Corte territoriale, nel limitarsi a richiamare le sue mansioni, avrebbe mancato di valutare se l’invalido per servizio – nelle circostanze concrete – fosse stato esposto a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti assegnati, atteso che non sarebbe sufficiente vagliare in assoluto la pericolosità di una certa attività sulla base di mere affermazioni di principio.

Inoltre, hanno lamentato il fatto che i giudici di secondo grado avessero affermato che gli eredi non avevano contestato l’affermazione della parte appellante secondo cui “la meningite costituisce malattia infettiva tipica delle comunità come le caserme”: i congiunti della vittima hanno ritenuto erronea e contraddittoria la motivazione della sentenza gravata, laddove aveva ritenuto non contestata l’affermazione secondo cui la meningite è una patologia tipica delle caserme e si previene soltanto tramite le vaccinazioni e la limitazione del sovraffollamento.

 

Non erano state accertate le condizioni in cui si era svolta l’attività del soldato

La Cassazione ha accolto il ricorso. La Suprema Corte rammenta che in tema di benefici in favore delle vittime del dovere, l’art. 1, comma 1, del d.P.R. n. 243 del 2006, che disciplina i termini e le modalità per la corresponsione delle provvidenze, va interpretato in modo da non esorbitare i limiti indicati dall’art. 1, comma 565, della l. n. 266 del 2005, che non demanda alla fonte regolamentare anche il compito di precisare i concetti di cui al comma 564 dello stesso articolo: “pertanto, per circostanze straordinarie, devono essere intese, secondo il significato indicato dalla legge, condizioni ambientali e operative “particolari” che si collocano al di fuori del modo di svolgimento dell’attività “generale”, per le quali è quindi sufficiente che non siano contemplate in caso di normale esecuzione di una determinata funzione” spiegano gli Ermellini.

I quali, tuttavia, aggiungono anche che però “il giudice del merito deve identificare caso per caso le circostanze concrete alla base di quanto accaduto all’invalido per servizio che richieda il riconoscimento dei benefici previsti in favore delle vittime del dovere, evidenziando l’elemento che comporti l’esistenza o il sopravvenire del fattore di rischio maggiore rispetto alla normalità di quel particolare compito”.

Nel caso in esame, è mancato proprio “l’accertamento relativo alle condizioni in cui si era svolta la funzione che aveva causato la morte di (omissis), non potendosi ritenere sufficiente, rispetto al significato attribuito da questa Corte al concetto di circostanze straordinarie, l’affermazione del giudice dell’appello secondo cui la meningite costituisce una malattia tipica delle caserme, e si previene soltanto attraverso le vaccinazioni e la limitazione del sovraffollamento” .

Il ricorso è stato pertanto accolto, la sentenza cassata con rinvio alla Corte d’appello di Venezia, in. Diversa composizione, per la definizione della causa.