Articolo Pubblicato il 22 aprile, 2020 alle 11:00.

Dopo il deposito della perizia sull’incidente costato la vita al 46enne pasticciere di Frosinone i genitori e i fratelli si aspettano i primi provvedimenti dalla Procura

Verità e una giustizia esemplare. E’ quello che si aspettano i genitori e i fratelli di Daniele Stirpe, il pasticciere di 46 anni residente a Frosinone rimasto incolpevole vittima di un assurdo incidente poco più di un anno fa, il 31 marzo 2019, ad Alatri. Come del resto la sua compagna e la figlia e il figlio in tenera età che ha lasciato.
Quella mattina Daniele, che lavorava in proprio nel suo laboratorio di pasticceria di via Ceccano, era partito presto col suo furgoncino per consegnare i cornetti freschi nei locali che serviva e durante il giro si era fermato – una tappa abituale – al “Bar Anna”, al km 7+750 della Regionale 155, per prendere un caffè con lo zio Enzo Stirpe di 64 anni che a sua volta a quell’ora partiva per il lavoro: i due si davano sempre appuntamento lì per la colazione.

Ed è qui, alle 4.55, che si è consumato il dramma. Usciti dal locale, zio e nipote si sono fermati per un paio di minuti a chiacchierare prima di risalire sui rispettivi mezzi, quando, improvvisamente, è piombata su di loro una Smart che, come impazzita, ha invaso la corsia opposta e lo spazio pedonale dove si trovavano i due malcapitati, travolgendoli entrambi e facendoli volare sull’asfalto: per il 46enne non c’è stato nulla da fare, mentre lo zio è rimasto seriamente ferito ed è stato trasportato in codice rosso all’ospedale “Fabrizio Spaziani” ma, almeno lui, se l’è cavata.

Non bastasse, l’utilitaria non si è fermata lasciando i due uomini al loro destino. Solo alcune ore dopo una giovane di oggi 27 anni, di Alatri, T. C., si è presentata presso la locale stazione dei carabinieri ammettendo le sue responsabilità e asserendo di aver avuto un colpo di sonno: nell’auto però c’era anche il fidanzato, M. R., 29 anni, pure lui di Alatri, e si è posto fin da subito il forte dubbio su chi dei due fosse effettivamente al volante. Al punto che il Pubblico Ministero della Procura di Frosinone titolare del procedimento penale aperto all’indomani della tragedia, la dott.ssa Barbata Trotta, li ha indagati entrambi per omicidio stradale e omissione di soccorso e anche, rispettivamente, per gli ulteriori reati di autocalunnia, nell’ipotesi che la giovane si fosse falsamente autoaccusata, e di calunnia, nel sospetto che il 29enne avesse scaricato le proprie colpe sulla compagna. Per stabilire l’identità del conducente il Pm ha dovuto anche disporre accertamenti tecnici non ripetibili ad hoc per l’estrapolazione di tracce papillari e biologiche sulla vettura, in particolare sul volante, del Dna e delle impronte.

Per essere assistititi in questa vicenda così complessa, oltre che estremamente grave e dolorosa, i genitori e i fratelli di Daniele Stirpe, tramite l’area manager e responsabile della sede di Roma, Angelo Novelli, si sono affidati Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha messo a disposizione anche i propri consulenti tecnici di parte per i vari accertamenti disposti dal magistrato, in particolare il medico legale dott. Antonio Oliva per l’esame autoptico e l’ing. Francesco Galise per la perizia cinematica finalizzata alla ricostruzione della dinamica e delle cause del sinistro. La compagna e i figli sono invece seguiti da un altro legale.

Perizia che nei giorni scorsi il consulente tecnico d’ufficio nominato dal Sostituto Procuratore, il geom. Francesco Di Gennaro, ha depositato e che ribadisce l’esclusiva responsabilità in capo all’automobilista, che procedeva anche a una velocità superiore al limite. Ora che il quadro probatorio è completo, dunque, i familiari della vittima si aspettano i primi provvedimenti da parte della Procura: in primis la conferma di chi dei due indagati fosse effettivamente alla guida della Smart e quindi la richiesta di rinvio a giudizio. Nella speranza che poi la pena non sia “simbolica”, tenuto conto del fatto che, oltre ad aver ucciso una persona, il responsabile si è anche dato alla fuga.