Articolo Pubblicato il 24 marzo, 2020 alle 8:00.

Fatale al giovane, travolto mentre andava al lavoro in bici, una polmonite: i genitori, che l’hanno assistito amorevolmente, non hanno ricevuto un euro dall’assicurazione

Gli è stata fatale una polmonite, che ha avuto facilmente ragione del suo fisico debilitato: così se n’è andato venerdì 20 marzo 2020, all’ospedale di San Donà di Piave, Andrea Ferrazzo, a soli 21 anni e dopo quasi due anni e mezzo di calvario in seguito a un terribile incidente stradale che ha segnato il suo destino. Il giovane, di Musile di Piave, per scrupolo è stato anche sottoposto al tampone, ma è risultato negativo al coronavirus.

Andrea era un ragazzo pieno di vita e di amici e anche con la testa sulle spalle: lavorava già come operaio metalmeccanico alla ditta Metacom, ubicata a Musile.

Il 23 novembre 2017, all’epoca poco più che maggiorenne, alle 6.50, il giovane si stava recando come tutte le mattine al lavoro con la sua mountain-bike e percorreva la Provinciale 50 da Musile verso Fossalta di Piave, in quel tratto via Argine San Marco Superiore. Giunto all’intersezione con via Cavour, dove si trova il capannone della fabbrica, ha girato a sinistra ma è stato travolto da una Skoda Felicia condotta da R. B., oggi 82 anni, anche lui di Musile di Piave, che sopraggiungeva dietro di lui, nella stessa direzione di marcia. Un impatto terribile: il ragazzo è stato caricato sul cofano, ha sfondato il parabrezza ed è volato a svariati metri di distanza, rovinando esanime sull’asfalto. Ferrazzo è stato trasportato in condizioni disperate e in coma all’ospedale di San Donà e subito trasferito nella Rianimazione dell’Angelo di Mestre, dov’è rimasto fino al primo dicembre, sempre in lotta tra la vita e la morte. Quindi, è stato ricondotto nel reparto di Terapia Intensiva del nosocomio di San Donà e poi è passato in quello del Ca’ Foncello di Treviso. E’ riuscito a sopravvivere, ma a un prezzo altissimo e con una diagnosi impietosa e senza appello conseguente al gravissimo trauma cranioencefalico e vertebro-midollare dorsale riportato: stato vegetativo persistente. E’ rimasto in stato di incoscienza, senza alcuna risposta agli stimoli acustici e dolorosi, e per di più in un quadro di tetraplegia spastica: invalido totale e bisognoso di assistenza h24.

Da allora è stato un lungo peregrinare per ospedali, in quello riabilitativo di Motta di Livenza, ancora al Ca’ Foncello in Neurochirurgia, e un susseguirsi di interventi chirurgici fino al ricovero permanente in casa di riposo, da ultimo quella di San Donà di Piave, dove mamma Cinzia e papà Franco lo hanno assistito quotidianamente e amorevolmente fino alla fine, consapevoli che qualsiasi complicanza, specie di ordine infettivo, avrebbe potuto portarsi via il loro unico figlio, come purtroppo è successo.

Un’assistenza continuativa che ha richiesto enormi sacrifici, da tutti i punti di vista, e che i genitori hanno dovuto sostenere con le loro sole forze: ulteriore amarezza, non hanno ricevuto un euro dall’assicurazione. La madre e il padre di Andrea, per essere assistiti, tramite l’Area manager e responsabile della sede di San Donà, Riccardo Vizzi, si sono rivolti a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e tutela dei diritti dei cittadini.

La Procura di Venezia, attraverso il Pubblico Ministero, dott. Roberto Terzo, ha infatti aperto un fascicolo per il reato di lesioni personali stradali gravissime iscrivendo nel registro degli indagati l’automobilista che la ha investito Andrea e ha disposto una perizia cinematica per ricostruire dinamica e cause del sinistro, incaricando come proprio consulente tecnico l’ing Maurizio De Valentini. Il quale ha riscontrato che il giovane aveva attraversato la strada senza dare la precedenza alla vettura, ma ha anche rilevato corresponsabilità da parte del conducente dell’auto che procedeva a una velocità di almeno 15 km/h più del limite, che in quel tratto era di 50, e non commisurata alle condizioni di visibilità (a quell’ora era ancora buio) e all’approssimarsi ad un’intersezione. Tuttavia, a fronte di tali conclusioni e di un procedimento penale ancora pendente, la compagnia di assicurazione della macchina, Generali, ha sin qui negato ogni liquidazione disconoscendo qualsiasi concorso di colpa, e privando i familiari del ragazzo di un risarcimento, per quanto parziale, di cui avrebbero avuto diritto e anche bisogno per far fronte a tutte le spese che hanno dovuto sostenere in questi anni difficili.

Com’è noto, per le stringenti norme sul coronavirus non si potranno celebrare i funerali: la benedizione della salma avverrà martedì 24 marzo alle 14.30 all’obitorio di San Donà di Piave.