Articolo Pubblicato il 12 marzo, 2018 alle 18:00.

E’ accaduto all’ospedale di San Severo. Il Pm ha chiesto di archiviare il fascicolo, la famiglia ha presentato opposizione e il giudice ha fissato un’udienza al 3 maggio

Va avanti il procedimento penale per omicidio colposo, a carico di ignoti, aperto dalla Procura di Foggia sul decesso di Salvatore Fania, 76 anni, residente a Milano ma originario di Apricena, nel Foggiano, dove si è consumata la tragedia. Il Pm titolare del fascicolo, la dott.ssa Laura Simeone, aveva chiesto l’archiviazione, ma la famiglia, per il tramite del proprio penalista, ha presentato opposizione e il Gip l’ha ritenuta meritevole di attenzione, fissando un’udienza in camera di consiglio per il prossimo 3 maggio, alle 9, presso il Palazzo di Giustizia.

L’anziano, pensionato e cardiopatico, nell’estate 2016, come ogni anno, era tornato con la moglie nella sua terra di origine per trascorrere le vacanze. Fin da luglio, tuttavia, aveva iniziato ad accusare disturbi allo stomaco: si era sottoposto a esami e visite specialistiche, che però non avevano prodotto grandi risultati. La mattina del 2 settembre i dolori si erano fatti così acuti che faticava a respirare. Il 76enne ha così deciso di chiamare un cardiologo, che gli ha controllato cuore e pressione, a posto, consigliandogli di andare in ospedale nei caso in cui problemi sussistessero.

Nel pomeriggio però le algie aumentano e lo stesso pensionato, alle 15.33, telefona al 118, spiegando all’operatore, sempre più affannato: “non posso più respirare”. La centrale operativa di Foggia contatta dunque l’ambulanza di Apricena richiedendo l’intervento all’infermiere ma attribuendo una priorità di codice (solo) giallo. Alle 15.40 l’ambulanza arriva in loco, ma qui i sanitari, dopo aver misurato la pressione al paziente e avergli applicato una flebo di soluzione fisiologica e la maschera dell’ossigeno, e dopo averlo fatto scendere in strada dal suo appartamento, al primo piano, e fatto salire nel mezzo di soccorso, si rendono conto che l’emergenza è ben più seria: “questo è un codice rosso, il paziente mi sta desaturando. Ed è in crisi ipertensiva” spiega l’infermiera con una concitata chiamata alle 16 alla centrale operativa del 118, che allora alle 16.02 allerta il medico di San Nicandro. Intanto il 76enne e la moglie, sempre più allarmati, continuano a non capire perché l’ambulanza non parta a sirene spiegate verso l’ospedale e si resti in attesa sul posto del medico e sollecitano più volte, invano, la partenza: i paramedici, in evidente difficoltà, chiedono e ricevono istruzioni sul da farsi dal medico della centrale operativa. Poco dopo le 16.30 finalmente arriva l’ambulanza con il medico di San Nicandro, la quale prende in carico il paziente che arriva all’ospedale Teresa Masselli Mascia di San Severo attorno alle 17, un’ora e mezza dopo la chiamata al 118, in uno “stato di insufficienza respiratoria acuta” e in codice rosso “molto critico” per citare la relazione di accettazione del Pronto Soccorso. Ma anche qui, dopo una prima visita, il paziente resta una ventina di minuti in un corridoio in attesa dei risultati delle analisi, al punto che un medico, viste le sue gravi condizioni, richiede subito un intervento celere agli altri colleghi. Fania viene trasportato in Rianimazione in prognosi riservata ma alle 18.50 spira.

Superato lo choc per la perdita del proprio caro, i familiari, perplessi sull’operato dei medici, per fare piena luce sui fatti si sono rivolti, attraverso il consulente personale Riccardo Vizzi, a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, compresi i casi di mala sanità, che ha sottoposto la documentazione disponibile al proprio medico legale di direzione, il quale ha effettivamente constatato che “il decesso di Salvatore Fania è causalmente connesso con la condotta imperita e negligente degli operatori sanitari che l’hanno curato”. E’ stato così presentato un esposto dove la famiglia della vittima ha chiesto all’autorità giudiziaria di verificare eventuali profili di responsabilità penale sul decesso in capo ai medici o alla struttura ospedaliera di pertinenza e, da prassi, la Procura di Foggia ha aperto un fascicolo, a carico di ignoti, per omicidio colposo. Il titolare, la dott.ssa Laura Simeone, ha quindi incaricato un consulente medico legale, la dott.ssa Monica Salerno, borsista di ricerca presso la sezione di medicina legale dell’Università degli Studi di Foggia, la quale però, dalla disamina di tutta la documentazione medica acquisita e posta sotto sequestro (la Ctu non ha ritenuto necessario riesumare la salma per effettuare l’autopsia), ha concluso come “non emergano carenze assistenziali che possano aver avuto un ruolo causale nel determinismo della morte del Fania, riconducibile alla repentina evoluzione negativa di un quadro di grave insufficienza respiratoria acuta in paziente affetto da broncopneumopatia cronica ostruttiva, da ipertensione arteriosa, da fibrillazione atriale cronica”. Di qui la richiesta di archiviazione del Sostituto Procuratore.

Una tesi, questa, contestata da Studio 3A e dal penalista con cui collabora, che ha presentato un’articolata opposizione alla richiesta del Pm allegando la perizia medico legale di parte ed evidenziando, invece, la sussistenza del nesso di causa tra i comportamenti dei sanitari e la morte del paziente: in primis, l’inspiegabile arrivo di Fania all’ospedale un’ora e mezza dopo l’allertamento del 118, “nonostante la gravissima crisi respiratoria in atto rendesse necessario il suo trasporto immediato in una struttura di rianimazione attrezzata, e avesse peraltro consigliato da subito l’intubazione oro-tracheale. Un ritardo ingiustificato”. Ma nell’atto si ipotizzano anche ulteriori elementi di colpa in capo ai sanitari del Pronto Soccorso e della Rianimazione del San Severo, con riferimento alle procedure mediche effettuate una volta che l’anziano era giunto nel nosocomio, dove pure si sono persi minuti preziosi disponendo Tac di dubbia utilità, come quella cerebrale, e dove ci si è di fatto limitati a fornire un’assistenza ventilatoria con un ventilatore meccanico, senza usare, ad esempio, farmaci vasopressori per sostenere il circolo. Argomentazioni che il Gip ha ritenuto degne di approfondimento, come richiesto dalla famiglia, fissando appunto un’udienza in camera di consiglio per il 3 maggio prossimo.

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