Articolo Pubblicato il 2 agosto, 2016 alle 20:11.

Padova Oggi – 02/08/16

Il calvario di una 74enne di Padova che ha riportato gravi conseguenze da un sinistro, ma che in otto mesi non ha ancora visto un euro dalla compagnia di controparte.

Resta coinvolta in un incidente stradale di cui non ha colpa alcuna, è costretta ad affrontare un calvario tra ospedali, operazioni, cure mediche e terapie di riabilitazione che hanno costi ingenti, ma in otto mesi non ha percepito un euro di risarcimento, neanche un anticipo sulla somma di cui pure ha diritto. Vittima dell’ennesimo caso di “mala assicurazione” una settantaquattrenne di Padova, che per ottenere giustizia, attraverso il consulente personale Simone Pinton, si è rivolta a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini.

La signora il 27 dicembre dello scorso anno sta percorrendo con la sua Mini Cooper la Strada Regionale 48 Dolomiti il località Alverà, frazione di Cortina d’Ampezzo, nel Bellunese, quando improvvisamente un 34enne residente a Milano, che sopraggiunge nella corsia opposta a bordo di una Jaguar Range Rover, svoltando a sinistra per immettersi in una laterale le taglia la strada. L’impatto è inevitabile e violento.

Per la donna inizia un’odissea. Viene trasportata al pronto soccorso di Belluno, dove le riscontrano in particolare un “trauma cervicale produttivo di lussazione C5-C6 e mielodiscopatia in soggetto con formazione disco-ostefitaria.” Il 2 gennaio la trasferiscono nel reparto di Neurologia dell’ospedale di Padova, dove viene sottoposta a un intervento chirurgico di asportazione della formazione disco-osteofitaria, fusione e stabilizzazione rachidea C5-C6 per via anteriore.

Il decorso post operatorio diventa problematico a causa dell’insorgenza di due complicanze: una trombosi profonda agli arti inferiori e un’emorragia da rottura di un vaso arterioso della coscia sinistra, sede di un precedente intervento di protesi all’anca, risolti, rispettivamente, con terapia antitrombotica e chiusura per via endovascolare della rottura dell’arteria.

Il 2 febbraio 2016 la settantaquattrenne viene trasferita nel reparto di Medicina fisica della Casa di cura Villa Maria, sempre Padova, per proseguire le cure, finalizzate al recupero dell’autonomia deambulatoria: è stata costretta per un pezzo a camminare con le stampelle. Qui resterà fino al 26 febbraio: dopo due mesi di degenza, viene finalmente dimessa, ma deve continuare a sottoporsi a trattamenti riabilitativi, alternando attività in palestra ad attività in ambiente acquatico per migliorare la forza muscolare, ridurre le contratture e migliorare lo schema di passo.

Nonostante i progressi, il dato di fatto è che le condizioni fisiche della signora non sono più quelle di prima. Oggi la donna lamenta ancora algo-perestesie alle mani e all’avambraccio, specie a destra, che le impediscono di svolgere le attività che faceva prima; deficit articolare alle spalle, parestesie a “calzino” agli arti inferiori. Fa fatica a camminare per tragitti superiori a 200-300 metri. Una situazione che la ha causato anche uno stato di profonda prostrazione, di ansia e depressione.

Le sue condizioni fisiche non sono ancora stabilizzate, ma dalle prime valutazioni medico legali emerge che il danno biologico permanente non sarà inferiore al 25%. A fronte del fatto che la dinamica dell’incidente è pacifica e la signora ha ragione piena – per i danni materiali relativi alla vettura non ci sono stati problemi e la liquidazione è arrivata -, e che sta sostenendo costi ingenti per le cure, Studio 3A ha richiesto più volte alla compagnia di assicurazione della controparte un anticipo sul risarcimento per i gravi danni fisici, ma si è sentita rispondere sempre picche. Eppure non si tratta di un “di più”, ma solo di un anticipo su una somma che la compagnia dovrà comunque erogare.

“Un comportamento di totale chiusura che contrasta con l’immagine di “salvatori” della patria che le compagnie di assicurazione danno di sé un po’ ovunque – commenta amaro il presidente di Studio 3A, dott. Ermes Trovò – Pubblicità da libro Cuore con operatori pronti a correre in aiuto ai clienti in capo al mondo, ma poi la realtà è molto più cruda e non esiste il ben che minimo gesto di umanità”.