Articolo Pubblicato il 17 aprile, 2016 alle 17:42.

TESTATA: Il Tirreno.it – 17/04/2016

CARRARA. Nel settembre di due anni fa perse la vita, a 32 anni, nei bacini marmiferi apuani. I familiari chiedono giustizia: «la cava risponda della morte di Lurand. Basta morti sui cantieri del marmo».

La famiglia dell’autotrasportatore Lurand Llanaj, tramite Studio 3A cita la ditta di escavazione chiedendo un congruo risarcimento

«Il titolare di un’impresa deve garantire le condizioni di sicurezza in tutti i luoghi, strade comprese, in cui vengono impiegati non solo i propri dipendenti ma anche i lavoratori autonomi. In forza di questo principio, sancito dalla legge, i familiari di un autotrasportatore albanese hanno intentato una causa civile contro il legale rappresentate della ditta di Escavazione Marmi Lorano II di Carrara, presso la quale è avvenuto l’incidente mortale sul lavoro – si legge in una nota dlelo studio legale – La citazione avanti il Tribunale di Massa è stata depositata per il tramite di Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, a cui la famiglia si è rivolta per avere giustizia, proprio all’indomani dell’ennesima tragedia su una cava di marmo, costata la vita ad altri due operai, a Colonnata».

I fatti risalgono al 6 settembre 2014. Lurand Llanaj aveva solo 32 anni e viveva in Italia da tempo con tutti i familiari: i genitori, i fratelli, la compagna e la figlioletta che allora aveva appena sei mesi. Aveva sempre lavorato nelle cave di marmo ma da poco si era messo in proprio con un’attività di trasporto e aveva acceso un finanziamento per acquistare un autoarticolato.

Quella mattina Llanaj con un collega si reca nella cava per verificare alcuni lavori di asporto di materiale di scarto che deve eseguire nei giorni successivi ma, dopo aver percorso poche centinaia di metri lungo una delle strette strade di arroccamento in salita, per cause ancora ignote, perde il controllo del camion, che scivola all’indietro. Il collega che viaggia con lui riesce a buttarsi in corsa, Lurand invece non ce la fa: l’impossibilità di governare il veicolo pesantissimo, a causa anche della forte pendenza della strada, ne determina il ribaltamento e il povero autotrasportatore muore sul colpo per i gravissimi traumi riportati, schiacciato nella sua cabina di guida.

Di fronte alla richiesta di archiviazione da parte del pm del procedimento penale contro ignoti aperto dalla Procura di Massa, i familiari di Llanaj si sono rivolti a Studio 3A che, grazie al lavoro e alle perizie dei propri esperti, è riuscito a ottenere la riapertura delle indagini. «Chiediamo che emerga la verità su quello che è successo a Lurand e che vengano accertate le responsabilità di chi ha contribuito a causare questa tragedia – dice il fratello Blerim – Mio fratello non era informato di poter lavorare su quelle strade ripide dove solo le capre possono andare. La prevenzione sul lavoro è molto importante. Un mese e mezzo dopo che lui è morto hanno rifatto e allargato le strade lassù, ma non accetto che ogni volta che succede una disgrazia le cose si facciano sempre dopo: deve capitare una morte perché si realizzi una rotonda o si allarghi una strada. Ci sono tanti ragazzi giovani che lavorano alle cave e che ogni giorno rischiano la vita: ci dobbiamo pensare prima, non dopo». Parole forti e quasi profetiche rispetto ai fatti di questi giorni. «La battaglia di questa famiglia che abbiamo fatta nostra è una battaglia di civiltà – aggiunge il dott. Ermes Trovò, Presidente di Studio 3A – Non possiamo più accettare questo stillicidio di morti bianche».