Articolo Pubblicato il 15 giugno, 2016 alle 11:40.

TESTATA: Vicenzareport – 15/06/2016

Oltre al danno, la beffa. E’ proprio il caso di dirlo, in merito alla vicenda, dai tratti anche grotteschi se non fosse drammatica, di Francesco Sandri, che ha avuto un grave incidente sul lavoro e si è visto subito recapitare un provvedimento disciplinare dall’azienda per cui lavorava. A raccontarcela è Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, che lo rappresenta. Sandri invece è un operaio che due mesi fa, verso le 10.30 del mattino, è caduto da quasi sette metri d’altezza e ne è uscito vivo per miracolo.

“Sandri, che ha 26 anni ed è di Rosà – racconta Sudio 3A -, era stato assunto da un paio di mesi come apprendista, alla Castellan Giovanni srl, anch’essa di Rosà, una ditta che si occupa di smaltimento di rifiuti e bonifiche di amianto. Aveva appena terminato il corso di formazione ed è stato subito mandato in prima linea. Il 18 maggio è alla sua prima bonifica, commissionata dalla ditta Bizzotto Mariano di Cassola, proprietaria di un capannone in via De Gasperi, affittato anche ad altre aziende. Nella sua squadra ci sono altri due operai, un 58enne assunto da soli sei mesi e un 25enne con sei anni di anzianità. I tre devono sostituire il tetto del capannone in eternit.

“Sulla copertura ci sono Sandri e il 58enne, che però si trova in un’altra porzione del tetto: l’altro operaio, quello più esperto, è a terra intento ad alcune mansioni con una gru elevatrice. Il 26enne bonifica l’area da trattare, suddivisa in scomparti, per poi procedere con l’installazione delle nuove onduline in acciaio che devono sostituire quelle in amianto. A un certo punto, però, si trova a dover recuperare un flessibile che gli serve per il suo lavoro: accanto non ha nessuno che lo possa aiutare, il collega sta operando in un altro scomparto, e così si allunga per afferrare lo strumento”.

“Succede tutto in un attimo: Sandri perde l’equilibrio, cade in uno scomparto ancora da bonificare, rompe la prima tettoia e il contro soffitto isolante, entrambi in eternit, e rovina a terra dopo un volo di 6-7 metri, piombando sul sottostante pavimento. Le condizioni dell’apprendista si presentano fin da subito molto serie a causa delle gravi lesioni riportate nella caduta, senza contare la forte esposizione all’amianto. Sandri è pieno di polvere bianca, e i colleghi, in attesa dei soccorsi, si prodigano anche per tenergli la mascherina sul viso”.

“Trasportato in elisoccorso all’ospedale San Bortolo, Sandri rimane per una settimana nel reparto di rianimazione del nosocomio di Vicenza, e altri tre giorni in quella dell’ospedale di Cittadella, dove viene trasferito e dove poi resterà altri giorni ricoverato in ortopedia. Viene infine dimesso, ma la sua prognosi è pesante e ne avrà per dei mesi: ha riportato uno pneumotorace e molte fratture, tanto che è ancora è ingessato e immobilizzato a letto. Inoltre non si sa quali conseguenze potrebbe avere per lui il fatto di aver respirato le fibre di amianto”.

E’ in queste condizioni che l’operaio, nei giorni scorsi, ha saputo del provvedimento disciplinare della sua ditta “per non aver prestato la dovuta attenzione” nell’effettuare quel movimento. Si noti, tra l’altro che la lettera è datata 20 maggio, quindi solo due giorni dopo l’infortunio, quando Sandri era ancora in rianimazione e i medici non avevano sciolto la prognosi. Quanto al merito ed all’accusa di “non aver prestato attenzione”, viene piuttosto da chiedersi perché un apprendista è stato mandato a svolgere quel delicato intervento sul tetto. In quella squadra c’era un responsabile della sicurezza? Dov’era il titolare, che nell’atto di assunzione figura quale tutor di Sandri? Interrogativi a cui dovrà rispondere lo Spisal.

“Purtroppo, assistiamo al solito copione – commenta amaro Ermes Trovò, presidente di Studio 3A –. Le imprese non investono o investono poco in sicurezza e formazione e, in nome del massimo profitto, effettuano lavori con personale o con mezzi insufficienti. Poi, quando capita l’incidente, le colpe sono sempre degli altri. Confidiamo che le indagini degli organi preposti facciano piena luce sulle responsabilità”.