Articolo Pubblicato il 4 febbraio, 2021 alle 11:51.

L’imputato ha patteggiato la pena il 2 febbraio avanti il Gup di Brindisi. La vittima, di Bari, aveva solo 26 anni. L’incidente è accaduto il 13 dicembre 2018 a Ostuni sulla Statale 379

Nessuna pena potrà mai lenire il dolore dei familiari di Francesco Derosa e la rabbia per l’ennesima, evitabile morte sulla strada determinata da quella che è ormai una delle cause più frequenti degli incidenti: lo smartphone. Il papà, la mamma e il fratello della vittima, assistiti da Studio3A-Valore S.p.A., tuttavia, un po’ di giustizia l’hanno almeno ottenuta. Il 2 febbraio 2021, in Tribunale a Brindisi, avanti il giudice dott. Maurizio Saso, il brindisino Cosimo Di Campi, 48 anni, accusato di aver travolto e ucciso l’appena 26enne operaio di Bari e gravemente ferito un collega con l’autocompattatore di cui era alla “distratta” guida, ha patteggiato la pena di un anno e 9 mesi di reclusione, con la sospensione condizionale, più la pensante sanzione accessoria della revoca della patente: non potrà più guidare.

Il drammatico sinistro è accaduto il 13 dicembre 2018, alle 10.15, sulla Statale 379, presso lo svincolo per Torre Pezzella, a Ostuni. Derosa, che lavorava per la lavanderia industriale Stella Snc di Bari, si trova come passeggero su un Volkswagen Crafter che trasporta indumenti per la ditta e che procede verso Brindisi: al volante, il collega L. P., 36 anni, pure di Bari. Lo scoppio dello pneumatico posteriore destro costringe il conducente ad accostare posizionando il veicolo sul ciglio destro della strada. I due operai indossano regolarmente il giubbetto catarifrangente, collocano il triangolo dietro al mezzo in panne e cercano di cambiare la gomma, ma non ci riescono: il mezzo è troppo carico. Allora chiamano l’azienda da dove mandano in loro aiuto un collega, V. B., 33 anni, di Bari, che arriva con un altro furgone della ditta, un Ford Transit, e lo parcheggia alle spalle del primo. Mentre i tre addetti stanno “trasbordando” parte del materiale sul Transit per “alleggerire” il Carfter e permettere il cambio della ruota, Cosimo Di Campi piomba da dietro sui due mezzi fermi travolgendoli con il pesante autocarro Iveco Trakker di cui è alla guida, un mezzo autocompattatore della società Ecotecnica, che gestisce il servizio dei rifiuti a Brindisi, a una velocità d’urto di 71 km/h, come emergerà dai dati del cronotachigrafo. Un impatto tremendo che innesca una drammatica serie di carambole come ricostruito dall’ing. Maurizio Sagace, il consulente tecnico a cui il Pm della Procura di Brindisi, dott. Pierpaolo Montinaro, titolare del procedimento penale per omicidio stradale e lesioni personali stradali gravissime, ha conferito l’incarico di ricostruire dinamica, cause e responsabilità del sinistro. Derosa, che si trova in prossimità del portellone destro del Crafter, viene investito nella rotazione oraria del Transit e poi schiacciato in seguito al suo ribaltamento: muore sul colpo. Magra consolazione per i suoi cari, la perizia ha appurato che il 26enne non si trovava all’interno della carreggiata ma abbondantemente al di fuori della linea bianca, all’estremo margine destro: non ha avuto colpa alcuna.

La Procura, oltre al camionista, inizialmente aveva chiesto il rinvio a giudizio anche per i due colleghi di Derosa conducenti dei furgoni, a cui si è imputato di non aver parcheggiato i due mezzi in modo da non recare intralcio al traffico. Il procedimento a carico di V. B. però è stato stralciato, il 33enne non è imputabile a causa delle sue gravissime e difficilmente recuperabili condizioni di salute per le lesioni riportate nel sinistro: in questo processo figurava come parte lesa. La posizione di L. P., invece, che non ha chiesto riti alternativi, sarà discussa nell’udienza del 2 marzo 2021.

Ma è evidente che le principali se non esclusive responsabilità dell’accaduto vanno ascritte al conducente del mezzo pesante, il quale “si avvedeva solo all’ultimo della presenza dei furgoni sul lato destro della strada e non era in grado di evitare l’impatto, sebbene le condizioni ambientali fossero favorevoli e la sua velocità (83 km/h al momento della percezione del pericolo) tale da consentirgli un arresto in soli 37,5 metri a fronte di una visibilità di avvistamento di oltre 76 metri (…). L’evento si è sicuramente generato a causa di uno stato di disattenzione alla guida del conducente dell’autocarro” conclude il consulente tecnico della Procura.

E infatti, da subito anche i familiari di Derosa non riuscivano a capacitarsi di come fosse stato possibile che Di Campi non si fosse accorto dei due veicoli fermi a bordo strada: i congiunti della vittima, per fare piena luce sui fatti e ottenere giustizia, tramite il responsabile della sede di Bari, Sabino De Benedictis, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e tutela dei diritti dei cittadini, che ha messo a disposizione come consulente tecnico di parte nelle operazioni peritali l’ing. Pietro Pallotti, in collaborazione con l’avv. Aldo Fornari, del Foro di Bari. Il Sostituto Procuratore ha a sua volta voluto andare a fondo per capire a cosa fosse dovuta questa condotta di guida gravemente distratta e se potesse essere stata determinate dal “solito” (ab)uso dello smartphone. Pertanto, ha disposto un’ulteriore perizia informatica sui traffici telefonici dell’indagato per stabilire se al momento dello schianto stesse parlando o utilizzando il cellulare, incaricando il Ctu Silvano Greco. E I risultati dell’indagine hanno dato le risposte temute. Il conducente dell’autocompattatore è stato accusato di aver causato l’incidente “per colpa dovuta a negligenza, imprudenza e inosservanza di norme che disciplinano la circolazione stradale”, in particolare di aver tamponato il furgone Transit “nel mentre utilizzava il telefono cellulare a lui in uso, mediante connessione Internet al motore di ricerca Google, omettendo di conservare il controllo del suo veicolo, di condurlo in condizioni dei sicurezza e di arrestarlo di fronte alla situazione di pericolo…”, con violazione di svariati articoli del Codice della Strada.

Si è così giunti, nell’udienza di ieri, alla condanna, che si confida possa finalmente portare anche a una piena assunzione di responsabilità da parte della compagnia di assicurazione dell’autocompattatore, Itas, che finora, nonostante il quadro probatorio a carico del conducente del veicolo assicurato fosse chiaro e pesante già tempo, ha dato risposte del tutto insoddisfacenti sul fronte risarcitorio