Articolo Pubblicato il 21 febbraio, 2018 alle 9:46.

La condanna è stata pronunciata quest’oggi in Tribunale a Treviso: ora anche in sede civile la compagnia di assicurazione dovrà finalmente decidersi a risarcire i familiari

Un anno e sei mesi di reclusione, con la condizionale della pena, e quattro anni di sospensione della patente: è questa la sentenza pronunciata oggi, martedì 20 febbraio 2018, dal giudice del Tribunale di Treviso dott. Angelo Mascolo, nei confronti di Rigert Ismailaj, il 23enne di origine albanese, residente a Trevignano, rinviato a giudizio e ora anche condannato per omicidio colposo per aver aver causato la morte del 23enne e connazionale Leonard Muca, uscendo di strada con la vettura che guidava e di cui la vittima era passeggero, al termine di un sorpasso azzardato.

Nei confronti dell’imputato, che pur aveva chiesto il rito abbreviato, il giudice ha accolto pressoché in toto le richieste – un anno e otto mesi – del Pubblico Ministero, dott.ssa Barbara Sabattini, e le argomentazioni dell’avvocato Andrea Piccoli, del foro di Treviso, il legale che rappresenta uno dei fratelli della vittima, che si è costituito parte civile e a cui il dott. Mascolo ha anche riconosciuto a titolo di risarcimento una provvisionale immediatamente esecutiva di 50mila euro. La condanna, infatti, è significativa non solo sul piano penale, perché rende finalmente giustizia alla famiglia di Leonard, ma anche su quello civile di fronte al muro eretto dalla compagnia di assicurazione, che sin qui si è rifiutata di risarcire i familiari.

I tragici fatti risalgono all’8 novembre 2015, alle 16.15. Leonard Muca, di origini albanesi ma residente da anni con la famiglia a Treviso, ex studente dell’istituto Turazza, è seduto sul sedile posteriore di una Ford C Max condotta da Rigert Ismailaj, mentre sul sedile anteriore destro si trova Gentian Muca (omonimo ma non parente della vittima), pure lui albanese, 23 anni di Montebelluna. La vettura percorre via don Minzoni a Contea di Montebelluna in direzione Caerano San Marco-Montebelluna. Superata una semi curva e percorso un tratto in rettilineo, il conducente effettua un sorpasso azzardato e perde il controllo dell’auto, che si gira su se stessa finendo con la fiancata sinistra centro-posteriore contro un grosso albero al margine della strada. L’urto è tremendo e si concentra sulla porta posteriore, non lasciando scampo a Leonard: trasportato all’ospedale in condizioni disperate, morirà dopo quattro giorni di agonia, il 12 novembre 2015, per trauma cranico-encefalico ed emorragia cerebrale.

I familiari, distrutti dal dolore, per ottenere giustizia, tramite il consulente personale Diego Tiso, si sono rivolti a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini che, parallelamente al procedimento penale aperto dalla Procura di Treviso, ha presentato subito richiesta di risarcimento alla compagnia di assicurazione della vettura, Direct Line, la quale però ha risposto incredibilmente picche, interpretando a proprio uso e consumo un aspetto particolare della dinamica del sinistro. Secondo la ricostruzione operata dal consulente tecnico incaricato dalla dott.ssa Sabattini, sulla perdita di controllo dell’auto e sulla sua rapida rototraslazione potrebbe aver influito anche l’intervento sul freno di stazionamento azionato da Gentian Muca, passeggero trasportato anteriormente. Un gesto che però non è chiaro quando sia stato messo in atto (l’autore sostiene di averlo effettuato ad auto già ferma), ma che comunque, anche se avvenuto durante il sorpasso, è chiaramente istintivo, in conseguenza del pericolo imminente percepito”, come riconosce il magistrato. Tutti infatti, perito compreso, hanno concordato che le responsabilità dell’accaduto fossero da ascrivere essenzialmente al sorpasso azzardato compiuto dal guidatore e dal suo repentino rientro nella sua carreggiata per evitare un veicolo che giungeva in senso opposto: Ismailaj nell’effettuare la manovra ha inanellato parecchie infrazioni. Nella richiesta di rinvio a giudizio si parla di “negligenza, imprudenza, imperizia e violazione delle norme disciplinanti la circolazione stradale, consistite, in particolare, nel tenere la velocità di 80 km/h, superiore al limite imposto in quel tratto, e, comunque, inadeguata alle condizioni della strada, nell’effettuare il sorpasso di un veicolo che lo precedeva in un tratto di strada caratterizzato da linea continua di mezzeria e senza accertarsi che la strada fosse libera per uno spazio tale da consentire l’esecuzione della manovra in condizioni di sicurezza”.

Ma di fronte a un possibile concorso di responsabilità con l’azionamento del freno a mano nella perdita di controllo della vettura, il Pm ha ritenuto di chiedere il rinvio a giudizio anche per l’altro passeggero, e nell’udienza di oggi il dott. Mascolo ha accolto la richiesta, stralciando la posizione di Gentian Muca, che non ha chiesto riti alternativi. Ed è qui che Direct Line ha preso la palla al balzo, aggrappandosi al caso fortuito (il freno a mano tirato da terzi) per denegare il risarcimento, nonostante l’evidenza e tutti i tentativi di Studio 3A di arrivare a una soluzione stragiudiziale, facendo presenti i diritti dei familiari della vittima e la pretestuosità di questa posizione di ingiustificata chiusura. Al punto che i congiunti di Leonard si sono visti costretti, tramite l’Avv. Piccoli, a citare in causa la compagnia davanti al tribunale civile di Treviso, chiedendo un congruo risarcimento per tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali patiti, in primis il danno morale e da perdita del rapporto parentale.

Adesso però basta, Direct Line deve cambiare linea – commenta il Presidente di Studio 3A, dott, Ermes Trovò – Fin da subito gli elementi in possesso della compagnia erano tali da consentire quanto meno l’avvio di una trattativa concreta volta al risarcimento di tutti i danni subiti dai congiunti del ragazzo: il suo rifiuto di riscontrare qualsiasi legittima richiesta dei familiari della vittima e di Studio 3A che li ha affiancati, è anche moralmente inaccettabile. Ora però, di fronte a questa eloquente condanna del conducente, che mette un punto fermo sulle responsabilità del tragico sinistro, Direct Line non potrà più non dare risposte. E dovrà darle fino in fondo”.

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