Depositata la perizia cinematica sul terribile incidente che è costato la vita al giovane Derosa. Il Pm ha disposto anche una perizia informatica

Tutti responsabili: l’unico senza colpa alcuna è la vittima che, contrariamente a quanto emerso inizialmente, non era neppure alla guida del primo furgone ma solo il passeggero. Queste le conclusioni dell’ing. Maurizio Sagace, il Consulente Tecnico a cui il Pm della Procura di Brindisi, dott. Pierpaolo Montinaro, ha conferito l’incarico di ricostruire dinamica, cause e responsabilità del tragico incidente costato la vita, a soli 26 anni, a Francesco Derosa.

Il dramma il 13 dicembre, alle 10.15, sulla Statale 379, strada a due corsie per senso di marcia, presso lo svincolo per Torre Pezzella, a Ostuni.

Derosa, che abitava a Bari e lavorava per la lavanderia industriale Stella Snc, di Bari, si trova su un Volkswagen Crafter che trasporta indumenti per la ditta e procede verso Brindisi: al volante, però, non c’è lui ma il collega L. P., 34 anni, barese. Lo scoppio dello pneumatico posteriore destro costringe il conducente ad accostare posizionando il veicolo sull’estremo ciglio destro della strada, a un metro dal guardrail. Francesco ed L. P., come attesta un selfie inviato alla fidanzata, indossano il giubbetto catarifrangente, collocano il triangolo dietro al mezzo in panne e provano a cambiare la gomma con il cricco in dotazione, ma non ci riescono, anche perché il mezzo è stracarico. Chiamano l’azienda da dove mandano in loro aiuto un collega che arriva con un altro furgone della ditta, un Ford Transit, e lo parcheggia alle spalle del primo. I tre decidono di “trasbordare” parte del materiale sul Transit per “alleggerire” il Carfter e permettere il cambio della ruota, ma mentre sono impegnati a passare il carico da un furgone all’altro, C. D. C, 46 anni, brindisino, per una probabile distrazione si accorge troppo tardi dei due veicoli fermi e li tampona con il pesante autocarro Iveco Trakker di cui è alla guida, un mezzo autocompattatore della società Ecotecnica, che gestisce il servizio dei rifiuti a Brindisi, a una velocità d’urto di 71 km/h, come emergerà dai dati del cronotachigrafo. Un impatto terribile. Derosa muore sul colpo; il collega giunto con l’altro furgone, V. B., 31 anni, di Bari, rimane gravemente ferito e finisce in Rianimazione; L. P. se la cava con 30 giorni di prognosi.

Il dott. Montinaro, relazionato dalla Polstrada di Brindisi che ha effettuato i rilievi, ha aperto un procedimento penale per omicidio stradale indagando il conducente del camion ma anche V. B. e L. P., i colleghi di Derosa. E ha disposto la perizia cinematica. Alle operazioni peritali ha partecipato anche l’ingegner Pietro Pallotti, il consulente di parte per la famiglia messo a disposizione da Studio 3A-Valore Spa, società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e tutela dei diritti dei cittadini, a cui i familiari della vittima, attraverso il responsabile della nuova sede di Bari, Sabino De Benedictis, si sono affidati per fare luce sui fatti e ottenere giustizia. L’elaborato, depositato in questi giorni, sgombera innanzitutto ogni dubbio sulla posizione di Francesco al momento dell’urto: il giovane non era in alcun modo all’interno della carreggiata ma si trovava abbondantemente al di fuori della linea bianca, all’estremo margine destro. A essergli fatale, la rocambolesca serie di carambole innescate dall’autocompattatore. Il Ford Transit, dopo l’impatto sul lato posteriore sinistro da parte dell’autocarro, si gira di 180 gradi urtando il posteriore centro destro del Crafter, disponendosi col muso nella direzione opposta, verso Bari, e ribaltandosi sul fianco sinistro nel canale di scolo. Il Crafter, dopo l’urto con l’altro furgone, compie a sua volta una rotazione antioraria, ponendo il suo anteriore sinistro in contatto con l’anteriore destro dell’Iveco ancora intento in una fase deviante a sinistra, dal quale viene trascinato per ben 31 metri. De Rosa, che si trova in prossimità del portellone destro del Crafter, viene investito nella rotazione oraria del Transit e poi schiacciato in seguito al suo ribaltamento.

Quanto poi alle responsabilità e violazioni al codice della strada commesse, il perito conclude che sono da attribuire in primo luogo al conducente dell’Iveco, “che si avvedeva solo all’ultimo della presenza dei furgoni sul lato destro della strada e non era in grado di evitare l’impatto, sebbene le condizioni ambientali fossero favorevoli e la sua velocità (83 km/h al momento della percezione del pericolo) tale da consentirgli un arresto in soli 37,5 metri a fronte di una visibilità di avvistamento di oltre 76 metri (…). L’evento si è sicuramente generato a causa di uno stato di disattenzione alla guida del conducente dell’autocarro”, cui si imputa la violazione degli artt. 140 comma 1 e 141 comma 2 del Cds. Sagace, peraltro, confuta la versione fornita dal conducente dell’autocompattatore, che aveva asserito di essersi spostato in corsia di sorpasso al momento della percezione del pericolo ma di essere subito rientrato nella propria, notando una vettura che procedeva nel suo stesso senso di marcia sopraggiungere ad elevata velocità, per poi sterzare bruscamente ancora a sinistra all’approssimarsi dei due furgoni. “Tali manovre – osserva il Ctu – presupporrebbero una variazione di velocità anche minima dell’autocarro, che però non si riscontra nel tracciato cronotachigrafico da cui si evince che essa è rimasta costante per 8-10 minuti prima dell’urto”. Per l’ing. Sagace, tuttavia, le responsabilità sono da attribuire anche a V. B., il collega della vittima arrivato con il Transit, “che si arrestava sulla corsia di marcia e non sull’estremo margine destro per prestare soccorso al furgone in avaria, riducendo di fatto la sezione di passaggio di tutti i veicoli sopraggiungenti”, con violazione degli artt. 140 comma 1 e 157 comma 3. Infine, per il consulente non è esente da colpe neanche il collega che guidava il Crafter dov’era (stato) trasportato Derosa, L. P., “in quanto si arrestava sulla banchina di emergenza a seguito dell’avaria alla ruota sebbene nella possibilità tecnica di raggiungere la piazzola di sosta collocata appena 250 metri più avanti” (sempre artt. 140 comma 1 e 161 commi 1 e 4). 

Resta ora da chiarire se su queste tragiche omissioni, con particolare riferimento alla condotta di guida distratta del conducente dell’autocompattatore, possa aver influito il solito (ab)uso dello smartphone. Per questo il Sostituto Procuratore ha ritenuto di disporre un’ulteriore perizia informatica sui traffici telefonici dei tre indagati per stabilire se al momento dello schianto stessero parlando o utilizzando il cellulare: il conferimento dell’incarico al Ctu, individuato nella persona del dott. Silvano Greco, ha avuto luogo giovedì 14 marzo, in tribunale a Brindisi.